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	<title>Kronaka.it &#187; Simonetta Cesaroni</title>
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	<description>Le storie. Il blog di Stefano Nazzi</description>
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		<title>Una perizia di vent&#8217;anni fa dimenticata: il snague trovato in via Poma non è di Raniero Busco</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 15:04:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è una novità importante in vista dell&#8217;apertura, domani, del processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di via Poma. Angelo Fiori, medico legale tra i più noti e stimati, ha scritto ai difensori di Raniero Busco, condannato in primo grado per l&#8217;omicidio della sua fidanzata di allora, Simonetta Cesaroni (la ragazza fu uccia il 7 agosto 1990 in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è una novità importante in vista dell&#8217;apertura, domani, del processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di via Poma. Angelo Fiori, medico legale tra i più noti e stimati, ha scritto ai difensori di Raniero Busco, condannato in primo grado per l&#8217;omicidio della sua fidanzata di allora, Simonetta Cesaroni (la ragazza fu uccia il 7 agosto 1990 in via Poma, a Roma). Fiori ha ricordato come, durante le indagini, 20 anni fa, venne incaricato dal gip di analizzare le tracce biologiche rinvenute sulla maniglia della porta che conduceva all&#8217;ufficio dove fu assassinata Simonetta. Il medico stabilì che il sangue sulla porta era del gruppo A mentre sia Simonetta sia Raniero Busco erano del gruppo 0. Fiori, che ricorda come Busco si presentò spontaneamente per far prelevare un campione del proprio sangue, si chiede come mai non è stato sentito durante il processo di primo grado e come mai quella perizia, molto importante, non sia stata citata. Dice Fiori: «Si deve dedurre che il sangue della maniglia non è di Busco, bensì di  un’altra persona che evidentemente si è ferita colpendo Simonetta», a  meno che non si possa immaginare «che gli assalitori presenti fossero  due e che comunque uno soltanto si è ferito, ma non Busco».</p>
<p>È molto probabile che la giuria del processo d&#8217;appello decida la realizzazione di una nuova super perizia che analizzi nuovamente tutte le tracce biologiche (come è avvenuto recentemente per Perugia).</p>
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		<title>Via Poma, il processo d&#8217;appello e la fiction Tv</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5143" href="http://www.kronaka.it/2011/11/16/via-poma-il-processo-dappello-e-la-fiction-tv/12731-cesa/"><img class="alignleft size-full wp-image-5143" title="12731-cesa" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/11/12731-cesa.jpg" alt="" width="160" height="140" /></a>Giovedì prossimo, 24 novembre, comincia  il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990. Poi c&#8217;è un&#8217;altra notizia, più piccola, marginale, ma che ha creato un bel po&#8217; di scompiglio: sei giorni dopo l&#8217;inizio del processo, e quindi in pieno svolgimento, Mediaset manderà in onda una fiction su quella storia, &#8220;Via Poma&#8221;, si dovrebbe intitolare. Il processo di primo grado si è concluso, un anno fa, con la condanna a 24 anni di carcere di Raniero Busco, che all&#8217;epoca del delitto era il fidanzato della ragazza uccisa. La storia di ciò che avvenne in via Poma, quel giorno d&#8217;estate, è restata per oltre 20 anni un mistero. Simonetta lavorava negli uffici dell&#8217;Aiag, Associazione italiana alberghi della gioventù. Il 7 agosto andò a lavorare come al solito, i genitori l&#8217;aspettavano a casa per le otto di sera, alle nove e mezza non vedendola arrivare diedero l&#8217;allarme.</p>
<p>Simonetta viene trovata seminuda, sul pavimento, colpita con coltellate al petto, alla giugulare, al fegato, agli occhi. Sul seno il segno di un morso. Le stanze dell&#8217;Aiag sono in ordine, sulla maniglia c&#8217;è del sangue. Le indagini puntano sul portiere dello stabile di via Poma 2, Pietrino Vanacore: sui suoi pantaloni vengono trovate macchie di sangue. Vanacore resta in carcere 26 giorni, le analisi stabiliscono poi che quelle macchie di sangue sono sue (soffriva di emorroidi).  