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	<title>Kronaka.it &#187; Cronaca</title>
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	<description>Le storie. Il blog di Stefano Nazzi</description>
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		<title>Vallanzasca al lavoro esterno. Nessuno in Italia ha fatto tanto carcere come lui</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 08:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
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		<description><![CDATA[Renato Vallanzasca ora ha di nuovo la possibilità di recarsi al lavoro esterno. Lascerà in carcere ogni mattina per andare in una ditta di Nerviano, specialzzata in riparazioni di computer. Non è la prima volta che Vallanzasca ha questa possibilità ma se le è sempre bruciate. È .certo cambiato da quando era il bandito più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Renato Vallanzasca ora ha di nuovo la possibilità di recarsi al lavoro esterno. Lascerà in carcere ogni mattina per andare in una ditta di Nerviano, specialzzata in riparazioni di computer. Non è la prima volta che Vallanzasca ha questa possibilità ma se le è sempre bruciate. È .certo cambiato da quando era il bandito più celebre e ricercato di Italia ma arroganza e sbruffoneria non sono mai venute meno.Comunque è stato incarce 37 anni, in Italia come lui nessuno mai.</p>
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		<title>Processo Cucchi: secondo i consulenti della famiglia Stefano fu picchiato a morte</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 16:46:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi processi]]></category>
		<category><![CDATA[processo cucchi]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Cucchi]]></category>

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		<description><![CDATA[Sta andando avanti, a Roma, il processo per la morte di Stefano Cucchi: si è svolta la ventiquattresima udienza. Stefano morì il 22 ottobre 2009 nel reparto carcerario dell&#8217;ospedale Sandro Pertini di Roma. hanno parlato, nell&#8217;ultima udienza, i consulenti della famiglia Cucchi. Ecco che cosa hanno detto tra l&#8217;altro: «La causa della morte fu un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sta andando avanti, a Roma, il processo per la morte di Stefano Cucchi: si è svolta la ventiquattresima udienza. Stefano morì il 22 ottobre 2009 nel reparto carcerario dell&#8217;ospedale Sandro Pertini di Roma. hanno parlato, nell&#8217;ultima udienza, i consulenti della famiglia Cucchi. Ecco che cosa hanno detto tra l&#8217;altro: «La causa della morte fu un edema polmonare in un soggetto con plurime fratture, alcune delle quali passate misconosciute dall’autopsia ed emerse dopo la riesumazione da noi richiesta. […] Tutti i traumi non sono compatibili con una caduta, ma hanno una genesi traumatica di tipo contundente, violenta. Non è possibile che un soggetto così giovane possa aver avuto quello che abbiamo visto dopo una caduta».</p>
<p>Secondo i periti della famiglia Stefano fu picchiato a morte.</p>
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		<title>Per il genetista della difesa di Parolisi emerge la mancanza di tracce</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[giudizio immediato]]></category>
		<category><![CDATA[melania rea]]></category>
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		<description><![CDATA[Per Salvatore Parolisi ci sarà il processo con rito immediato. Si comincia il 27 febbraio. lLa battaglia processuale sarà molto combattuta intorno alle prove scientifiche. A questo proposito il genetista Emiliano Giardina, nominato perito dall difesa di Parolisi, ha parlato al Giornale di Puglia. Ha parlato di &#8220;mancanza di Dna&#8221; e cioè: «Allo stato attuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Salvatore Parolisi ci sarà il processo con rito immediato. Si comincia il 27 febbraio. lLa battaglia processuale sarà molto