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	<title>Kronaka.it &#187; via Poma</title>
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	<description>Le storie. Il blog di Stefano Nazzi</description>
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		<title>Una perizia di vent&#8217;anni fa dimenticata: il snague trovato in via Poma non è di Raniero Busco</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 15:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è una novità importante in vista dell&#8217;apertura, domani, del processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di via Poma. Angelo Fiori, medico legale tra i più noti e stimati, ha scritto ai difensori di Raniero Busco, condannato in primo grado per l&#8217;omicidio della sua fidanzata di allora, Simonetta Cesaroni (la ragazza fu uccia il 7 agosto 1990 in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una novità importante in vista dell&#8217;apertura, domani, del processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di via Poma. Angelo Fiori, medico legale tra i più noti e stimati, ha scritto ai difensori di Raniero Busco, condannato in primo grado per l&#8217;omicidio della sua fidanzata di allora, Simonetta Cesaroni (la ragazza fu uccia il 7 agosto 1990 in via Poma, a Roma). Fiori ha ricordato come, durante le indagini, 20 anni fa, venne incaricato dal gip di analizzare le tracce biologiche rinvenute sulla maniglia della porta che conduceva all&#8217;ufficio dove fu assassinata Simonetta. Il medico stabilì che il sangue sulla porta era del gruppo A mentre sia Simonetta sia Raniero Busco erano del gruppo 0. Fiori, che ricorda come Busco si presentò spontaneamente per far prelevare un campione del proprio sangue, si chiede come mai non è stato sentito durante il processo di primo grado e come mai quella perizia, molto importante, non sia stata citata. Dice Fiori: «Si deve dedurre che il sangue della maniglia non è di Busco, bensì di  un’altra persona che evidentemente si è ferita colpendo Simonetta», a  meno che non si possa immaginare «che gli assalitori presenti fossero  due e che comunque uno soltanto si è ferito, ma non Busco».</p>
<p>È molto probabile che la giuria del processo d&#8217;appello decida la realizzazione di una nuova super perizia che analizzi nuovamente tutte le tracce biologiche (come è avvenuto recentemente per Perugia).</p>
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		<title>Via Poma, il processo d&#8217;appello e la fiction Tv</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5143" href="http://www.kronaka.it/2011/11/16/via-poma-il-processo-dappello-e-la-fiction-tv/12731-cesa/"><img class="alignleft size-full wp-image-5143" title="12731-cesa" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/11/12731-cesa.jpg" alt="" width="160" height="140" /></a>Giovedì prossimo, 24 novembre, comincia  il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990. Poi c&#8217;è un&#8217;altra notizia, più piccola, marginale, ma che ha creato un bel po&#8217; di scompiglio: sei giorni dopo l&#8217;inizio del processo, e quindi in pieno svolgimento, Mediaset manderà in onda una fiction su quella storia, &#8220;Via Poma&#8221;, si dovrebbe intitolare. Il processo di primo grado si è concluso, un anno fa, con la condanna a 24 anni di carcere di Raniero Busco, che all&#8217;epoca del delitto era il fidanzato della ragazza uccisa. La storia di ciò che avvenne in via Poma, quel giorno d&#8217;estate, è restata per oltre 20 anni un mistero. Simonetta lavorava negli uffici dell&#8217;Aiag, Associazione italiana alberghi della gioventù. Il 7 agosto andò a lavorare come al solito, i genitori l&#8217;aspettavano a casa per le otto di sera, alle nove e mezza non vedendola arrivare diedero l&#8217;allarme.</p>
<p>Simonetta viene trovata seminuda, sul pavimento, colpita con coltellate al petto, alla giugulare, al fegato, agli occhi. Sul seno il segno di un morso. Le stanze dell&#8217;Aiag sono in ordine, sulla maniglia c&#8217;è del sangue. Le indagini puntano sul portiere dello stabile di via Poma 2, Pietrino Vanacore: sui suoi pantaloni vengono trovate macchie di sangue. Vanacore resta in carcere 26 giorni, le analisi stabiliscono poi che quelle macchie di sangue sono sue (soffriva di emorroidi).  