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	<title>Kronaka.it &#187; Personaggi</title>
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	<description>Le storie. Il blog di Stefano Nazzi</description>
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		<title>Vallanzasca al lavoro esterno. Nessuno in Italia ha fatto tanto carcere come lui</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Renato Vallanzasca ora ha di nuovo la possibilità di recarsi al lavoro esterno. Lascerà in carcere ogni mattina per andare in una ditta di Nerviano, specialzzata in riparazioni di computer. Non è la prima volta che Vallanzasca ha questa possibilità ma se le è sempre bruciate. È .certo cambiato da quando era il bandito più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Renato Vallanzasca ora ha di nuovo la possibilità di recarsi al lavoro esterno. Lascerà in carcere ogni mattina per andare in una ditta di Nerviano, specialzzata in riparazioni di computer. Non è la prima volta che Vallanzasca ha questa possibilità ma se le è sempre bruciate. È .certo cambiato da quando era il bandito più celebre e ricercato di Italia ma arroganza e sbruffoneria non sono mai venute meno.Comunque è stato incarce 37 anni, in Italia come lui nessuno mai.</p>
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		<title>Processo d&#8217;appello per la morte di Alessandro Mathas: una storia terribile ancora in cerca della verità</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[Parte il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Alessandro Mathas, il bambino di otto mesi ucciso di botte in un residence di Nervi la notte tra 15 e 16 marzo 2010. In aula ci sarà Giovanni Rasero,  che in primo grado ha avuto una condanna a 24 anni. Che cosa accadde quella notte? Ecco che cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parte il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Alessandro Mathas, il bambino di otto mesi ucciso di botte in un residence di Nervi la notte tra 15 e 16 marzo 2010. In aula ci sarà Giovanni Rasero,  che in primo grado ha avuto una condanna a 24 anni. Che cosa accadde quella notte? Ecco che cosa raccontò la mamma di Alerssandro, Katerina:</p>
<p>Dice Katerina parlando di Rasero, che era con lei quella notte: «Sapevo dentro  di me che era stato lui. Lo sentivo come madre, ma non potevo  dimostrarlo» Alessandro Mathas aveva solo 22 mesi, morì nella notte tra 15 e 16  marzo, ucciso  di botte nel monolocale di un residence di Nervi. Durante  quelle ore Katerina uscì dal monolocale dove era con il suo bambino e  con Rasero. Ecco che le sue parole: «Non dovevo lasciarglielo,  altre  volte lo avevo lasciato da solo con Rasero&#8230; La  notte dell’incidente  con la Smart e poi una sera che mi allontanai per  andare a prendere le  sigarette. Dopo la prima volta che gli affidai  Alessandro avevo notato  dei segni sul volto del bambino, nella guancia  sinistra e quando gli  chiesi  spiegazioni lui mi disse che era  caduto. La sera dell’incidente  con un mio amico siamo arrivati in casa di Rasero alle cinque e mezza  del mattino. Al mio amico  raccontai che Rasero mi aveva detto che il  bimbo era caduto dal tavolo.  In casa c’eravamo io, mio figlio, il mio  amico e Rasero. Quest’ultimo non era  contento che eravamo andati da  lui. Arrivati a casa sua ci siamo fatti  da mangiare e poi ci siamo  messi tutti a dormire. Quando mi sono  svegliata il bambino era in  braccio a Rasero e piangeva. Ricordo che  Rasero era nervosetto per il  fatto che il bambino piangeva. Rasero a un  certo punto prese la  bottiglia del latte e con un gesto di stizza fece  per darla in testa ad  Alessandro».</p>