combattuta intorno alle prove scientifiche. A questo proposito il genetista Emiliano Giardina, nominato perito dall difesa di Parolisi, ha parlato al <a href="http://www.giornaledipuglia.com/2012/01/melania-rea-parla-il-genetista-di.html">Giornale di Puglia</a>. Ha parlato di &#8220;mancanza di Dna&#8221; e cioè: <em>«Allo stato attuale si deve registrare l’assenza di Dna rilevati sulla scena del crimine utili ai fini dell’indagine ma si deve anche sottolineare l’assenza di dna e tracce ematiche sia a casa di Parolisi, sia nella macchina sia sui vestiti, le scarpe e tutto quanto indossato da Salvatore il 18 aprile”. </em>In pratica, dice l&#8217;esperto, emerge la mancanza di tracce, «<em>e questo», </em>dice il genetista, «<em>è la cosa che risulta più difficile da spiegare». </em>Giardina parla poi di «<em>Indagini ed esami condotti accuratamente ma con alcune enormi lacune: come quella dei vari dna maschili e femminili trovati sotto le unghie di Melania. Non sono stati analizzati e non è stato, per scelta, deciso di individuare a chi appartengano. Su alcuni capelli, che hanno la radice, è stata fatta l’analisi che consente di identificare il dna. </em></p>
<p><em> I risultati affermano che tre capelli hanno il dna di Melania, un capello ha un profilo genetico maschile ignoto. Poi sono stati trovati capelli su alcuni fazzoletti, vicino alla scena del crimine che hanno un dna femminile ignoto. Ma questi sono probabilmente del tutto estranei alla vittima e all’omicidio”.<br />
</em></p>
<p><em>“Poi un altro capello è stato trovato sul gomito insieme ad una traccia biologica non meglio identificata di soggetto maschile ignoto che non appartiene né a Salvatore né ad altre persone che hanno fatto esami. E qui finiscono le analisi identificative, quelle che consentono appunto di avere certezza sui dati”.</em></p>
<p><em>“Sugli altri dna sono state condotte le indagini che consentono solo di dire di chi non è quel reperto: esattamente come accade per i gruppi sanguigni. E qui abbiamo che i capelli, senza radice, trovati sulla coppa destra del reggiseno di Melania sono compatibili con il profilo genetico di Salvatore”.</em><br />
<em> </em></p>
<p><em></em></p>
<p><em>“Poi abbiamo il dna trovato sulle labbra che è di Parolisi ma non è possibile tecnicamente definire né se si tratta di dna della pelle o della saliva e né da quanto tempo è stato lasciato. Il dna subungueale è misto: della vittima e di un estraneo o dell’aggressore. E’ importante capire di chi sia. Non lasciamo nulla al caso e di intentato in questo delitto”.</em></p>
<p><em>».</em></p>
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		<title>Il punto sul caso Chico Forti</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 11:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[In un articolo il punto sul caso Chico Forti, detenuto negli Stati Uniti da dieci anni
IL PUNTO-13 genn 2012
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			<content:encoded><![CDATA[<p>In un articolo il punto sul caso Chico Forti, detenuto negli Stati Uniti da dieci anni</p>
<p><a rel="attachment wp-att-5265" href="http://www.kronaka.it/2012/01/20/il-punto-sul-caso-chico-forti/il-punto-13-genn-2012/">IL PUNTO-13 genn 2012</a></p>
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		<title>Un investigatore privato indaga sul caso Claps</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:36:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[claps]]></category>
		<category><![CDATA[investigatore privato]]></category>
		<category><![CDATA[yara gambirasio]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è un investigatore privato che indaga sull&#8217;uccisione di Yara Gambirasio. Si chiama Giorgio Portera ed è stato incaricato dalla famiglia di Yara. Portera, che è un ex tenente del reparto investigativo dei carabinieri è già stato consulente. nel caso Claps. L&#8217;investigatore sarà in pratica un consulente tecnico che affiancherà la procura nelle indagini.