Due anni dopo nell&#8217;inchiesta entra un altro personaggio, Federico Valle, e ci entra in maniera assurda. Un signore austriaco, Roland Voeller, va alla polizia e racconta una strana storia: dice che un giorno era al telefono con con un amico quando, per un contatto, nella telefonata è entrata la voce di una sconosciuta. L&#8217;austriaco e la sconosciuta fanno amicizia, si sentono più volte. Il 7 agosto la donna dice all&#8217;uomo di essere preoccupata perché il figlio, che soffre per il divorzio dei genitori, è andato a trovare il nonno, Cesare Valle, che abita in via Poma 2, e ancora non è tornato. Il giorno dopo la donna racconta a Voeller che il figlio è tornato a casa sconvolto e sporco di sangue. I magistrati indagano, nell&#8217;inchiesta  entra nuovamente anche Vanacore che, viene ipotizzato, sarebbe il complice di Valle. Ma è solo fumo, indizi concreti non ce ne sono. Si scoprirà poi che Voeller è un truffatore. Le indagini rallentano poi sembrano entrare in una zona morta.</p>
<p>Passano gli anni,  di tanto in tanto si torna a parlare di via Poma. Si tira in ballo un possibile  coinvolgimento dei servizi segreti (gli uffici dell&#8217;Aiag sarebbero in realtà una copertura). E salta fuori anche la banda della Magliana che in qualche modo viene sempre nominata, a Roma, quando c&#8217;è un delitto. Nel 2005 arriva la svolta vera grazie a quelle che vengono chiamate &#8220;le nuove tecniche investigative&#8221;, e cioè le analisi sul Dna. Si scopre che il Dna di Raniero Busco è compatibile con quello trovato sul reggiseno della ragazza. Lui ribatte: «Certo, eravamo fidanzati, qualche giorno prima eravamo stati insieme». «Sì», risponde la sorella di Simonetta Cesaroni, «ma il giorno in cui è stata uccisa, mia sorella aveva messo biancheria pulita». Le analisi indicano anche che l&#8217;arcata dentaria di Raniero è compatibile con quella che ha lasciato il morso sul seno della ragazza uccisa. Le perizie stabiliscono anche che il sangue sulla maniglia dell&#8217;ufficio dell&#8217;Aiag è una commistione del sangue di Simonetta e di sangue maschile, quest&#8217;ultimo è per alcuni fattori compatibile con quello di Busco. All&#8217;epoca dell&#8217;omicidio l&#8217;ex fidanzato venne ovviamente interrogato: il suo alibi fu giudicato convincente. Il fatto è che ora di quel rapporto di polizia non c&#8217;è più traccia e l&#8217;alibi di Busco non sembra più così solido.               Il processo di primo grado inizia nel febbraio del 2010. Il 9 marzo Pietrino Vanacore viene trovato morto: si è legato una caviglia a un albero e si è lasciato annegare in mare, a Torricella, nel tarantino, dove viveva ormai da tempo. Il 20 marzo avrebbe dovuto deporre al processo, lascia scritto un biglietto: &#8220;20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio&#8221;.  Il 26 gennaio 2011 il processo si conclude con la condanna di Busco a 24 anni di carcere. Ora parte l&#8217;appello.</p>
<p>Questa è la storia, parecchio riassunta, di una delle vicende  italiane di cronaca più misteriose. Poi c&#8217;è l&#8217;altra notizia, quella della fiction. L&#8217;ha girata Roberto Faenza, ma il punto non è la bravura del regista o degli attori. Le domande sono altre. Che storia racconta? Da quale punto di vista? Come è presentata la figura di Raniero Busco? Faenza e la produzione assicurano che la fiction non influenzerà minimamente opinione pubblica e giuria. Ma perché mandarla in onda a processo in corso? Basta un&#8217;immagine, una sensazione, per pendere da una parte o dall&#8217;altra. I legali di Raniero Busco si oppongono alla messa in onda della fiction il 30 novembre prossimo. Difficile dar loro torto.</p>
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		<title>La fiction sull&#8217;omicidio di via Poma andrà in onda il giorno prima del processo d&#8217;appello (e la cosa, in effetti, lascia un po&#8217; perplessi)</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/10/26/la-fiction-sullomicidio-di-via-poma-andra-in-onda-il-giorno-prima-del-processo-dappello-e-la-cosa-in-effetti-lascia-un-po-perplessi/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 15:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fiction sull&#8217;omicidio di via Poma andrà in onda, su Canale 5, il giorno prima dell&#8217;avvio del processo d&#8217;appello. Alla faccia dell&#8217;equilibrio, del garantismo, del rispetto. Pare però che la decisione sia proprio questa. In primo grado, per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto a Roma il 7 agosto, il suo ex fidanzato, Raniero Busco, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La fiction sull&#8217;omicidio di via Poma andrà in onda, su Canale 5, il giorno prima dell&#8217;avvio del processo d&#8217;appello. Alla faccia dell&#8217;equilibrio, del garantismo, del rispetto. Pare però che la decisione sia proprio questa. In primo grado, per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto a Roma il 7 agosto, il suo ex fidanzato, Raniero Busco, è stato condannato a 26 anni di carcere.</p>