<p>Dice ancora Katerina: «Conosco  Rasero da tre mesi. L’ho incontrato a  casa di Calissano una mattina.  L’attore mi aveva parlato di un lavoro  che avrei dovuto fare insieme a  lui. All’inizio ci siamo un po’  conosciuti. Poi frequentandosi è nato  fra noi un flirt anche se non  abbiamo mai avuto rapporti sessuali  completi. Ricordo che la sera  quando c’è stato l’incidente con la Smart  mio figlio era con me. Nelle  occasioni in cui il bambino c’era, Antonio  era contento della sua  presenza, ci giocava, lo prendeva in braccio. Il  suo rapporto con lui è  sempre stato positivo. Il signor Rasero mi parlò  dei suoi figli. Mi  diceva che gli  mancavano tanto e che sua moglie non glieli faceva  vedere. Il dialogo  tra noi era ristretto, spesso se ne stava zitto  sdraiato sul letto. Ho  iniziato ad assumere droghe prima di rimanere incinta. E sniffavo pure  durante la  gravidanza, anche perché all’inizio il mio compagno voleva  che  abortissi. Quando all’ospedale i medici mi dissero che forse era  meglio  non farlo perché il bimbo era già formato, decisi di non abortire  più e  a quel punto non feci più uso di droghe fino al parto. Dopo la  nascita  di Ale ho iniziato ogni tanto a sniffare cocaina e solo dopo il  quinto  mese ne ho aumentato il consumo.Il papà del bimbo l’ho  conosciuto in  un circolo, aveva già famiglia. Assumevo due grammi al  giorno oltre  all’hashish. Poi ho conosciuto un  ragazzo, il mio amico di  Rapallo.  Anche lui faceva uso di stupefacenti come Rasero. Rasero  mi sembrava un  ragazzo diverso dagli altri, si presentava come una  persona seria. Mi  piaceva, avrei voluto avere una storia con lui».</p>
<p>Il racconto della notte in cui Alessandro morì:  «Ale era con me,  aveva mangiato a pranzo ma non a merenda. Il bambino  mangiava a pranzo  il minestrone o la carne, e poi faceva merenda con  merendine,  omogeneizzati o yogurt e alla sera cenava solo con il latte.  Quattro  pasti al giorno. Quella sera gli ho dato un biberon di latte. Ho  usato  un biberon particolare perché aveva un buco grosso nel ciuccio e  io  stavo attenta che non scendesse troppo forte.Prima ero già scesa a   comprare 100 euro di cocaina. Poi mi sono vista con Rasero, siamo andati   a Portofino. Prima di tornare a prendere Alessandro (e il resto della   droga) ci siamo fermati in auto a sniffare. Subito dopo siamo andati a   Genova. Dovevo prendere le mie cose, non era previsto che restassi a   dormire. Durante il viaggio Ale era sveglio. Antonio lo stuzzicava, lo   toccava sulla spalla con un dito e Ale rideva. Quando siamo arrivati al   residence il bimbo era sveglio. Era stanco ma non piangeva. Quando  siamo entrati nel monolocale ho messo subito a dormire Alessandro   appoggiandolo sul divano. Mi sono sdraiata con lui per farlo   addormentare. Gli ho messo una giacca sotto la testa per cuscino, l’ho   avvolto con la coperta e poi, per non farlo cadere, gli ho messo accanto   delle cose. Antonio, mentre facevo dormire il bambino, preparava la   droga. Quando Ale si è addormentato ci siamo fatti insieme un   “pippotto”. Ho chiamato uno spacciatore per un appuntamento, mi serviva   altra coca. Per mezz’ora ancora sono rimasta in casa, vicino a mio   figlio. Piangevo , ero triste. Nel frattempo mi ero fatta una canna».</p>
<p>È verso mezzanotte che Katerina Mathas esce di casa  in cerca di  altra coca. Torna nel residence dopo un&#8217;ora e mezza: «Quando  sono  entrata il bimbo era sul divano dove l’avevo lasciato. Era sotto la   coperta e per me la giacca sotto la testa c’era, altrimenti me ne sarei   accorta. Non mi sono messa vicino al bimbo, non mi sono seduta sul   divano».</p>
<p>Quando torna Katerina scambia sms con un suo amico di Rapallo. Scrive  a un certo punto di essere addormentata ad Alessandro: «Era una bugia  per placare la gelosia del mio amico. Volevo fargli  pensare che non ero  con Rasero. Anche Rasero quella sera è uscito per  prendere le  sigarette. Nel frattempo io scrivevo al telefono. Appena  entrata ho  chiesto subito Ale come stava e poi ho preparato la coca.  Quando Rasero  è tornato io ero al telefono col mio amico di Rapallo che  mi accusava  di non avere il bimbo con me. A quel punto ho spento il  cellulare  imprecando e Rasero ha iniziato un approccio sessuale senza  riuscirci.  Gli dissi che non avevo voglia. La tv quando lasciai la casa  era accesa  senza volume, quando tornai era spenta e lui la riaccese  quando io ero  già a letto. Poi mi sono addormentata per risvegliarmi  alle 11 con  Rasero che mi diceva di alzarmi perché il bambino non si  muoveva. Sono  corsa al divano, ho preso in braccio il bambino, ho visto  che era pieno  di macchie rosse, aveva le labbra viola e non dava segni  di vita. Non  capivo cosa stava succedendo. Mi sono vestita velocemente,  ho preso la  mia roba e siamo usciti di casa per andare all’ospedale. Il  bambino era  avvolto nella coperta».</p>