Due anni dopo nell&#8217;inchiesta entra un altro personaggio, Federico Valle, e ci entra in maniera assurda. Un signore austriaco, Roland Voeller, va alla polizia e racconta una strana storia: dice che un giorno era al telefono con con un amico quando, per un contatto, nella telefonata è entrata la voce di una sconosciuta. L&#8217;austriaco e la sconosciuta fanno amicizia, si sentono più volte. Il 7 agosto la donna dice all&#8217;uomo di essere preoccupata perché il figlio, che soffre per il divorzio dei genitori, è andato a trovare il nonno, Cesare Valle, che abita in via Poma 2, e ancora non è tornato. Il giorno dopo la donna racconta a Voeller che il figlio è tornato a casa sconvolto e sporco di sangue. I magistrati indagano, nell&#8217;inchiesta  entra nuovamente anche Vanacore che, viene ipotizzato, sarebbe il complice di Valle. Ma è solo fumo, indizi concreti non ce ne sono. Si scoprirà poi che Voeller è un truffatore. Le indagini rallentano poi sembrano entrare in una zona morta.</p>
<p>Passano gli anni,  di tanto in tanto si torna a parlare di via Poma. Si tira in ballo un possibile  coinvolgimento dei servizi segreti (gli uffici dell&#8217;Aiag sarebbero in realtà una copertura). E salta fuori anche la banda della Magliana che in qualche modo viene sempre nominata, a Roma, quando c&#8217;è un delitto. Nel 2005 arriva la svolta vera grazie a quelle che vengono chiamate &#8220;le nuove tecniche investigative&#8221;, e cioè le analisi sul Dna. Si scopre che il Dna di Raniero Busco è compatibile con quello trovato sul reggiseno della ragazza. Lui ribatte: «Certo, eravamo fidanzati, qualche giorno prima eravamo stati insieme». «Sì», risponde la sorella di Simonetta Cesaroni, «ma il giorno in cui è stata uccisa, mia sorella aveva messo biancheria pulita». Le analisi indicano anche che l&#8217;arcata dentaria di Raniero è compatibile con quella che ha lasciato il morso sul seno della ragazza uccisa. Le perizie stabiliscono anche che il sangue sulla maniglia dell&#8217;ufficio dell&#8217;Aiag è una commistione del sangue di Simonetta e di sangue maschile, quest&#8217;ultimo è per alcuni fattori compatibile con quello di Busco. All&#8217;epoca dell&#8217;omicidio l&#8217;ex fidanzato venne ovviamente interrogato: il suo alibi fu giudicato convincente. Il fatto è che ora di quel rapporto di polizia non c&#8217;è più traccia e l&#8217;alibi di Busco non sembra più così solido.               Il processo di primo grado inizia nel febbraio del 2010. Il 9 marzo Pietrino Vanacore viene trovato morto: si è legato una caviglia a un albero e si è lasciato annegare in mare, a Torricella, nel tarantino, dove viveva ormai da tempo. Il 20 marzo avrebbe dovuto deporre al processo, lascia scritto un biglietto: &#8220;20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio&#8221;.  Il 26 gennaio 2011 il processo si conclude con la condanna di Busco a 24 anni di carcere. Ora parte l&#8217;appello.</p>
<p>Questa è la storia, parecchio riassunta, di una delle vicende  italiane di cronaca più misteriose. Poi c&#8217;è l&#8217;altra notizia, quella della fiction. L&#8217;ha girata Roberto Faenza, ma il punto non è la bravura del regista o degli attori. Le domande sono altre. Che storia racconta? Da quale punto di vista? Come è presentata la figura di Raniero Busco? Faenza e la produzione assicurano che la fiction non influenzerà minimamente opinione pubblica e giuria. Ma perché mandarla in onda a processo in corso? Basta un&#8217;immagine, una sensazione, per pendere da una parte o dall&#8217;altra. I legali di Raniero Busco si oppongono alla messa in onda della fiction il 30 novembre prossimo. Difficile dar loro torto.</p>
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		<title>La fiction sull&#8217;omicidio di via Poma andrà in onda il giorno prima del processo d&#8217;appello (e la cosa, in effetti, lascia un po&#8217; perplessi)</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/10/26/la-fiction-sullomicidio-di-via-poma-andra-in-onda-il-giorno-prima-del-processo-dappello-e-la-cosa-in-effetti-lascia-un-po-perplessi/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Oct 2011 15:47:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fiction sull&#8217;omicidio di via Poma andrà in onda, su Canale 5, il giorno prima dell&#8217;avvio del processo d&#8217;appello. Alla faccia dell&#8217;equilibrio, del garantismo, del rispetto. Pare però che la decisione sia proprio questa. In primo grado, per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto a Roma il 7 agosto, il suo ex fidanzato, Raniero Busco, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La fiction sull&#8217;omicidio di via Poma andrà in onda, su Canale 5, il giorno prima dell&#8217;avvio del processo d&#8217;appello. Alla faccia dell&#8217;equilibrio, del garantismo, del rispetto. Pare però che la decisione sia proprio questa. In primo grado, per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto a Roma il 7 agosto, il suo ex fidanzato, Raniero Busco, è stato condannato a 26 anni di carcere.</p>