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		<title>L&#8217;omicidio di Nada Cella, un cold case da riaprire</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 09:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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Un pezzo scritto per Gente questa settimana:
Silvana Smaniotto lo dice con un filo di voce: «Io ci spero, ci spero da sempre». Ci spera, ma non riesce a crederci del tutto: «Sono scettica, è passato tanto tempo dal giorno in cui mia figlia&#8230;». Silvana Smaniotto è la mamma di Nada Cella, che fu uccisa a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-4182" href="http://www.kronaka.it/2011/04/11/lomicidio-di-nada-cella-un-cold-case-da-riaprire/images-77/"><img class="alignleft size-full wp-image-4182" title="images" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/04/images.jpg" alt="" width="120" height="120" /></a></p>
<p>Un pezzo scritto per Gente questa settimana:</p>
<p>Silvana Smaniotto lo dice con un filo di voce: «Io ci spero, ci spero da sempre». Ci spera, ma non riesce a crederci del tutto: «Sono scettica, è passato tanto tempo dal giorno in cui mia figlia&#8230;». Silvana Smaniotto è la mamma di Nada Cella, che fu uccisa a Chiavari 15 anni fa, la mattina del 6 maggio 1996. È uno dei tanti oscuri misteri italiani, un cold case senza colpevoli. Ora la Procura di Chiavari ha deciso di riaprire l’inchiesta. Come è accaduto per i casi di via Poma e dell’Olgiata, la speranza è quella di riuscire a ricavare indizi, forse prove, dalle moderne tecniche di investigazione scientifica.<br />
Quando morì, Nada Cella aveva 25 anni. Quella mattina, come ogni giorno, andò a lavorare in bicicletta fino a in via Marsala, nello studio del commercialista Marco Soracco. Nada era sola in ufficio, dopo poco arrivò anche il principale. Soracco fece alcune telefonate, quindi uscì dalla sua stanza per parlare con Nada: la trovò a terra, in un lago di sangue, la testa fracassata. La ragazza morì qualche ora dopo in ospedale. Sul luogo del delitto nessun segno di lotta, nulla era fuori posto. Tanto che in un primo momento si pensò a un incidente. Addirittura la mamma e la zia di Soracco pulirono la stanza e le scale, convinte, come spiegarono agli inquirenti, che si fosse trattato di una disgrazia.<br />
Non era così: Nada era stata uccisa, colpita violentemente con un oggetto che non è mai stato trovato. I sospetti caddero sul commercialista, sottoposto a lunghe indagini che però non arrivarono a nulla: la sua posizione venne archiviata nel 1997. Ma allora chi aveva ucciso Nada? La vita della ragazza venne scandagliata, ma non si arrivò a nessun elemento utile. Recentemente è stato anche ipotizzato il possibile coinvolgimento di un gruppo di albanesi che ferquentavano il caseggiato di via Marsala e che furono condannati per sfruttamento della prostituzione. Si è fatta strada l’ipotesi che Nada possa aver soccorso, quel giorno, una giovane schiavizzata dalla banda di sfruttatori e che per questo sia stata aggredita. Ma anche questa pista sembra che sia poi finita in un vicolo cieco.<br />
Ora si riuscirà ad arrivare alla verità? Certo, le tecniche di investigazione scientifica hanno fatto, in questi 15 anni, passi da gigante. Ma bisogna capire quali reperti possono essere analizzati. E in quale stato di conservazione si trovano.<br />
Si dovrà aspettare, quindi, per sapere se anche questo cold case potrà essere risolto. Pur non entrando nello specifico del caso di Chiavari né di alcun caso, Andrea Grassi, direttore della 1° Divisione del Servizio di Polizia Scientifica,  spiega a Gente come si procede in queste circostanze: «La scena del crimine parla, sta poi alla sapienza dell’investigatore saperla ascoltare, saperla leggere. Quando si affrontano delitti insoluti, bisogna tenere conto di molti fattori: chi fece il sopralluogo? Con che metodi? Quanti e quali reperti si hanno a disposizione e come sono conservati?». Tutto questo però non basta. «Perché a distanza di anni», continua Grassi, «bisogna collocare quel reperto sulla scena del delitto, capire il ruolo di quell’oggetto, la dinamica di quanto avvenne. È vero che le analisi scientifiche sono sempre più efficienti e avanzate. Ma poi conta il fattore umano. Conta la capacità di chi indaga».    l</p>