C&#8217;è anche un&#8217;altra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è un investigatore privato che indaga sull&#8217;uccisione di Yara Gambirasio. Si chiama Giorgio Portera ed è stato incaricato dalla famiglia di Yara. Portera, che è un ex tenente del reparto investigativo dei carabinieri è già stato consulente. nel caso Claps. L&#8217;investigatore sarà in pratica un consulente tecnico che affiancherà la procura nelle indagini.</p>
<p>C&#8217;è anche un&#8217;altra novità nel caso, è emersa durante l&#8217;ultima puntata di Chi l&#8217;ha visto? In trasmissione sono copmparse due parsone che la sera della scomparsa di Yara, il 26 novembre dello scorso anno, si trovavano, per una partita di calcetto, nella palestra di Brembate di Sopra. I due hanno spiegato di non essere mai stati interrogati dagli inquirenti né di aver mai ricevuto la richiesta di sottoporsi al tes del Dna.</p>
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		<title>Processo per la morte di Alessandro Mathas: non ci sarà riapertura del dibattimento come richiesto dalla difesa di Rasero</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 17:45:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Grandi processi]]></category>
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		<category><![CDATA[giovanni rasero]]></category>
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		<description><![CDATA[Un aggiornamento dal processo d&#8217;appello per la morte di Alessandro Mathas: la difesa di Giovanni Rasero, condannato in primo grado a 24 anni di carcere, aveva chiesto la riapertura del dibattimento ma la giuria ha dato parere contrario. I giudici hanno invece acconsentito all&#8217;acquisizione dei tabulati del secondo telefono di Katerina Mathas, la mamma del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un aggiornamento dal processo d&#8217;appello per la morte di Alessandro Mathas: la difesa di Giovanni Rasero, condannato in primo grado a 24 anni di carcere, aveva chiesto la riapertura del dibattimento ma la giuria ha dato parere contrario. I giudici hanno invece acconsentito all&#8217;acquisizione dei tabulati del secondo telefono di Katerina Mathas, la mamma del piccolo, i verbali di intervento dei carabinieri e le deposizioni della stessa Mathas.</p>
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		<title>Processo d&#8217;appello per la morte di Alessandro Mathas: una storia terribile ancora in cerca della verità</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 14:42:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi processi]]></category>
		<category><![CDATA[Personaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro Mathas]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Rasero]]></category>
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		<description><![CDATA[Parte il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Alessandro Mathas, il bambino di otto mesi ucciso di botte in un residence di Nervi la notte tra 15 e 16 marzo 2010. In aula ci sarà Giovanni Rasero,  che in primo grado ha avuto una condanna a 24 anni. Che cosa accadde quella notte? Ecco che cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parte il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Alessandro Mathas, il bambino di otto mesi ucciso di botte in un residence di Nervi la notte tra 15 e 16 marzo 2010. In aula ci sarà Giovanni Rasero,  che in primo grado ha avuto una condanna a 24 anni. Che cosa accadde quella notte? Ecco che cosa raccontò la mamma di Alerssandro, Katerina:</p>