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		<title>Filo della Torre, Cesaroni, Claps: storie di assassini e Dna</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 08:19:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un articolo scritto per Gente, questa settimana:
Un alone su un lenzuolo, poche gocce di sangue. Chi uccise Alberica Filo della Torre, la mattina del 10 luglio 1991 nella villa dell’Olgiata, a Roma, non immaginava certo che quell’alone, quelle tracce, sarebbero diventati così importanti, essenziali. Quei reperti biologici sono oggi macigni che hanno portato all&#8217;arresto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un articolo scritto per Gente,<a rel="attachment wp-att-4119" href="http://www.kronaka.it/2011/04/04/filo-della-torre-cesaroni-claps-storie-di-assassini-e-dna/reves-manuel-winston-olgiata-001/"><img class="alignleft size-full wp-image-4119" title="reves-manuel-winston-olgiata-001" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/04/reves-manuel-winston-olgiata-001.jpg" alt="" width="258" height="258" /></a> questa settimana:</p>
<p>Un alone su un lenzuolo, poche gocce di sangue. Chi uccise Alberica Filo della Torre, la mattina del 10 luglio 1991 nella villa dell’Olgiata, a Roma, non immaginava certo che quell’alone, quelle tracce, sarebbero diventati così importanti, essenziali. Quei reperti biologici sono oggi macigni che hanno portato all&#8217;arresto di Winston Manuel Reves, filippino, ex maggiordomo. Quando avvenne il delitto, Winston Manuel, allora ventunenne, era stato da poco licenziato dalla contessa. Continuava però a tornare nella villa dell’Olgiata per svolgere alcuni piccoli lavori. Su di lui si indagò a lungo senza però arrivare a risultati concreti. Così come si indagò su Alberto Jacono, figlio dell’insegnante d’inglese dei due bambini di casa. Anche la vita del marito di Alberica, Pietro Mattei, costruttore romano, venne scandagliata. Ma non si arrivò mai a nulla di realmente concreto. Fino a oggi. Quelle tracce, trovate il 10 luglio di 20 anni fa sul lenzuolo che avvolgeva il collo della contessa e che negli anni novanta non raccontavano nulla, oggi sono state analizzate. E hanno dato risposte: i reperti biologici contengono Dna maschile. Quel Dna è di Manuel Winston. «È una prova scientificamente devastante», hanno detto i Ris di Roma.  Winston Manuel Reves ha poi confessato: è lui l&#8217;assassino di Alberica Filo della Torre.</p>
<p>«I risultati delle analisi scientifiche andranno incrociati con quelli delle investigazioni tradizionali», spiega il generale Luciano Garofano, ex comandante dei Ris dei carabinieri di Parma, «è sicuro però che quello che è avvenuto per il giallo dell’Olgiata accadrà ancora e sempre più spesso. Molti cold case, e cioè i vecchi casi irrisolti, verranno affrontati. Tante domande avranno finalmente risposte. Le analisi del Dna diventano sempre più efficienti, si riescono a ottenere risultati lavorando su campioni molto limitati e molto datati.  Ciò che è accaduto adesso per il delitto di Alberica Filo della Torre è avvenuto poco tempo fa anche per il giallo di via Poma». L’omicidio di Simonetta Cesaroni, uccisa in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990, è rimasto per tanti anni un mistero fitto e buio. Poi, proprio grazie alle perizie sui reperti genetici effettuate a tanti anni di distanza, è stato possibile far combaciare il Dna individuato sul reggiseno di Simonetta con quello del suo fidanzato di allora, Raniero Busco.</p>
<p>L’uomo, nel processo che si è concluso a fine gennaio, è stato condannato a 24 anni di carcere. «Ma anche in quel caso», spiega Garofano, «le analisi scientifiche sono state incrociate con alibi, testimonianze, ricostruzioni. Solo così si è arrivati al risultato». Perplesso sull’esito del processo Cesaroni è il criminologo Carmelo Lavorino: «Busco e Simonetta erano fidanzati. È normale che il Dna dell’uomo si trovasse sul reggiseno della ragazza. La prova scientifica deve essere sempre cercata in modo lucido, obiettivo e documentale. Deve produrre una prova fredda, senza sposare tesi precostituite».</p>