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		<title>Filo della Torre, Cesaroni, Claps: storie di assassini e Dna</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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Un alone su un lenzuolo, poche gocce di sangue. Chi uccise Alberica Filo della Torre, la mattina del 10 luglio 1991 nella villa dell’Olgiata, a Roma, non immaginava certo che quell’alone, quelle tracce, sarebbero diventati così importanti, essenziali. Quei reperti biologici sono oggi macigni che hanno portato all&#8217;arresto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo scritto per Gente,<a rel="attachment wp-att-4119" href="http://www.kronaka.it/2011/04/04/filo-della-torre-cesaroni-claps-storie-di-assassini-e-dna/reves-manuel-winston-olgiata-001/"><img class="alignleft size-full wp-image-4119" title="reves-manuel-winston-olgiata-001" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/04/reves-manuel-winston-olgiata-001.jpg" alt="" width="258" height="258" /></a> questa settimana:</p>
<p>Un alone su un lenzuolo, poche gocce di sangue. Chi uccise Alberica Filo della Torre, la mattina del 10 luglio 1991 nella villa dell’Olgiata, a Roma, non immaginava certo che quell’alone, quelle tracce, sarebbero diventati così importanti, essenziali. Quei reperti biologici sono oggi macigni che hanno portato all&#8217;arresto di Winston Manuel Reves, filippino, ex maggiordomo. Quando avvenne il delitto, Winston Manuel, allora ventunenne, era stato da poco licenziato dalla contessa. Continuava però a tornare nella villa dell’Olgiata per svolgere alcuni piccoli lavori. Su di lui si indagò a lungo senza però arrivare a risultati concreti. Così come si indagò su Alberto Jacono, figlio dell’insegnante d’inglese dei due bambini di casa. Anche la vita del marito di Alberica, Pietro Mattei, costruttore romano, venne scandagliata. Ma non si arrivò mai a nulla di realmente concreto. Fino a oggi. Quelle tracce, trovate il 10 luglio di 20 anni fa sul lenzuolo che avvolgeva il collo della contessa e che negli anni novanta non raccontavano nulla, oggi sono state analizzate. E hanno dato risposte: i reperti biologici contengono Dna maschile. Quel Dna è di Manuel Winston. «È una prova scientificamente devastante», hanno detto i Ris di Roma.  Winston Manuel Reves ha poi confessato: è lui l&#8217;assassino di Alberica Filo della Torre.</p>
<p>«I risultati delle analisi scientifiche andranno incrociati con quelli delle investigazioni tradizionali», spiega il generale Luciano Garofano, ex comandante dei Ris dei carabinieri di Parma, «è sicuro però che quello che è avvenuto per il giallo dell’Olgiata accadrà ancora e sempre più spesso. Molti cold case, e cioè i vecchi casi irrisolti, verranno affrontati. Tante domande avranno finalmente risposte. Le analisi del Dna diventano sempre più efficienti, si riescono a ottenere risultati lavorando su campioni molto limitati e molto datati.  Ciò che è accaduto adesso per il delitto di Alberica Filo della Torre è avvenuto poco tempo fa anche per il giallo di via Poma». L’omicidio di Simonetta Cesaroni, uccisa in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990, è rimasto per tanti anni un mistero fitto e buio. Poi, proprio grazie alle perizie sui reperti genetici effettuate a tanti anni di distanza, è stato possibile far combaciare il Dna individuato sul reggiseno di Simonetta con quello del suo fidanzato di allora, Raniero Busco.</p>
<p>L’uomo, nel processo che si è concluso a fine gennaio, è stato condannato a 24 anni di carcere. «Ma anche in quel caso», spiega Garofano, «le analisi scientifiche sono state incrociate con alibi, testimonianze, ricostruzioni. Solo così si è arrivati al risultato». Perplesso sull’esito del processo Cesaroni è il criminologo Carmelo Lavorino: «Busco e Simonetta erano fidanzati. È normale che il Dna dell’uomo si trovasse sul reggiseno della ragazza. La prova scientifica deve essere sempre cercata in modo lucido, obiettivo e documentale. Deve produrre una prova fredda, senza sposare tesi precostituite».</p>