<p>La terribile conclusione: «Durante il tragitto lo tenevo in braccio,  non dava cenni di movimento.  Rasero continuava a dirmi di non dire che  eravamo stati a casa sua.  Ricordo solo che all’entrata dell’ospedale  vidi un’infermiera che stava  fumando una sigaretta e le chiesi di  vedere subito il bambino. Le dissi “non dovevo lasciarglielo”. Sapevo  dentro di me che era stato  lui. Ma non potevo dimostrarlo».</p>
<p>Questo fu il racconto di katerina Mathas. Il pm che indagò sul caso le credette, rinviò a giudizio solo Rasero per omicidio. Al termine del processo, però, la giria, condannano a 24 anni di carcere l&#8217;uomo chiese anche di tornare a indagare sulla mamma di Alessandro. Ecco come si espresse la giuria:</p>
<p>Sono un colpo terribile per Katerina Mathas le motivazioni della sentenza di primo grado, pubblicate ieri, della <a href="../2011/01/24/rasero-condannato-a-26-anni-di-carcere-ma-la-giuria-dice-che-non-e-stato-il-solo-a-uccidere-alessandro-mathas/">condanna</a> a 26 anni di carcere di  <a href="../2011/02/08/gianantonio-rasero-scrive-a-katerina-mathas-e-le-dice-%C2%ABti-meriti-lergastolo%C2%BB/">Giovanni Antonio Rasero</a> per l&#8217;omicidio del piccolo Alessandro Mathas. Secondo ciò che hanno  scritto i giudici, la storia va completamente riscritta. Far uscire  dalle <a href="../2010/04/03/katerina-mathas-e-uscita-dal-carcere-non-ha-uciso-suo-figlio/">indagini</a> la mamma di Alessandro, Katerina, fu, da parte di chi indagava, una  decisione sbagliata «e destituita dal benché minimo fondamento in  termini di credibilità». E cioè,  secondo la giuria, Katerina è  tutt&#8217;altro che innocente.</p>
<p>Alessandro Mathas aveva solo otto mesi, morì, per le violenze subite,  nel residenceVittoria di Nervi la notte del 16 marzo 2010. Una notte  folle, in cui la mamma di Alessandro e il giovane che era con lei,  Rasero, erano strafatti di cocaina.  <strong>Qui raccontammo come andò</strong>.</p>
<h1><a href="../2010/10/25/trenta-minuti-di-agonia-cosi-mori-alessandro-mathas/">Trenta minuti di agonia, così morì Alessandro Mathas</a></h1>
<h2 id="post-2617"><a title="Permanent Link to Omicidio di Alessandro Mathas: la registrazione in cui Rasero dice: «Il morso l’ho dato io»" rel="bookmark" href="../2010/10/01/omicidio-di-alessandro-mathas-la-registrazione-in-cui-rasero-dice-%C2%ABil-morso-lho-dato-io%C2%BB/">Omicidio di Alessandro Mathas: la registrazione in cui Rasero dice: «Il morso l’ho dato io»</a></h2>
<h1><a href="../2010/09/30/il-racconto-di-katerina-mathas-la-notte-in-cui-alessandro-mori/">Il racconto di Katerina Mathas: la notte in cui Alessandro morì</a></h1>
<h1><a href="Le%20brutte%20coincidenze:%20due%20storie%20di%20infanticidio">Le brutte coincidenze: due storie di infanticidio</a></h1>
<p>Sia la <a href="../2010/06/14/katerina-mathas-ed-elizabeta-petersone-amiche-su-facebook-e-i-giornali-ci-si-buttano-al-volo/">Mathas</a> sia Rasero vennnero arrestati. Lei trascorse 13 giorni in carcere poi  venne rilasciata. Chi indagava credette alla sua versione, e cioè che,  al momento della morte di suo figlio, fosse fuori, a cercare altra  cocaina. La giuria che ha condannato Rasero la pensa però diversamente.  «La Mathas era nel monolocale mentre il figlio veniva colpito a morte  tra l’1,30 e le 2», scrivono. Aggiungono:  «Poco importa se abbia  partecipato attivamente o solo assistendo  passivamente alla violenta  condotta sfociata nell’omicidio del figlio  Alessandro». Tra l&#8217;1,30 e le  2 il telefono della Mathas, prima rovente, tace. Tace, scrive la  giuria«insolitamente e inesorabilmente tace». Il perché lo spiega la  corte nelle motivazioni: «Devono essere stati ben altri i fattori  intervenuti ad annientare la spasmodica esigenza di comunicazione sino a  quel momento  espressa dalla Mathas nei confronti del compagno Bruno».  Bruno è Bruno Indovino,   l’uomo con cui la Mathas aveva comunicato, e  comunicherà, via cellulare per il  resto della nottata. Che cosa  accadde, quindi? «Il piccolo Alessandro è già sveglio o, con tutta  probabilità, si  sveglia al ritorno della madre e sciaguratamente  interferisce con  l’ennesima assunzione di cocaina da parte della coppia  Rasero-Mathas. La  donna appena tornata prepara la polvere da sniffare,  sicché con tutta  probabilità tocca all’imputato l’ingrato compito di  calmare in qualche  modo l&#8217;ostinato pianto di Ale<strong> </strong>».</p>