<p>Esiste una regola fondamentale che chiunque conduca indagini tiene sempre in mente:  è il principio di Locard, dal nome di un criminologo francese dei primi del Novecento.  Il principio enuncia una formula molto semplice: un individuo che commette un crimine lascia qualcosa di sé sulla scena del delitto e, parallelamente, qualcosa del luogo del delitto rimane sul colpevole. È grazie a questa banalissima regola che un altro “caso freddo” può trovare una soluzione, dopo tanti anni. Sul corpo di Elisa Claps, la giovane scomparsa a Potenza nel settembre del 1993 e ritrovata nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità, il 17 marzo 2010, sono state trovate tracce di Dna maschile. E indiscrezioni dicono che quei reperti biologici siano compatibili con il Dna di Danilo Restivo, l’unico sospettato.<br />
Ci sono casi in cui intorno alle analisi del Dna si scatenano battaglie processuali. È ciò che è avvenuto e ancora sta avvenendo a Perugia, dove Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono stati condannati nel processo di primo grado a 26 e 25 anni di carcere per l’omicidio di Meredith Kercher, avvenuto tra l’1 e il 2 novembre 2007. La polizia scientifica certificò di aver trovato tracce di Dna sia della vittima sia di Amanda Knox su un coltello sequestrato a casa di Sollecito; sul gancetto di un reggiseno di Meredith venne poi isolato il Dna di Sollecito. Quel reggiseno, però, venne repertato solo 42 giorni dopo il delitto: per molti giorni rimase a terra, nella stanza dove era avvenuto l’omicidio. Gli avvocati di Sollecito parlarono di tracce biologiche contaminate. E chiesero di affidare a periti super partes l’analisi sia del reggiseno sia del coltello.</p>
<p>Ora, nel processo d’appello che si sta svolgendo a Perugia, questo è avvenuto. Solo che i periti hanno giudicato il gancetto del reggiseno eccessivamente deteriorato e sul coltello le tracce del Dna sono troppo limitate perché possano essere analizzate. Si parla di picogrammi di residui biologici. Per dare un’idea, un picogrammo è un milionesimo di milionesimo di grammo. Si deve tornare così agli esami realizzati dalla Polizia scientifica e ai risultati ottenuti dalle prime analisi: risultati che furono e sono ancora molto contestati dalla difesa.<br />
«Tutto questo conferma che l’analisi scientifica da sola non può portare alla risoluzione dei casi», dice Lavorino, «bisogna armonizzare le prove scientifiche, quelle del comportamento e quelle dell’investigazione criminale».</p>
<p>Ma è anche fondamentale che chi trova, reperta e analizza le tracce biologiche sia estremamente competente e addestrato. Lo spiega bene Luciano Garofano, che ha recentemente fondato l’Accademia di scienze forensi (www.acisf.it). «In questo campo si stanno facendo passi da gigante», dice l’ex capo dei Ris di Parma, «per questo gli specialisti devono essere sempre aggiornati sulle tecniche più nuove. L’Arma dei carabinieri ha aperto a Velletri l’Istituto superiore di tecniche investigative proprio per formare e aggiornare chi è in prima linea».<br />
In alcuni casi anche le analisi scientifiche più accurate devono arrendersi di fronte alla difficoltà, se non all’impossibilità, di avere risposte. È accaduto nel caso dell’omicidio di Chiara Poggi, a Garlasco, nell’agosto del 2007. A lungo si è parlato dell’eventualità che sui pedali della bicicletta che apparteneva ad Alberto Stasi, fidanzato di Chiara e unico sospettato, fossero state trovate tracce di sangue della ragazza uccisa. Ma quelle tracce biologiche, se c’erano, erano comunque insufficienti e talmente deteriorate da non potere essere utilizzate.<br />
Non basta comunque trovare le tracce biologiche e saperle analizzare e leggere. Per le prove scientifiche si devono seguire protocolli rigidissimi, a prova di qualsiasi sospetto.</p>
<p>Nel 1995, negli Stati Uniti, il processo nei confronti di O.J. Simpson, accusato di aver ucciso l’ex moglie Nicole Brown e il suo amico Ronald Lyle Goldman, si concluse con un’assoluzione anche perché tracce di sangue trovate nell’auto dell’imputato non erano state repertate secondo le rigide regole previste. In quel caso, il Dna indicava il colpevole ma allo stesso tempo, per questioni procedurali, ne decretò in pratica anche l’assoluzione. «Certo, gli errori procedurali sono sempre in agguato», spiega Carmelo Lavorino, «ma se i protocolli previsti vengono seguiti diligentemente, con le moderne tecniche scientifiche, sarà sempre più difficile per un assassino farla franca».<br />