<p>Esiste una regola fondamentale che chiunque conduca indagini tiene sempre in mente:  è il principio di Locard, dal nome di un criminologo francese dei primi del Novecento.  Il principio enuncia una formula molto semplice: un individuo che commette un crimine lascia qualcosa di sé sulla scena del delitto e, parallelamente, qualcosa del luogo del delitto rimane sul colpevole. È grazie a questa banalissima regola che un altro “caso freddo” può trovare una soluzione, dopo tanti anni. Sul corpo di Elisa Claps, la giovane scomparsa a Potenza nel settembre del 1993 e ritrovata nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, il 17 marzo 2010, sono state trovate tracce di Dna maschile. E indiscrezioni dicono che quei reperti biologici siano compatibili con il Dna di Danilo Restivo, l’unico sospettato.<br />
Ci sono casi in cui intorno alle analisi del Dna si scatenano battaglie processuali. È ciò che è avvenuto e ancora sta avvenendo a Perugia, dove Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati condannati nel processo di primo grado a 26 e 25 anni di carcere per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto tra l’1 e il 2 novembre 2007. La polizia scientifica certificò di aver trovato tracce di Dna sia della vittima sia di Amanda Knox su un coltello sequestrato a casa di Sollecito; sul gancetto di un reggiseno di Meredith venne poi isolato il Dna di Sollecito. Quel reggiseno, però, venne repertato solo 42 giorni dopo il delitto: per molti giorni rimase a terra, nella stanza dove era avvenuto l’omicidio. Gli avvocati di Sollecito parlarono di tracce biologiche contaminate. E chiesero di affidare a periti super partes l’analisi sia del reggiseno sia del coltello.</p>
<p>Ora, nel processo d’appello che si sta svolgendo a Perugia, questo è avvenuto. Solo che i periti hanno giudicato il gancetto del reggiseno eccessivamente deteriorato e sul coltello le tracce del Dna sono troppo limitate perché possano essere analizzate. Si parla di picogrammi di residui biologici. Per dare un’idea, un picogrammo è un milionesimo di milionesimo di grammo. Si deve tornare così agli esami realizzati dalla Polizia scientifica e ai risultati ottenuti dalle prime analisi: risultati che furono e sono ancora molto contestati dalla difesa.<br />
«Tutto questo conferma che l’analisi scientifica da sola non può portare alla risoluzione dei casi», dice Lavorino, «bisogna armonizzare le prove scientifiche, quelle del comportamento e quelle dell’investigazione criminale».</p>
<p>Ma è anche fondamentale che chi trova, reperta e analizza le tracce biologiche sia estremamente competente e addestrato. Lo spiega bene Luciano Garofano, che ha recentemente fondato l’Accademia di scienze forensi (www.acisf.it). «In questo campo si stanno facendo passi da gigante», dice l’ex capo dei Ris di Parma, «per questo gli specialisti devono essere sempre aggiornati sulle tecniche più nuove. L’Arma dei carabinieri ha aperto a Velletri l’Istituto superiore di tecniche investigative proprio per formare e aggiornare chi è in prima linea».<br />
In alcuni casi anche le analisi scientifiche più accurate devono arrendersi di fronte alla difficoltà, se non all’impossibilità, di avere risposte. È accaduto nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, a Garlasco, nell’agosto del 2007. A lungo si è parlato dell’eventualità che sui pedali della bicicletta che apparteneva ad Alberto Stasi, fidanzato di Chiara e unico sospettato, fossero state trovate tracce di sangue della ragazza uccisa. Ma quelle tracce biologiche, se c’erano, erano comunque insufficienti e talmente deteriorate da non potere essere utilizzate.<br />
Non basta comunque trovare le tracce biologiche e saperle analizzare e leggere. Per le prove scientifiche si devono seguire protocolli rigidissimi, a prova di qualsiasi sospetto.</p>
<p>Nel 1995, negli Stati Uniti, il processo nei confronti di O.J. Simpson, accusato di aver ucciso l’ex moglie Nicole Brown e il suo amico Ronald Lyle Goldman, si concluse con un’assoluzione anche perché tracce di sangue trovate nell’auto dell’imputato non erano state repertate secondo le rigide regole previste. In quel caso, il Dna indicava il colpevole ma allo stesso tempo, per questioni procedurali, ne decretò in pratica anche l’assoluzione. «Certo, gli errori procedurali sono sempre in agguato», spiega Carmelo Lavorino, «ma se i protocolli previsti vengono seguiti diligentemente, con le moderne tecniche scientifiche, sarà sempre più difficile per un assassino farla franca».<br />