<p>Scrive ancora la giuria della corte d&#8217;Assise: «In tale contesto si  materializza, all’improvviso, la condotta violenta  nei confronti della  piccola vittima, condotta tutt’altro che fulminea:  il bimbo viene  spogliato e bagnato». Un’azione «che, qualunque sia  l’esatta cronologia  degli eventi, non poteva passare inosservata in un  ambiente tanto  angusto quale quello in cui si è consumato il delitto.  Anche le  disperate manovre rianimatorie contestate come sevizie».</p>
<p>La giuria che ha condannato Giovanni Antonio Rasero dice in pratica  che, per lo stesso reato, e cioè omicidio volontario, deve essere  processata anche la mamma di Alessandro. Lei non ha commentato, ha solo  detto: «Sono pronta a farlo, ad andare in carcere».</p>
<p>Ora il processo d&#8217;appello è al via. Katerina Mathas continua a essere persona indagata. Antonio Rasero l&#8217;ha sempre accusato  di essere la reale responsabile della morte del piccolo.</p>
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		<title>Melania Rea: i capelli lunghi non sono dell&#8217;assassina ma del medico legale</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 14:54:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Leggo e riporto la notizia, scritta  su Il Messaggero: i capelli neri lunghi ritrovati sul corpo di Melania Rea potrebbero appartenere al medico legale che per prima esaminò il cadavere. Riavvolgiamo il nastro: Melania Rea venne assassinata il 18 aprile scorso, il corpo fu ritrovato due giorni dopo a Ripe di Civitella, nel teramano. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Leggo e riporto la notizia, scritta  su Il Messaggero: i capelli neri lunghi ritrovati sul corpo di Melania Rea potrebbero appartenere al medico legale che per prima esaminò il cadavere. Riavvolgiamo il nastro: Melania Rea venne assassinata il 18 aprile scorso, il corpo fu ritrovato due giorni dopo a Ripe di Civitella, nel teramano. Il marito, Salvatore Parolisi, disse di essere andato con la moglie Melania e con la figlia Vittoria, di 18 mesi, a fare una gita a colle San Marco, in provincia di Ascoli. La moglie a un certo punto si sarebbe allontanata per cercare un bagno. A quel punto sarebbe svanita nel nulla. Ripe di Civitella, il luogo del ritrovamento, è a venti chilometri da Colle San Marco. Dopo un paio di mesi le indagini hanno puntato sul marito,   caporale istruttore nella caserma Piceno di Ascoli, dove si addestrano le soldatesse. I magistrati hanno ricostruito una vicenda di tradimenti e di bugie, Parolisi aveva un rapporto stabile con un&#8217;altra donna, sua ex allieva, e questo, ovviamente creava problemi seri con la moglie. A giugno Parolisi è stato arrestato: gli inquirenti sono convinti che abbia mentito, che Melania Rea non sia mai stata a Colle San Marco ma che sia stata subito portata, e uccisa, a Ripe di Civitella. Però c&#8217;era la storia dei capelli. Capelli femminili. Ritrovati sul corpo. Quindi fermi tutti. Parolisi non è colpevole, l&#8217;assassino è una donna. La difesa ovviamente ha puntato molto su quel ritrovamento.</p>
<p>Ora la scoperta (sono passati nove mesi). Durante la prima analisi il medico legale non aveva messo la cuffia contenitiva. Mistero risolto. Ne restano  altri (di chi sono le tracce di dna femminile sul ballatoio dello chalet di Ripe di Civitella?).</p>