Sugli esami scientifici si concentrano molte delle speranze di incastrare chi ha ucciso di Yara Gambirasio. Su un guanto della ragazza e forse sulla scheda telefonica ritrovata vicino al suo corpo, a Chignolo d’Isola, è stato isolato il Dna di qualcuno che non appartiene alla famiglia o alla cerchia ristretta dei conoscenti. Gli investigatori hanno invitato i cittadini della zona a sottoporsi al test del Dna. Certo, l’assassino non fornirà spontaneamente il suo profilo genetico. Ma la speranza è quella di arrivare a dare un volto al massacratore di Yara attraverso una serie di “analogie biologiche”.</p>
<p>Si spera cioè di individuare chi ha ucciso Yara attraverso i suoi parenti. «Se quello rinvenuto sul guanto è il Dna dell’assassino», conclude Lavorino, «sono convinto che il colpevole sarà catturato. Prima o poi cadrà nella rete, proprio grazie alle analisi scientifiche».</p>
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		<title>Via Poma, Raniero Busco è stato condannato a 24 anni per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/01/26/via-poma-raniero-busco-e-statoo-condannato-a-24-anni-per-lomicidio-di-simoneta-cesaroni/</link>
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		<pubDate>Wed, 26 Jan 2011 15:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo vent&#8217;anni il giallo su ciò che accadde in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990, ha una prima risposta. Raniero Busco, all&#8217;epoca fidanzato di Simonetta, è stato condannato a 24 anni di carcere. La decisione della giuria è essenzialmente basata sugli esami del Dna e cioè sulle tracce genetiche trovate sul reggiseno indossato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-3639" href="http://www.kronaka.it/2011/01/26/via-poma-raniero-busco-e-statoo-condannato-a-24-anni-per-lomicidio-di-simoneta-cesaroni/attachment/09120716200931/"><img class="alignleft size-full wp-image-3639" title="09120716200931" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/01/09120716200931.jpg" alt="" width="600" height="385" /></a>Dopo vent&#8217;anni il giallo su ciò che accadde in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990, ha una prima risposta. Raniero Busco, all&#8217;epoca fidanzato di Simonetta, è stato condannato a 24 anni di carcere. La decisione della giuria è essenzialmente basata sugli esami del Dna e cioè sulle tracce genetiche trovate sul reggiseno indossato dalla ragazza e sul segno di un morso riscontrato sul suo corpo.</p>
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		<title>7 agosto 1990: chi ha ucciso Simonetta Cesaroni?</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2010/07/31/ventanni-dal-delitto-di-via-poma-chi-ci-ha-capito-qualcosa-intanto-a-potenza-il-test-del-dna-aiuta-danilo-restivo/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Jul 2010 20:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Danilo Restivo]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Claps]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 7 agosto saranno passti vent&#8217;anni dal pomeriggio in cui Simonette Cesaroni venne massacrata a coltellate in via Poma, a Roma. Vent&#8217;anni. Sono un&#8217;eternità. Ci avete capito qualcosa? Qualcuno ci ha capito qualcosa? Ora è sotto processo il fidanzato di allora, Raniero Busco. I test sul Dna dicono che sono sue le tracce ritrovate sul reggiseno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1470" href="http://www.kronaka.it/2010/05/13/via-poma-cade-il-primo-alibi-di-raniero-busco/images-3-16/"><img class="alignleft size-full wp-image-1470" title="Cesaroni" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/05/images-31.jpg" alt="" width="118" height="89" /></a>Il 7 agosto saranno passti vent&#8217;anni dal pomeriggio in cui <a href="http://www.kronaka.it/2010/07/09/omicidio-di-via-poma-una-brutta-giornata-per-raniero-busco/">Simonette Cesaroni</a> venne massacrata a coltellate in via Poma, a Roma. Vent&#8217;anni. Sono un&#8217;eternità. Ci avete capito qualcosa? Qualcuno ci ha capito qualcosa? Ora è sotto processo il fidanzato di allora, Raniero Busco. I test sul Dna dicono che sono sue le tracce ritrovate sul reggiseno di Simonetta. Lui ribatte: &#8220;Certo che ci sono mie tracce, eravamo fidanzati, due giorni prima eravamo stati insieme&#8221;. Dice l&#8217;acusa: &#8220;Due giorni prima, va bene. Ma Simonetta si sarà cambiata reggiseno, o no?&#8221;.