Sugli esami scientifici si concentrano molte delle speranze di incastrare chi ha ucciso di Yara Gambirasio. Su un guanto della ragazza e forse sulla scheda telefonica ritrovata vicino al suo corpo, a Chignolo d’Isola, è stato isolato il Dna di qualcuno che non appartiene alla famiglia o alla cerchia ristretta dei conoscenti. Gli investigatori hanno invitato i cittadini della zona a sottoporsi al test del Dna. Certo, l’assassino non fornirà spontaneamente il suo profilo genetico. Ma la speranza è quella di arrivare a dare un volto al massacratore di Yara attraverso una serie di “analogie biologiche”.</p>
<p>Si spera cioè di individuare chi ha ucciso Yara attraverso i suoi parenti. «Se quello rinvenuto sul guanto è il Dna dell’assassino», conclude Lavorino, «sono convinto che il colpevole sarà catturato. Prima o poi cadrà nella rete, proprio grazie alle analisi scientifiche».</p>
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		<title>L&#8217;omicidio di Perugia nella top ten di iTunes</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 15:38:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3987" href="http://www.kronaka.it/2011/03/10/lomicidio-di-perugia-nella-top-ten-di-itunes/20110312_zaf_k55_005/"><img class="alignleft size-full wp-image-3987" title="20110312_zaf_k55_005" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/03/20110312_zaf_k55_005.jpg" alt="" width="415" height="472" /></a>Ci sono storie di cronaca che più di altre attirano l&#8217;attenzione. E non è vero che si tratti di attenzioni morbose. Tutto dipende da come queste storie vengono raccontate. Certo, vedere i plastici di casa Misseri a Porta a Porta fa impressione. Ma più impressione ancora fa ascoltare i commenti di tanti ospiti di quella tramissione che poco sanno delle storie di cui parlano. Altre trasmissioni scelgono l&#8217;inseguimento di scoop che poi scoop non sono (vedi Quarto Grado, per esempio). Sta di fatto che la gente legge e ascolta che cosa è accaduto ad Avetrana o a Brembate. E non per morbosità ma solo perché sono vicende umane, purtroppo, che possono accadere nella nostra strada, a gente che conosciamo. Perché vittime e assassini sono persone normali, come tante, le incontriamo tutti i giorni.</p>
<p>A dimostrare l&#8217;interesse è anche la classifica degli audiolibri in vendita su iTunes: al secondo posto c&#8217;è l&#8217;audiolibro sul delitto di Perugia, l&#8217;omicidio di Meredith Kercher. In sesta posizione un libro sul delitto di via Poma. E presto arriverà anche quello sull&#8217;omicidio dell&#8217;Olgiata.</p>
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		<title>Via Poma, Raniero Busco è stato condannato a 24 anni per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 15:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo vent&#8217;anni il giallo su ciò che accadde in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990, ha una prima risposta. Raniero Busco, all&#8217;epoca fidanzato di Simonetta, è stato condannato a 24 anni di carcere. La decisione della giuria è essenzialmente basata sugli esami del Dna e cioè sulle tracce genetiche trovate sul reggiseno indossato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3639" href="http://www.kronaka.it/2011/01/26/via-poma-raniero-busco-e-statoo-condannato-a-24-anni-per-lomicidio-di-simoneta-cesaroni/attachment/09120716200931/"><img class="alignleft size-full wp-image-3639" title="09120716200931" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/01/09120716200931.jpg" alt="" width="600" height="385" /></a>Dopo vent&#8217;anni il giallo su ciò che accadde in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990, ha una prima risposta. Raniero Busco, all&#8217;epoca fidanzato di Simonetta, è stato condannato a 24 anni di carcere. La decisione della giuria è essenzialmente basata sugli esami del Dna e cioè sulle tracce genetiche trovate sul reggiseno indossato dalla ragazza e sul segno di un morso riscontrato sul suo corpo.</p>