<p>Dice Katerina parlando di Rasero, che era con lei quella notte: «Sapevo dentro  di me che era stato lui. Lo sentivo come madre, ma non potevo  dimostrarlo» Alessandro Mathas aveva solo 22 mesi, morì nella notte tra 15 e 16  marzo, ucciso  di botte nel monolocale di un residence di Nervi. Durante  quelle ore Katerina uscì dal monolocale dove era con il suo bambino e  con Rasero. Ecco che le sue parole: «Non dovevo lasciarglielo,  altre  volte lo avevo lasciato da solo con Rasero&#8230; La  notte dell’incidente  con la Smart e poi una sera che mi allontanai per  andare a prendere le  sigarette. Dopo la prima volta che gli affidai  Alessandro avevo notato  dei segni sul volto del bambino, nella guancia  sinistra e quando gli  chiesi  spiegazioni lui mi disse che era  caduto. La sera dell’incidente  con un mio amico siamo arrivati in casa di Rasero alle cinque e mezza  del mattino. Al mio amico  raccontai che Rasero mi aveva detto che il  bimbo era caduto dal tavolo.  In casa c’eravamo io, mio figlio, il mio  amico e Rasero. Quest’ultimo non era  contento che eravamo andati da  lui. Arrivati a casa sua ci siamo fatti  da mangiare e poi ci siamo  messi tutti a dormire. Quando mi sono  svegliata il bambino era in  braccio a Rasero e piangeva. Ricordo che  Rasero era nervosetto per il  fatto che il bambino piangeva. Rasero a un  certo punto prese la  bottiglia del latte e con un gesto di stizza fece  per darla in testa ad  Alessandro».</p>
<p>Dice ancora Katerina: «Conosco  Rasero da tre mesi. L’ho incontrato a  casa di Calissano una mattina.  L’attore mi aveva parlato di un lavoro  che avrei dovuto fare insieme a  lui. All’inizio ci siamo un po’  conosciuti. Poi frequentandosi è nato  fra noi un flirt anche se non  abbiamo mai avuto rapporti sessuali  completi. Ricordo che la sera  quando c’è stato l’incidente con la Smart  mio figlio era con me. Nelle  occasioni in cui il bambino c’era, Antonio  era contento della sua  presenza, ci giocava, lo prendeva in braccio. Il  suo rapporto con lui è  sempre stato positivo. Il signor Rasero mi parlò  dei suoi figli. Mi  diceva che gli  mancavano tanto e che sua moglie non glieli faceva  vedere. Il dialogo  tra noi era ristretto, spesso se ne stava zitto  sdraiato sul letto. Ho  iniziato ad assumere droghe prima di rimanere incinta. E sniffavo pure  durante la  gravidanza, anche perché all’inizio il mio compagno voleva  che  abortissi. Quando all’ospedale i medici mi dissero che forse era  meglio  non farlo perché il bimbo era già formato, decisi di non abortire  più e  a quel punto non feci più uso di droghe fino al parto. Dopo la  nascita  di Ale ho iniziato ogni tanto a sniffare cocaina e solo dopo il  quinto  mese ne ho aumentato il consumo.Il papà del bimbo l’ho  conosciuto in  un circolo, aveva già famiglia. Assumevo due grammi al  giorno oltre  all’hashish. Poi ho conosciuto un  ragazzo, il mio amico di  Rapallo.  Anche lui faceva uso di stupefacenti come Rasero. Rasero  mi sembrava un  ragazzo diverso dagli altri, si presentava come una  persona seria. Mi  piaceva, avrei voluto avere una storia con lui».</p>
<p>Il racconto della notte in cui Alessandro morì:  «Ale era con me,  aveva mangiato a pranzo ma non a merenda. Il bambino  mangiava a pranzo  il minestrone o la carne, e poi faceva merenda con  merendine,  omogeneizzati o yogurt e alla sera cenava solo con il latte.  Quattro  pasti al giorno. Quella sera gli ho dato un biberon di latte. Ho  usato  un biberon particolare perché aveva un buco grosso nel ciuccio e  io  stavo attenta che non scendesse troppo forte.Prima ero già scesa a   comprare 100 euro di cocaina. Poi mi sono vista con Rasero, siamo andati   a Portofino. Prima di tornare a prendere Alessandro (e il resto della   droga) ci siamo fermati in auto a sniffare. Subito dopo siamo andati a   Genova. Dovevo prendere le mie cose, non era previsto che restassi a   dormire. Durante il viaggio Ale era sveglio. Antonio lo stuzzicava, lo   toccava sulla spalla con un dito e Ale rideva. Quando siamo arrivati al   residence il bimbo era sveglio. Era stanco ma non piangeva. Quando  siamo entrati nel monolocale ho messo subito a dormire Alessandro   appoggiandolo sul divano. Mi sono sdraiata con lui per farlo   addormentare. Gli ho messo una giacca sotto la testa per cuscino, l’ho   avvolto con la coperta e poi, per non farlo cadere, gli ho messo accanto   delle cose. Antonio, mentre facevo dormire il bambino, preparava la   droga. Quando Ale si è addormentato ci siamo fatti insieme un   “pippotto”. Ho chiamato uno spacciatore per un appuntamento, mi serviva   altra coca. Per mezz’ora ancora sono rimasta in casa, vicino a mio   figlio. Piangevo , ero triste. Nel frattempo mi ero fatta una canna».</p>