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		<title>Casapound e i vecchi e nuovi fascismi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 15:40:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una settimana fa, su Il Post, ho scritto che Casapound non è un movimento xenofobo e razzista. Sono arrivate decine di mail di critica, alcune ben documentate altre meno. Poi è successo che l&#8217;altra sera, a L&#8217;Infedele, si è parlato della stessa cosa. C&#8217;era in studio Ugo Maria Tassinari che è un docente universitario, uomo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una settimana fa, su Il Post, ho scritto che Casapound non è un movimento xenofobo e razzista. Sono arrivate decine di mail di critica, alcune ben documentate altre meno. Poi è successo che l&#8217;altra sera, a L&#8217;Infedele, si è parlato della stessa cosa. C&#8217;era in studio Ugo Maria Tassinari che è un docente universitario, uomo di sinistra con un passato di militanza e studioso di vecchie e nuove destre, di vecchi e nuovi fascisti. Uno che Casapound la conosce bene e l&#8217;ha studiata. A una domanda precisa di Gad Lerner Tassinari ha risposto addirittura con una provocazione: «Per quello che li conosco quelli di Csapound sono bravi ragazzi». Lui stesso ammette adesso che era un&#8217;espressione qualunquistica e paternalistica ma quello che voleva dire è che escludeva la possibilità di una loro condivisione e tantomeno di ispirazione del delitto dell&#8217;odio di Firenze. C&#8217;è però una contraddizione:  quelli di Casapound si definiscono fascisti del terzo millennio. E cioè moderni, sempre secondo loro, lontani dall&#8217;iconografia e dal pensiero che siamo abituati a vedere nei gruppi della destra radicale. Però, e questo è il punto, si definiscono fascisti. Sono fascisti. E qui arriva la domanda che un rappresentante della comunità senegalese ha posto a Ugo Maria Tassinari: «Ma tu stai dicendo che esiste un fascismo soft? No, non è possibile». Già, esiste, può esistere un fascismo soft? No, certo, il fascismo, come ideologia, è fascismo e basta. Però poi esistono gli individui, le azioni e i pensieri dei singoli. Di sicuro in tanti, anche da sinistra, hanno pensato che con Casapound si potesse parlare, hanno partecipato a discussioni e a dibattiti. Paola Concia, a Casapound, ha parlato di diritti degli omosessuali (è solo un esempio, tra i tanti). E qualcuno dice che ha trovato più ascolto lì che da alcuni del suo partito.<br />
E qui arrivano altre domande: siamo sicuri che i fascismi nascano solo lì, dove siamo abituati a vederli nascere? C&#8217;è più razzismo e fascismo nella Lega o in un movimento come Casapound? Perché nei sondaggi in cui si chiede se sia giusto che i figli di stranieri che nascono in Italia diventino automaticamente italiani, la grande maggioranza degli interpellati risponde &#8220;no&#8221;? Forse perché anche tanti di sinistra pensano che i figli degli stranieri siano stranieri e basta e gli italiani siamo solo noi? Perché un dirigente locale del Pd ha partecipato alla manifestazione contrio i rom, a Torino, tra ultras juventini e razzisti veri?  Quanto fascismo c&#8217;è in movimenti che fanno delle manette il loro simbolo e vessillo?<br />
Domande, domande. Che secondo me dobbiamo continuare a farci, almeno per riflettere. Perché con vecchie e nuove destre, vecchi e nuovi fascismi, avremo ancora molto a che fare, in futuro.</p>
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		<title>Perugia: le motivazioni della sentenza che ha assolto Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Fatta a pezzi l&#8217;ipotesi colpevolista</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/12/15/perugia-le-motivazioni-della-sentenza-che-ha-ssolto-amanda-knox-e-raffaele-sollecito-fatta-a-pezzi-la-sentenza-di-primo-grado/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/12/15/perugia-le-motivazioni-della-sentenza-che-ha-ssolto-amanda-knox-e-raffaele-sollecito-fatta-a-pezzi-la-sentenza-di-primo-grado/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 15:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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		<category><![CDATA[meredith kercher]]></category>
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		<category><![CDATA[Raffaele Sollecito]]></category>