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		<title>7 agosto 1990: chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 20:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 7 agosto saranno passti vent&#8217;anni dal pomeriggio in cui Simonette Cesaroni venne massacrata a coltellate in via Poma, a Roma. Vent&#8217;anni. Sono un&#8217;eternità. Ci avete capito qualcosa? Qualcuno ci ha capito qualcosa? Ora è sotto processo il fidanzato di allora, Raniero Busco. I test sul Dna dicono che sono sue le tracce ritrovate sul reggiseno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1470" href="http://www.kronaka.it/2010/05/13/via-poma-cade-il-primo-alibi-di-raniero-busco/images-3-16/"><img class="alignleft size-full wp-image-1470" title="Cesaroni" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/05/images-31.jpg" alt="" width="118" height="89" /></a>Il 7 agosto saranno passti vent&#8217;anni dal pomeriggio in cui <a href="http://www.kronaka.it/2010/07/09/omicidio-di-via-poma-una-brutta-giornata-per-raniero-busco/">Simonette Cesaroni</a> venne massacrata a coltellate in via Poma, a Roma. Vent&#8217;anni. Sono un&#8217;eternità. Ci avete capito qualcosa? Qualcuno ci ha capito qualcosa? Ora è sotto processo il fidanzato di allora, Raniero Busco. I test sul Dna dicono che sono sue le tracce ritrovate sul reggiseno di Simonetta. Lui ribatte: &#8220;Certo che ci sono mie tracce, eravamo fidanzati, due giorni prima eravamo stati insieme&#8221;. Dice l&#8217;acusa: &#8220;Due giorni prima, va bene. Ma Simonetta si sarà cambiata reggiseno, o no?&#8221;.<a rel="attachment wp-att-1097" href="http://www.kronaka.it/2010/04/06/ma-vogliamo-parlare-di-don-vagno/images-3-11/"><img class="alignright size-full wp-image-1097" title="Claps" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/04/images-31.jpg" alt="" width="135" height="90" /></a> Dicono ancora i pm: &#8220;C&#8217;è un segno di morso sul seno di Simonetta. E&#8217; compatibile con quello di Raniero&#8221;. Attenzione: è compatibile. E cioè: potrebbe essere di Raniero ma potrebbe anche non esserlo. Insomma, le prove. gli elementi sono davvro labili. Sono passati vent&#8217;anni e mi sa che l&#8217;unico che ci ha capito davvro qualcosa è solo l&#8217;assassino.</p>
<p>Da un&#8217;altra parte, a Potenza, il Dna rischia di incasinare ancora di più le cose. Tutti gli indizi portano chi indaga a dire che a uccidere <a href="http://www.kronaka.it/2010/07/17/il-corpo-di-elisa-claps/">Elisa Claps</a> sia stato Danilo Restivo, attualmente detenuto in Inghilterra con l&#8217;accusa di aver assassinato Heather Barnett, sua vicina di casa. Ma due diversi Dna trovati nel luogo dove è stata  uccisa Elisa, e cioè nel sottotetto della chiesa della SS. Trinità, non sono quelli di Danilo Restivo. E di chi sono, allora? Possibile che nessuno parli? Insomma, anche a Potenza i test del Dna non chiariscono nulla.</p>
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		<title>Omicidio di via Poma: una brutta giornata per Raniero Busco</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 10:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
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		<description><![CDATA[Si sono messe parecchio male le cose negli ultimi giorni per Raniero Busco, fidanzato di Simonetta Cesaroni all&#8217;epoca della sua morte. Simonetta  fu uccisa il 7 agosto 1990. Ci sono voluti vent&#8217;anni e una serie infinita di sospetti, errori, misteri mai svelati, per arrivare a un processo. Un processo che si celebre contro il più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2066" href="http://www.kronaka.it/2010/07/09/omicidio-di-via-poma-una-brutta-giornata-per-raniero-busco/images-63/"><img class="alignleft size-full wp-image-2066" title="images" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/07/images3.jpg" alt="" width="98" height="86" /></a>Si sono messe parecchio male le cose negli ultimi giorni per Raniero Busco, fidanzato di Simonetta Cesaroni all&#8217;epoca della sua morte. Simonetta  fu uccisa il 7 agosto 1990. Ci sono voluti vent&#8217;anni e una serie infinita di sospetti, errori, misteri mai svelati, per arrivare a un processo. Un processo che si celebre contro il più banale degli imputati. E cioè l&#8217;ex fidanzato. Tutte le altre piste pensate e percorse in questi vent&#8217;anni, via, sparite nel nulla. Il colpevole è il fidanzato, e chi se no? Non importa se  non esiste un movente, se i testimoni e cioè gli amici di allora, dicono che proprio non è possibile, che magari i due non andavano tanto d&#8217;accordo a volte ma che sostanzialmante a Raniero di Simonetta non è che importasse poi molto. Non era geloso, non era possessivo, anzi voleva farsi gli affari suoi.</p>
<p>Vabbe&#8217;, a parte questo, dopo vent&#8217;anni ciò che si sa dalle analisi è che Simonetta, prima di morire, ebbe un approccio sessuale con il suo assasino. Era consenziente, all&#8217;inizio. Poi si ribellò e  fu colpita più volte con un coltello. Chi l&#8217;ha uccisa le ha anche morso un capezzolo. Il fatto è che sul corpetto e sul reggiseno di Simonetta è stato trovato &#8220;oltre ogni ragionevole dubbio&#8221;, così è stato detto, il Dna del suo fidanzato, Raniero. Fin qui, nessun problema. Il fatto più grave è però che non ci sono altre tracce di Dna.</p>