<a rel="attachment wp-att-1097" href="http://www.kronaka.it/2010/04/06/ma-vogliamo-parlare-di-don-vagno/images-3-11/"><img class="alignright size-full wp-image-1097" title="Claps" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/04/images-31.jpg" alt="" width="135" height="90" /></a> Dicono ancora i pm: &#8220;C&#8217;è un segno di morso sul seno di Simonetta. E&#8217; compatibile con quello di Raniero&#8221;. Attenzione: è compatibile. E cioè: potrebbe essere di Raniero ma potrebbe anche non esserlo. Insomma, le prove. gli elementi sono davvro labili. Sono passati vent&#8217;anni e mi sa che l&#8217;unico che ci ha capito davvro qualcosa è solo l&#8217;assassino.</p>
<p>Da un&#8217;altra parte, a Potenza, il Dna rischia di incasinare ancora di più le cose. Tutti gli indizi portano chi indaga a dire che a uccidere <a href="http://www.kronaka.it/2010/07/17/il-corpo-di-elisa-claps/">Elisa Claps</a> sia stato Danilo Restivo, attualmente detenuto in Inghilterra con l&#8217;accusa di aver assassinato Heather Barnett, sua vicina di casa. Ma due diversi Dna trovati nel luogo dove è stata  uccisa Elisa, e cioè nel sottotetto della chiesa della SS. Trinità, non sono quelli di Danilo Restivo. E di chi sono, allora? Possibile che nessuno parli? Insomma, anche a Potenza i test del Dna non chiariscono nulla.</p>
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		<title>Omicidio di via Poma: una brutta giornata per Raniero Busco</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 10:29:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si sono messe parecchio male le cose negli ultimi giorni per Raniero Busco, fidanzato di Simonetta Cesaroni all&#8217;epoca della sua morte. Simonetta  fu uccisa il 7 agosto 1990. Ci sono voluti vent&#8217;anni e una serie infinita di sospetti, errori, misteri mai svelati, per arrivare a un processo. Un processo che si celebre contro il più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2066" href="http://www.kronaka.it/2010/07/09/omicidio-di-via-poma-una-brutta-giornata-per-raniero-busco/images-63/"><img class="alignleft size-full wp-image-2066" title="images" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/07/images3.jpg" alt="" width="98" height="86" /></a>Si sono messe parecchio male le cose negli ultimi giorni per Raniero Busco, fidanzato di Simonetta Cesaroni all&#8217;epoca della sua morte. Simonetta  fu uccisa il 7 agosto 1990. Ci sono voluti vent&#8217;anni e una serie infinita di sospetti, errori, misteri mai svelati, per arrivare a un processo. Un processo che si celebre contro il più banale degli imputati. E cioè l&#8217;ex fidanzato. Tutte le altre piste pensate e percorse in questi vent&#8217;anni, via, sparite nel nulla. Il colpevole è il fidanzato, e chi se no? Non importa se  non esiste un movente, se i testimoni e cioè gli amici di allora, dicono che proprio non è possibile, che magari i due non andavano tanto d&#8217;accordo a volte ma che sostanzialmante a Raniero di Simonetta non è che importasse poi molto. Non era geloso, non era possessivo, anzi voleva farsi gli affari suoi.</p>
<p>Vabbe&#8217;, a parte questo, dopo vent&#8217;anni ciò che si sa dalle analisi è che Simonetta, prima di morire, ebbe un approccio sessuale con il suo assasino. Era consenziente, all&#8217;inizio. Poi si ribellò e  fu colpita più volte con un coltello. Chi l&#8217;ha uccisa le ha anche morso un capezzolo. Il fatto è che sul corpetto e sul reggiseno di Simonetta è stato trovato &#8220;oltre ogni ragionevole dubbio&#8221;, così è stato detto, il Dna del suo fidanzato, Raniero. Fin qui, nessun problema. Il fatto più grave è però che non ci sono altre tracce di Dna.</p>
<p>Quindi, riassumendo. Simonetta è stata uccisa verso le 17 di quel giorno. Ha avuto un approccio consenziente, poi ha reagito, forse per il morso al seno. È stata colpita da un pugno e poi con un oggetto tagliente (l&#8217;arma non è mai stata ritrovata). secondo la perizia &#8220;l&#8217;assassino ha prima infierito sulla parte superiore del corpo, occhi,  gola, petto, torace. Poi si è spostato verso il basso, stringendo con le  ginocchia le anche della poveretta, e ha sferrato altri fendenti nella  zona pubica e sugli organi genitali&#8221;. Quindi ha pulito il sangue con gli indumenti della vittima. Di sangue ne è uscito poco perché Simonetta era supina. L&#8217;unico Dna trovato è quello del fidanzato. Raniero però dice: &#8220;Guardate che tre giorni prima io e Simonetta avevamo avuto un rapporto. È ovvio che ci sia il mio Dna sul reggiseno&#8221;. Già, risponde il pm: &#8220;Ma visto che sudore e saliva con l&#8217;acqua vanno via, è possibile che Simonetta il giorno della sua morte indossasse ancora reggiseno e corpetto di tre giorni prima?&#8221;.</p>