		<category><![CDATA[Rudy Guede]]></category>

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		<description><![CDATA[Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. E sono un ben duro colpo alla sentenza di condanna emessa in primo grado. Ecco che cosa scrivono i giudice della corte d&#8217;appello: «La Corte d&#8217;Assise di primo grado ha avvertito la necessità di cogliere  un movente che però, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. E sono un ben duro colpo alla sentenza di condanna emessa in primo grado. Ecco che cosa scrivono i giudice della corte d&#8217;appello: «La Corte d&#8217;Assise di primo grado ha avvertito la necessità di cogliere  un movente che però, mentre non  è corroborato da alcun elemento di  prova, è esso stesso niente  affatto probabile». I giudici poi scrivono che «La scelta improvvisa da parte di due giovani, bravi e disponibili verso  gli altri, del male per il male, così senza altra utilità, tanto più  incomprensibile perché diretta a sostenere  l&#8217;azione criminosa di un  giovane, Rudy Guede, con il quale essi non  avevano nessun rapporto, e  diverso dalla loro storia personale,  carattere e condizione umana». Come dire: ma perché avrebbero dovuto essere complici di Guede, con il quale non avevano nessun rapporto? Ancora: si parla di «insussistenza materiale» degli elementi che in primo grado hanno portato alla condanna. Si dice che in primo grado, nelle motivazioni della sentenza, è stato usato per 39 volte il termine probabile. Il movente «non è corroborato da nessun elemento di prova». Per i giudici d&#8217;appello tutti gli elementi sono venuti meno nella loro materialità: così per l&#8217;ora della morte accertata accertata dall Corte di primo grado dopo le 23 e individuata da questa corte intorno alle 22.15; così è per le indagini genetiche effettuate dalla polizia scientifica &#8230;.per l&#8217;individuazione dell&#8217;arma del delitto; per l&#8217;individuazione di Amanda Knox e Raffele Sollecito nella stanza del delitto». La giuria si spinge anche a dire che «l&#8217;analisi dei singoli elementi su cui si basa l&#8217;ipotesi di concorso induce quantomeno a dubitare della partecipazione di più persone al delitto». Come dire: nulla prova che con Rudy Guede, la notte in cui fu uccisa Meredith Kercher, ci fosse qualcun altro.</p>
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		<title>La bambina di Melania Rea affidata ai nonni materni</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2011 15:19:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[affido]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Tribunale dei minorenni di Napoli ha deciso: Vittoria, la figlia di Melania Rea e Salvatore Parolisi sarò temporaneamente affidata ai nonni materni. Anche la famiglia di Salvatore aveva fatto richiesta di affido. Il tribunale non ha invece preso nessuna decisione sulla potestà di genitore di Parolisi: al momento, hanno detto i giudici, non esistono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale dei minorenni di Napoli ha deciso: Vittoria, la figlia di Melania Rea e Salvatore Parolisi sarò temporaneamente affidata ai nonni materni. Anche la famiglia di Salvatore aveva fatto richiesta di affido. Il tribunale non ha invece preso nessuna decisione sulla potestà di genitore di Parolisi: al momento, hanno detto i giudici, non esistono possibilità di esprimersi.</p>
<p>Resta il fatto che Vittoria, che non ha nemmeno due anni, rischia di essere un&#8217;altra vittima di questa storia orribile. La sorella di Salvatore Parolisi ha chiesto che Vittoria possa vedere suo padre: «Lo cerca e lo nomina sempre», ha detto. Il rischio è davvero quello che Vittoria perda, dopo la mamma, assassinata, anche il padre, unico indagato per il delitto e detenuto in carcere.</p>