<p>Quindi, riassumendo. Simonetta è stata uccisa verso le 17 di quel giorno. Ha avuto un approccio consenziente, poi ha reagito, forse per il morso al seno. È stata colpita da un pugno e poi con un oggetto tagliente (l&#8217;arma non è mai stata ritrovata). secondo la perizia &#8220;l&#8217;assassino ha prima infierito sulla parte superiore del corpo, occhi,  gola, petto, torace. Poi si è spostato verso il basso, stringendo con le  ginocchia le anche della poveretta, e ha sferrato altri fendenti nella  zona pubica e sugli organi genitali&#8221;. Quindi ha pulito il sangue con gli indumenti della vittima. Di sangue ne è uscito poco perché Simonetta era supina. L&#8217;unico Dna trovato è quello del fidanzato. Raniero però dice: &#8220;Guardate che tre giorni prima io e Simonetta avevamo avuto un rapporto. È ovvio che ci sia il mio Dna sul reggiseno&#8221;. Già, risponde il pm: &#8220;Ma visto che sudore e saliva con l&#8217;acqua vanno via, è possibile che Simonetta il giorno della sua morte indossasse ancora reggiseno e corpetto di tre giorni prima?&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è altro, però. Secondo i periti non c&#8217;è la certezza che quella traccia di Dna sia saliva. Insomma, si va avanti a deduzioni.Dopo vent&#8217;anni non potrebbe essere altrimenti. L&#8217;unico che forse davvero sapeva qualcosa, Pietro Vanacore, il portiere della casa dove fu uccisa Simonetta, ha deciso di suicidarsi due mesi fa.Portando con sè i suoi segreti.</p>
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		<title>Qualcuno va in gita a vedere la casa di Pietro Maso (e poi via Poma, Garlasco&#8230;)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 12:44:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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Sul Corriere Veneto di oggi c’è un signore che si lamenta molto perché è pieno di gente che il sabato e la domenica va fuori dalla sua casa a fare fotografie. Le macchine si fermano, gli occupanti scendono e iniziano a scattare. Il signore che si lamenta abita a Montecchia di Crosara, in Veneto. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1995" href="http://www.kronaka.it/2010/06/30/qualcuno-va-in-gita-a-vedere-la-casa-di-pietro-maso-e-poi-via-poma-garlasco/images-6-4/"><img class="alignleft size-full wp-image-1995" title="images-6" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/06/images-61.jpg" alt="" width="116" height="89" /></a></p>
<p>Sul Corriere Veneto di oggi c’è un signore che si lamenta molto perché è pieno di gente che il sabato e la domenica va fuori dalla sua casa a fare fotografie. Le macchine si fermano, gli occupanti scendono e iniziano a scattare. Il signore che si lamenta abita a Montecchia di Crosara, in Veneto. E la sua casa, quella che s’è comprato un po’ di anni fa, è la casa dove, nel 1991, Pietro Maso, con tre amici del bar, uccise i suoi genitori. Era il 17 aprile 1991, quella sera Pietro Maso, allora ventenne, con Giorgio Carbognin, Paolo Cavazza e Damiano Burato, attese i genitori nascosto in casa e li uccise a colpi di spranga e di bastone. Usarono anche una padella. Il movente? Il denaro, ovviamente. Maso e gli amici volevano fare la bella vita. Qualcuno ricorda che dopo l’omicidio i quattro ragazzi scesero in cantina a festeggiare: misero musica dance e iniziarono a ballare.</p>
<p>Qualche anno dopo la casa dove avvenne l’omicidio fu comprata da Michele Grassi che divise la villetta in due, ricavandone due appartamenti. Tutto è andato bene fino a poco tempo fa quando un paio di siti Internet hanno creato pagine con quello che chiamano il tour dell’orrore. Ci sono gli indirizzi della casa di Maso, via Poma a Roma, dove venne uccisa Simonetta  Cesaroni,  la villletta di Garlasco dove è stata assassinata Chiara Poggi e così via.<br />
Ciò che colpisce di più è che la gente ci va davvero fuori da queste case. Mi ricordo che  dopo il delitto di Erba, inviato dal giornale, trovai, all’esterno della casa di Olindo Romano e Rosa Bazzi, un sacco di gente. Le auto si fermavano e chi era a bordo chiedeva: «È questa la casa della strage?». C’erano anche famiglie con bambini.</p>
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