<p>C&#8217;è altro, però. Secondo i periti non c&#8217;è la certezza che quella traccia di Dna sia saliva. Insomma, si va avanti a deduzioni.Dopo vent&#8217;anni non potrebbe essere altrimenti. L&#8217;unico che forse davvero sapeva qualcosa, Pietro Vanacore, il portiere della casa dove fu uccisa Simonetta, ha deciso di suicidarsi due mesi fa.Portando con sè i suoi segreti.</p>
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		<title>Pietro Vanacore non si è avvelenato, la sua morte è un giallo</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 10:27:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non c&#8217;è stato nessun veleno per topi. nessun veleno proprio. Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile di via Poma dove venne ammazzata Simonetta Cesaroni, non si è avvelenato prima di  gettarsi in uno specchio d&#8217;acqua profondo 90 centimetri. Era il 9 marzo quando Vanacore venne trovato a Torre Ovo: galleggiava vicino alla riva. Sembrava davvero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1541" href="http://www.kronaka.it/2010/05/20/pietro-vanacore-non-si-e-avvelenato-la-sua-morte-e-un-giallo/images-2-24/"><img class="alignleft size-full wp-image-1541" title="images-2" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/05/images-22.jpg" alt="" width="116" height="115" /></a>Non c&#8217;è stato nessun veleno per topi. nessun veleno proprio. Pietrino Vanacore, il portiere dello stabile di via Poma dove venne ammazzata Simonetta Cesaroni, non si è avvelenato prima di  gettarsi in uno specchio d&#8217;acqua profondo 90 centimetri. Era il 9 marzo quando Vanacore venne trovato a Torre Ovo: galleggiava vicino alla riva. Sembrava davvero strano che fosse riuscito ad annegarsi in così poca acqua. Si pensò  all’effetto di un farmaco o di un veleno, bevuto  precedentemente, con la capacità di deprimere il livello di coscienza  così da farlo annegare.</p>
<p>Il risultato delle analisi tossicologiche ha fugato i dubbi: non c&#8217;era nessun veleno.  Qualche metro distante da dove venne rinvenuto l&#8217;uomo, c’era la sua auto parcheggiata con in bella  evidenza due cartelli (un terzo fu trovato sui sedili), riportanti  scritte in stampatello che non lasciavano dubbi sulle intenzioni  autolesionistiche del loro autore: «20 anni di sofferenze e di sospetti  ti portano ad ucciderti, lasciate almeno in pace i miei familiari».</p>
<p>Resta però un dubbio difficile da dissolvere: come ha fatto Pietro Vanacore a suicidarsi in soli 90 centimetri d&#8217;acqua?</p>
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		<title>Via Poma: cade il primo alibi di Raniero Busco</title>
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		<pubDate>Thu, 13 May 2010 09:59:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è stata una buona giornata quella del 12 maggio per Raniero Busco, unico imputato per la morte di Simonetta Cesaroni, uccisa a Roma, in via Poma, il 7 agosto 1990. Busco, che allora era fidanzato di Simonetta,  raccontò, durante le prime indagini, che quel 7 agosto, mentre Simonetta veniva uccisa con 29 coltellate, lui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-1470" href="http://www.kronaka.it/2010/05/13/via-poma-cade-il-primo-alibi-di-raniero-busco/images-3-16/"><img class="alignleft size-full wp-image-1470" title="Cesaroni" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/05/images-31.jpg" alt="" width="118" height="89" /></a>Non è stata una buona giornata quella del 12 maggio per Raniero Busco, unico imputato per la morte di Simonetta Cesaroni, uccisa a Roma, in via Poma, il 7 agosto 1990. Busco, che allora era fidanzato di Simonetta,  raccontò, durante le prime indagini, che quel 7 agosto, mentre Simonetta veniva uccisa con 29 coltellate, lui si trovava con un suo amico, Simone Palombi. Ora, in un processo che arriva 20 anni dopo, l&#8217;amico lo smentisce:  «Quel giorno  accompagnai la mia famiglia perché la sorella di mio padre, che era  suora, stava per morire. Partimmo la mattina per andare al Convento di  Vallecorsa, da dove ripartimmo verso le 17.30. Arrivammo a Roma verso le  19 e non ricordo se in serata andai al bar, dove c’incontravamo con la  comitiva».</p>