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		<title>Checco Zalone fa Michele Misseri e prende in giro la Tv del dolore (qualcuno polemizza, ma non è stato lui a far diventare lo &#8220;zio&#8221; una star)</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 17:39:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho trovato bellissima la satira che Checco Zalone ha fatto, venerdì sera, imitando Michele Misseri (&#8220;Che lavoro fai&#8221;? &#8220;Lo zio in televisione&#8221;). Pare che ci siano state molte polemiche, tanto che il video è stato rimosso da Youtube. Lo stesso Zalone si è scusato sulla sua pagina di Facebook. Potete vedere il video sul sito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5187" href="http://www.kronaka.it/2011/12/03/checco-zalone-fa-michele-misseri-e-prende-in-giro-la-tv-del-dolore-qualcuno-polemizza-ma-non-e-stato-lui-a-far-diventare-lo-zio-una-star/capture_20111202_232315/"><img class="alignleft size-full wp-image-5187" title="capture_20111202_232315" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/12/capture_20111202_232315.jpg" alt="" width="586" height="329" /></a>Ho trovato bellissima la satira che Checco Zalone ha fatto, venerdì sera, imitando Michele Misseri (&#8220;Che lavoro fai&#8221;? &#8220;Lo zio in televisione&#8221;). Pare che ci siano state molte polemiche, tanto che il video è stato rimosso da Youtube. Lo stesso Zalone si è scusato sulla sua pagina di Facebook. Potete vedere il <a href="http://www.ilgiornale.it/video/zalone_imita_misseri/id=zalone_misseri?">video</a> sul sito del giornale: http://www.ilgiornale.it/video/zalone_imita_misseri/id=zalone_misseri?</p>
<p>Era una presa in giro, pesante ma sacrosanta, della Tv del dolore, delle interviste alla Barbara D&#8217;Urso, del personaggio di cronaca fatto diventare un star. Per quello bisognerebbe arrabbiarsi, non per la satira.</p>
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		<title>Giovanni Scattone ha lasciato il suo posto al liceo Cavour</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 14:55:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[giovanni scattome salvatore ferraro]]></category>

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		<description><![CDATA[Oggi Giovanni Scattone ha deciso di rinunciare al suo posto di insegnante al liceo scientifico Cavour di Roma. La storia, per chi non la conoscesse, è questa: il 9 maggio 1997, nel cortile della facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;università La Sapienza di Roma, una ragazza di 22 anni, Marta Russo, fu uccisa da un colpo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi Giovanni Scattone ha deciso di rinunciare al suo posto di insegnante al liceo scientifico Cavour di Roma. La storia, per chi non la conoscesse, è questa: il 9 maggio 1997, nel cortile della facoltà di Giurisprudenza dell&#8217;università La Sapienza di Roma, una ragazza di 22 anni, Marta Russo, fu uccisa da un colpo di proiettile sparato da una finestra. A sparare quel proiettile fu, secondo la verità giudiziaria, Giovanni Scattone, condannato a cinque anni e quattro mesi di carcere per omicidio colposo. Scattone venne accusato assieme a Salvatore Ferraro, entrambi erano allora assistenti universitari. Ci furono testimonianze contrastate,  perizie e contro perizie, lo stesso Scattone accusò un dipendente di un&#8217;impresa di pulizia in servizio alla Sapienza. Sia lui che Ferraro si sono sempre dichiarati innocenti. La sentenza di condanna, emessa in primo grado e confermata in appello, venne annullata in Cassazione. Si tornò all&#8217;appello: pena confermata. La Cassazione, nel 2003, rese definitiva la sentenza.  Giovanni Scattone ha terminato da tempo di scontare la sua condanna, la Cassazione ha anche revocato l&#8217;interdizione dai pubblici uffici. E veniamo a oggi: da settembre Scattone insegna al liceo Cavour, lo stesso frequentato negli ani novanta da Marta Russo. Un giornale romano ha scoperto la cosa, altri l&#8217;hanno ripresa. Ne è nata una campagna stampa breve ma piuttosto forte. Davanti al liceo sono arrivati a manifestare  i militanti di Forza Nuova, chiedevano che Scattone venisse cacciato. Ha parlato anche la mamma di Marta Russo: ha detto ciò che pensava e che è normale e giusto che dicesse, e cioè che dal suo punto di vista era assurdo che l&#8217;assassino vivesse tutti i giorni nello stesso