<p>È verso mezzanotte che Katerina Mathas esce di casa  in cerca di  altra coca. Torna nel residence dopo un&#8217;ora e mezza: «Quando  sono  entrata il bimbo era sul divano dove l’avevo lasciato. Era sotto la   coperta e per me la giacca sotto la testa c’era, altrimenti me ne sarei   accorta. Non mi sono messa vicino al bimbo, non mi sono seduta sul   divano».</p>
<p>Quando torna Katerina scambia sms con un suo amico di Rapallo. Scrive  a un certo punto di essere addormentata ad Alessandro: «Era una bugia  per placare la gelosia del mio amico. Volevo fargli  pensare che non ero  con Rasero. Anche Rasero quella sera è uscito per  prendere le  sigarette. Nel frattempo io scrivevo al telefono. Appena  entrata ho  chiesto subito Ale come stava e poi ho preparato la coca.  Quando Rasero  è tornato io ero al telefono col mio amico di Rapallo che  mi accusava  di non avere il bimbo con me. A quel punto ho spento il  cellulare  imprecando e Rasero ha iniziato un approccio sessuale senza  riuscirci.  Gli dissi che non avevo voglia. La tv quando lasciai la casa  era accesa  senza volume, quando tornai era spenta e lui la riaccese  quando io ero  già a letto. Poi mi sono addormentata per risvegliarmi  alle 11 con  Rasero che mi diceva di alzarmi perché il bambino non si  muoveva. Sono  corsa al divano, ho preso in braccio il bambino, ho visto  che era pieno  di macchie rosse, aveva le labbra viola e non dava segni  di vita. Non  capivo cosa stava succedendo. Mi sono vestita velocemente,  ho preso la  mia roba e siamo usciti di casa per andare all’ospedale. Il  bambino era  avvolto nella coperta».</p>
<p>La terribile conclusione: «Durante il tragitto lo tenevo in braccio,  non dava cenni di movimento.  Rasero continuava a dirmi di non dire che  eravamo stati a casa sua.  Ricordo solo che all’entrata dell’ospedale  vidi un’infermiera che stava  fumando una sigaretta e le chiesi di  vedere subito il bambino. Le dissi “non dovevo lasciarglielo”. Sapevo  dentro di me che era stato  lui. Ma non potevo dimostrarlo».</p>
<p>Questo fu il racconto di katerina Mathas. Il pm che indagò sul caso le credette, rinviò a giudizio solo Rasero per omicidio. Al termine del processo, però, la giria, condannano a 24 anni di carcere l&#8217;uomo chiese anche di tornare a indagare sulla mamma di Alessandro. Ecco come si espresse la giuria:</p>
<p>Sono un colpo terribile per Katerina Mathas le motivazioni della sentenza di primo grado, pubblicate ieri, della <a href="../2011/01/24/rasero-condannato-a-26-anni-di-carcere-ma-la-giuria-dice-che-non-e-stato-il-solo-a-uccidere-alessandro-mathas/">condanna</a> a 26 anni di carcere di  <a href="../2011/02/08/gianantonio-rasero-scrive-a-katerina-mathas-e-le-dice-%C2%ABti-meriti-lergastolo%C2%BB/">Giovanni Antonio Rasero</a> per l&#8217;omicidio del piccolo Alessandro Mathas. Secondo ciò che hanno  scritto i giudici, la storia va completamente riscritta. Far uscire  dalle <a href="../2010/04/03/katerina-mathas-e-uscita-dal-carcere-non-ha-uciso-suo-figlio/">indagini</a> la mamma di Alessandro, Katerina, fu, da parte di chi indagava, una  decisione sbagliata «e destituita dal benché minimo fondamento in  termini di credibilità». E cioè,  secondo la giuria, Katerina è  tutt&#8217;altro che innocente.</p>
<p>Alessandro Mathas aveva solo otto mesi, morì, per le violenze subite,  nel residenceVittoria di Nervi la notte del 16 marzo 2010. Una notte  folle, in cui la mamma di Alessandro e il giovane che era con lei,  Rasero, erano strafatti di cocaina.  <strong>Qui raccontammo come andò</strong>.</p>
<h1><a href="../2010/10/25/trenta-minuti-di-agonia-cosi-mori-alessandro-mathas/">Trenta minuti di agonia, così morì Alessandro Mathas</a></h1>