<p>C&#8217;è da dire che qualche anno dopo Busco cambiò comunque versione. Disse che il 7 agosto 1990 si trovava nel garage di casa sua. Secondo i suoi avvocati l&#8217;alibi può essere confermato da testimoni.</p>
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		<title>Via Poma: Vanacore si è avvalso per l&#8217;ultima volta della facoltà di non rispondere</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 09:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ma davvero Pietro Vanacore sapeva qualcosa della morte di Simonetta Cesaroni? Un cronista di Repubblica che lo incontrò in carcere nel corso di quei 26 giorni in cui fu detenuto, ricorda che il portiere di via Poma non era arrabbiato come si sarebbe potuto pensare. Diceva: «La polizia fa il suo lavoro». E poi: «Io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-701" href="http://www.kronaka.it/2010/03/10/via-poma-vanacore-si-e-avvalso-per-lultima-volta-della-facolta-di-non-rispondere/images-12-2/"><img class="alignleft size-full wp-image-701" title="images-12" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/03/images-12.jpg" alt="via Poma" width="101" height="114" /></a>Ma davvero <a href="http://www.kronaka.it/2010/03/09/pietro-vanacore-si-e-ucciso/">Pietro Vanacore</a> sapeva qualcosa della morte di Simonetta Cesaroni? Un cronista di Repubblica che lo incontrò in carcere nel corso di quei 26 giorni in cui fu detenuto, ricorda che il portiere di via Poma non era arrabbiato come si sarebbe potuto pensare. Diceva: «La polizia fa il suo lavoro». E poi: «Io mi affido a Dio, sono tranquillo». Poi non parlò più. Per vent&#8217;anni si è avvalso della facoltà di non rispondere. Eppure tanti dubbi c&#8217;erano e ci sono. È possibile che in un giorno rovente d&#8217;agosto in una Roma già quasi vuota, Vanacore e sua moglie, che dello stabile di via Poma  erano i portieri, non si siano accorti di strani movimenti, di chi entrava e di chi usciva? E poi,</p>
<div id="attachment_702" class="wp-caption alignleft" style="width: 128px"><a rel="attachment wp-att-702" href="http://www.kronaka.it/2010/03/10/via-poma-vanacore-si-e-avvalso-per-lultima-volta-della-facolta-di-non-rispondere/images-8-3/"><img class="size-full wp-image-702" title="images-8" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/03/images-81.jpg" alt="" width="118" height="89" /></a><p class="wp-caption-text">Simonetta Cesaroni</p></div>
<p>chi pulì l&#8217;ufficio dove fu uccisa Simonetta? Ci vollero stracci e secchi: i portinai non videro nulla? Quando la sorella di Simonetta e il suo fidanzato arrivarono in via Poma per capire perché Simonetta non fosse tornata a casa, chiesero alla portinaia, Giuseppa, moglie di Vanacvore, le chiavi dell&#8217;ufficio. Lei disse di non averle mai i due si accorsero presto che le teneva dietro la schiena. Sul tavolo della stanza dove fu uccisa Simonetta, la polizia trovò un&#8217;agendina della Lavazza. Fu repertata, pensando che appartenesse alla Cesaroni. Solo dieci anni più tardi, quando gli effetti personali di Simonetta furono restituiti alla famiglia, si scoprì che l&#8217;agendina era in realtà di</p>
<div id="attachment_703" class="wp-caption alignright" style="width: 126px"><a rel="attachment wp-att-703" href="http://www.kronaka.it/2010/03/10/via-poma-vanacore-si-e-avvalso-per-lultima-volta-della-facolta-di-non-rispondere/images-10-2/"><img class="size-full wp-image-703" title="images-10" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2010/03/images-10.jpg" alt="" width="116" height="102" /></a><p class="wp-caption-text">Il corpo di Simonetta</p></div>
<p>qualcun altro. Era di Vanacore. Che ci faceva su quel tavolo? Prima che la polizia rinvenisse il cadavere, dall&#8217;ufficio di via Poma partirono due telefonate, alle 20.30 e alle 23 (Simonetta era morta intorno alle 18). Le telefonate raggiunsero la casa di Mario Macinati, in Toscana, che curava la tenuta dell&#8217;avvocato Francesco Caracciolo di Sarno, presidente dell&#8217;Associazione ostelli della gioventù, per cui lavorava Simonetta. Fu Vanacore a telefonare? Era per questo che l&#8217;agendina era sul tavolo? E perché fece quelle telefonate? Pietro Vanacore sapeva chi era l&#8217;assassino? L&#8217;aveva aiutato a ripulire la scena del crimine? Il corpo di Simonetta doveva essere trasportato altrove? Vanacore non ha mai risposto. E ora si è avvalso per l&#8217;ultima volta della facoltà di non rispondere.</p>
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