ambiente dove era diventata grande sua figlia. Oggi Scattone ha deciso di lasciare il posto, ha spiegato che lo fa «per tutelare gli studenti» (studenti che, tra l&#8217;altro, l&#8217;hanno definito «un buon insegnante»). Certamente non aveva scelto lui di andare al liceo Cavour e in Provveditorato, a Roma, qualche dubbio sull&#8217;opportunità di una simile assegnazione potevano anche porsela. Il fatto che Scattone insegnasse proprio in quella scuola sembra un gioco strano del destino,  piuttosto crudele. Però ricordiamoci  che  la sua pena l&#8217;ha scontata e che oggi è tornato a essere un uomo libero, con gli stessi diritti di tutti gli altri.</p>
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		<title>Elisa Claps, Chiara Poggi: storie lontane che ora si incorciano</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 16:24:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[chiara pogi]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Claps]]></category>

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		<description><![CDATA[Si incrociano due storie buie, lontane nel tempo e lontane nello spazio: quella dell&#8217;omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, e quella di Elisa Claps, scomparsa nel nulla nel settembre del 1993 a Potenza e il cui corpo è stato ritrovato il 17 marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si incrociano due storie buie, lontane nel tempo e lontane nello spazio: quella dell&#8217;omicidio di Chiara Poggi, uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007, e quella di Elisa Claps, scomparsa nel nulla nel settembre del 1993 a Potenza e il cui corpo è stato ritrovato il 17 marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità. Due ragazze vittime di assassini che ancora non hanno nome. Domani, 8 novembre, a Salerno inizia il processo a carico di Danilo Restivo, accusato di aver ucciso Elisas Claps: l&#8217;imputato non sarà in aula, è in carcere, in Inghilterra, condannato all&#8217;ergastolo per l&#8217;omicidio di un&#8217;altra donna, Heather Barnett. E a Milano inizia il processo d&#8217;appello per Alberto Stasi, assolto in primo grado dall&#8217;accusa di aver ucciso la sua fidanzata Chiara Poggi a Garlasco. Due storie diverse e tragiche, ancora in attesa di verità.</p>
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		<title>Guardando Raffaele Sollecito intervistato in Tv</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Nov 2011 14:03:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Storie minime]]></category>
		<category><![CDATA[amanda knox]]></category>
		<category><![CDATA[Raffaele Sollecito]]></category>

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		<description><![CDATA[La frase top dell&#8217;intervista a Raffaele Sollecito realizzata durante la trasmissione Quarto Grado è stata: «Raffaele, ti rendi conto di parlare come un uomo innamorato?».  Raffaele Sollecito stava parlando di Amanda Knox. La domanda era sicuramente legittima in quel contesto, giusta, addirittura ovvia. Però a me sembrava tutto strano, quasi surreale, fuori contesto. Non c&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La frase top dell&#8217;intervista a Raffaele Sollecito realizzata durante la trasmissione Quarto Grado è stata: «Raffaele, ti rendi conto di parlare come un uomo innamorato?».  Raffaele Sollecito stava parlando di Amanda Knox. La domanda era sicuramente legittima in quel contesto, giusta, addirittura ovvia. Però a me sembrava tutto strano, quasi surreale, fuori contesto. Non c&#8217;è moralismo in questo, non mi sono scandalizzato. Ma era come se ormai il confine tra spettacolo e cronaca fosse completamente saltato, come se la tragedia e il dolore  si frullassero con mille cose che non c&#8217;entravano nulla. Sembrava, in alcuni punti, il vecchio &#8220;Stranamore&#8221; di Alberto Castagna. Forse Raffaele Sollecito sentiva la necessità di fare quell&#8217;intervista. E sicuramente chiunque si occupi di cronaca avrebbe voluto intervistarlo. Però basta, ora. Credo che basti.</p>
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