<h2 id="post-2617"><a title="Permanent Link to Omicidio di Alessandro Mathas: la registrazione in cui Rasero dice: «Il morso l’ho dato io»" rel="bookmark" href="../2010/10/01/omicidio-di-alessandro-mathas-la-registrazione-in-cui-rasero-dice-%C2%ABil-morso-lho-dato-io%C2%BB/">Omicidio di Alessandro Mathas: la registrazione in cui Rasero dice: «Il morso l’ho dato io»</a></h2>
<h1><a href="../2010/09/30/il-racconto-di-katerina-mathas-la-notte-in-cui-alessandro-mori/">Il racconto di Katerina Mathas: la notte in cui Alessandro morì</a></h1>
<h1><a href="Le%20brutte%20coincidenze:%20due%20storie%20di%20infanticidio">Le brutte coincidenze: due storie di infanticidio</a></h1>
<p>Sia la <a href="../2010/06/14/katerina-mathas-ed-elizabeta-petersone-amiche-su-facebook-e-i-giornali-ci-si-buttano-al-volo/">Mathas</a> sia Rasero vennnero arrestati. Lei trascorse 13 giorni in carcere poi  venne rilasciata. Chi indagava credette alla sua versione, e cioè che,  al momento della morte di suo figlio, fosse fuori, a cercare altra  cocaina. La giuria che ha condannato Rasero la pensa però diversamente.  «La Mathas era nel monolocale mentre il figlio veniva colpito a morte  tra l’1,30 e le 2», scrivono. Aggiungono:  «Poco importa se abbia  partecipato attivamente o solo assistendo  passivamente alla violenta  condotta sfociata nell’omicidio del figlio  Alessandro». Tra l&#8217;1,30 e le  2 il telefono della Mathas, prima rovente, tace. Tace, scrive la  giuria«insolitamente e inesorabilmente tace». Il perché lo spiega la  corte nelle motivazioni: «Devono essere stati ben altri i fattori  intervenuti ad annientare la spasmodica esigenza di comunicazione sino a  quel momento  espressa dalla Mathas nei confronti del compagno Bruno».  Bruno è Bruno Indovino,   l’uomo con cui la Mathas aveva comunicato, e  comunicherà, via cellulare per il  resto della nottata. Che cosa  accadde, quindi? «Il piccolo Alessandro è già sveglio o, con tutta  probabilità, si  sveglia al ritorno della madre e sciaguratamente  interferisce con  l’ennesima assunzione di cocaina da parte della coppia  Rasero-Mathas. La  donna appena tornata prepara la polvere da sniffare,  sicché con tutta  probabilità tocca all’imputato l’ingrato compito di  calmare in qualche  modo l&#8217;ostinato pianto di Ale<strong> </strong>».</p>
<p>Scrive ancora la giuria della corte d&#8217;Assise: «In tale contesto si  materializza, all’improvviso, la condotta violenta  nei confronti della  piccola vittima, condotta tutt’altro che fulminea:  il bimbo viene  spogliato e bagnato». Un’azione «che, qualunque sia  l’esatta cronologia  degli eventi, non poteva passare inosservata in un  ambiente tanto  angusto quale quello in cui si è consumato il delitto.  Anche le  disperate manovre rianimatorie contestate come sevizie».</p>
<p>La giuria che ha condannato Giovanni Antonio Rasero dice in pratica  che, per lo stesso reato, e cioè omicidio volontario, deve essere  processata anche la mamma di Alessandro. Lei non ha commentato, ha solo  detto: «Sono pronta a farlo, ad andare in carcere».</p>
<p>Ora il processo d&#8217;appello è al via. Katerina Mathas continua a essere persona indagata. Antonio Rasero l&#8217;ha sempre accusato  di essere la reale responsabile della morte del piccolo.</p>
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		<title>Yara Gambirasio: analisi del Dna per una donna di Cassino che però dice: «Io a Brembate non sono mai stata»</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 15:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[brembate di sopra]]></category>
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		<description><![CDATA[Una storia strana, una sorta di giallo nel giallo. È raccontata bene dal sito Crimeblog: una donna di Cassino, nel Lazio, è stata convocata dai carabinieri e le è stato prelevato il Dna. Questo perché dagli esami tecnici sembra che il suo telefono cellulare abbia agganciato una cella telefonica di Brembate di Sopra il giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una storia strana, una sorta di giallo nel giallo. È raccontata bene dal sito <a href="http://www.crimeblog.it/post/8725/yara-gambirasio-prelevato-dna-a-donna-di-cassino-mai-stata-a-brembate">Crimeblog</a>: una donna di Cassino, nel Lazio, è stata convocata dai carabinieri e le è stato prelevato il Dna. Questo perché dagli esami tecnici sembra che il suo telefono cellulare abbia agganciato una cella telefonica di Brembate di Sopra il giorno della scomparsa di Yara Gambirasio. La donna ha raccontato la storia a &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; spiegando tutta la sua angoscia e il suo stupore. La donna a &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; ha detto di non essere mai stata a Brembate di Sopra in vita sua e, addirittura, di non avere quel numero di cellulare. A chi appartiene allora quel numero? C&#8217;è stato un errore nelle analisi tecniche o c&#8217;è qualcosa di cui i magistrati ancora non vogliono parlare?</p>
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		<title>Melania Rea: indagini chiuse, chiesto il rito immediato per Salvatore Parolisi</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 15:35:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[melania rea]]></category>
		<category><![CDATA[ripe di civitella]]></category>
		<category><![CDATA[salavtore parolisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Per Salvatore Parolisi stanno arrivando giornate decisive. La procura di Teramo ha infatti chiuso le indagini e chiede il giudizio immediato nei confronti del caporalmaggiore della caserma di Piceno di Ascoli accusato di aver assassinato la moglie, Melania Rea, il 18 aprile scorso a Ripe di Civitella. Il gip ha ora a disposizione cinque giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per Salvatore Parolisi stanno arrivando giornate decisive. La procura di Teramo ha infatti chiuso le indagini e chiede il giudizio immediato nei confronti del caporalmaggiore della caserma di Piceno di Ascoli accusato di aver assassinato la moglie, Melania Rea, il 18 aprile scorso a Ripe di Civitella. Il gip ha ora a disposizione cinque giorni per decidere. Secondo la procura Parolisi ha agito da solo, non esistono complici. E il movente è chiaro: l&#8217;uomo non riusciva più a gestire la sua doppia vita, tra matrimonio e rapporto con Ludovica, la sua allieva-amante sempre più pressante. Nessun mistero in caserma, quindi.</p>
<p>A Parolisi viene contesta l&#8217;aggravante della crudeltà e del rapporto di parentela.</p>
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		<title>Yara Gambirasio: chiesta proroga di sei mesi per l&#8217;indagine oltre i termini previsti dalla legge</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:10:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[brembate di sopra]]></category>
		<category><![CDATA[dna]]></category>
		<category><![CDATA[yara gambirasio]]></category>

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		<description><![CDATA[Notizia passata sotto silenzio, o quasi: ieri, 10 gennaio, scadevano i termini previsti dalla legge per le indagini sull&#8217;omicidio Yara Gambirasio. Ovviamente è stata chiesta una proroga di sei mesi, richiesta che sarà accordata. Yara venne uccisa il 26 ovembre dell&#8217;anno scorso a Brembate di Sopra, il suo corpo fu ritrovato il 26 febbraio in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Notizia passata sotto silenzio, o quasi: ieri, 10 gennaio, scadevano i termini previsti dalla legge per le indagini sull&#8217;omicidio Yara Gambirasio. Ovviamente è stata chiesta una proroga di sei mesi, richiesta che sarà accordata. Yara venne uccisa il 26 ovembre dell&#8217;anno scorso a Brembate di Sopra, il suo corpo fu ritrovato il 26 febbraio in un campo di Cecchignolo d&#8217;Isola. Le tracce di Dna trovate sul suo corpo sono state sono state paragonate con 13 mila campioni prelevati alle persone che in qualche modo potrebbero aver avuto contatti con la ragazza. I test però, per ora, hanno dato esito negativo.</p>
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