<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Kronaka.it &#187; Cold case</title>
	<atom:link href="http://www.kronaka.it/category/cold-case/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.kronaka.it</link>
	<description>Le storie. Il blog di Stefano Nazzi</description>
	<lastBuildDate>Mon, 06 Feb 2012 08:50:10 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>In semilibertà uno di quelli della Uno bianca</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2012/01/09/in-semiliberta-marino-occhipinti-uno-di-quelli-della-uno-bianca/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2012/01/09/in-semiliberta-marino-occhipinti-uno-di-quelli-della-uno-bianca/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 15:37:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[fratelli savio]]></category>
		<category><![CDATA[marino occhipinti]]></category>
		<category><![CDATA[Uno Bianca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5237</guid>
		<description><![CDATA[Marino Occhipinti ha ottenuto la semilibertà. Era uno di quelli della Uno bianca. Ha una condanna all&#8217;ergastolo per associazione a delinquere, omicidio volontario e rapine. Fu lui, il 19 febbraio 1988, davanti alla Coop di Casalecchio di Reno, a uccidere la guardia giurata Carlo Beccari.  Aveva già usufruito di un permesso nel 2010 per partecipare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marino Occhipinti ha ottenuto la semilibertà. Era uno di quelli della Uno bianca. Ha una condanna all&#8217;ergastolo per associazione a delinquere, omicidio volontario e rapine. Fu lui, il 19 febbraio 1988, davanti alla Coop di Casalecchio di Reno, a uccidere la guardia giurata Carlo Beccari.  Aveva già usufruito di un permesso nel 2010 per partecipare a una via crucis organizzata da Comunione e Liberazione.</p>
<p>La notizia della concessione della semilibertà a Occhipinti arriva cinque giorni dopo l&#8217;anniversario di una delle azioni più feroci che i poliziotti della Uno bianca portarono a termine. Era la notte del 4 gennaio 1991 quando tre carabinieri (Andrea Moneta, Mauro Mitilini e Otello Stefanini) vennero massacrati durante un pattugliamento nel quartiere bolognese del Pilastro. A sparare furono  loro, quelli della Uno bianca. Erano poliziotti (quasi tutti) che, alla fine degli anni ottanta fino ai primi  novanta, andarono in giro per l&#8217;Emilia Romagna, con puntate anche in altre zone, a rapinare e uccidere. Ammazzarono 27 persone, ne ferirono oltre un centinaio, compirono 100 azioni criminali. Uccidevano per rubare, ma anche per razzismo, per uno sguardo sbagliato o semplicemente per il gusto di farlo.</p>
<p>Quella notte di gennaio l&#8217;auto dei poliziotti criminali venne affiancata dalla pattuglia dei carabinieri. Quelli della Uno bianca pensarono a un controllo, iniziarono a sparare: uccisero tutti.  Erano già famosi, avevano ammazzato benzinai e guardie giurate durante alcune rapine, il 20 aprile del 1998 avevano già ucciso a freddo due carabinieri che aveva fermato l&#8217;auto dei banditi per un controllo. Il 6 ottobre del 1990 ammazzarono un passante che stava cercando di annotare il loro numero di targa durante una rapina, il 23 dicembre di quell&#8217;anno si avvicinarono a un campo nomadi e spararono contro una roulotte uccidendo due persone, cinque giorni dopo a Bologna uccisero prima un commerciante durante una rapina a Castelmaggiore poi, qualche ora dopo, a Trebbo di Reno, ammazzarono un passante che si era avvicinato troppo alla Uno Bianca.</p>
<p>Erano bestie, continuarono a uccidere per anni.  Nel 1991, il 28 agosto, a San Mauro Mare, uccisero due operai senegalesi e ne ferirono gravemente un terzo. Non fu durante una rapina, erano neri, per quello spararono. Dopo ogni rapina e omicidio quelli della Uno Bianca facevano telefonate ai giornali, dicevano di essere militanti della Falange Armata.</p>
<p>Furono due poliziotti, Baglioni e Costanza, a intuire che quelli della Uno Bianca potessero essere  come loro,  poliziotti. Seguirono le tracce per mesi, spesso scontrandosi con ovvi scetticismi. Alle fine vennero arrestati tutti. Erano Roberto Savi, poliziotto a Bologna, suo fratello Fabio, unico a non essere in polizia, un altro fratello, Alberto, poliziotto a Rimini, Piertro Gugliotta, poliziotto, operatore radio a Bologna, Marino Occhipinti, poliziotto a Bologna, Luca Vallicelli, poliziotto a Cesena. I tre fratelli Savio furono condannati all&#8217;ergastolo, così come Occhipinti. Gugliotta ha avuto 18 anni, Vallicelli, il cui ruolo era minore, ha preso tre anni e otto mesi. Eva Mikula, fidanzata rumena di Fabio Savi che al processo aiutò a ricostruire tutta la storia della Uno Bianca, venne assolta.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2012/01/09/in-semiliberta-marino-occhipinti-uno-di-quelli-della-uno-bianca/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cristina Golinucci, scomparsa nel nulla vent&#8217;anni fa</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/11/18/cristina-golinucci-scomparsa-nel-nulla-ventanni-fa/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/11/18/cristina-golinucci-scomparsa-nel-nulla-ventanni-fa/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 10:49:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[cesena]]></category>
		<category><![CDATA[convento cappuccini]]></category>
		<category><![CDATA[cristina golinucci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5147</guid>
		<description><![CDATA[Stasera a Quarto Grado si parlerà di una vicenda che pochi conoscono, quella di Cristina Golinnuci, sparita nel nulla a Cesena quasi vent&#8217;anni fa. Ecco chi era Cristina, e la storia di un ennesimo mistero italiano.
Cristina Golinucci, una ragazza di Cesena, sparì nel nulla il 1° settembre del 1992. Disse ai suoi che andava al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stasera a Quarto Grado si parlerà di una vicenda che pochi conoscono, quella di Cristina Golinnuci, sparita nel nulla a Cesena quasi vent&#8217;anni fa. Ecco chi era Cristina, e la storia di un ennesimo mistero italiano.</p>
<p>Cristina Golinucci, una ragazza di Cesena, sparì nel nulla il 1° settembre del 1992. Disse ai suoi che andava al convento dei  cappuccini dove c&#8217;era la sua guida spirituale, padre Lino Ruscelli. La  sua macchina, una Cinquecento azzurra, venne in effetti trovata fuori  dal convento. Ma di Cristina, nessuna traccia. Aveva 21 anni. Le ricerche non diedero nessun risultato: nei giorni seguenti la sparizione i familiari di Cristina si presentarono al convento con il loro cane, speravano potesse riconoscere l&#8217;odore della ragazza ma padre Lino non li fece entrare. Nel 1995 una donna viene stuprata poco lontano dal convento. La polizia arrestò Emanuel Boke, un immigrato ghanese che ai tempi della sparizione di Cristina era ospite dei Cappuccini. In carcere Boke volle vedere padre Ruscelli e gli confessò di aver ucciso Cristina Golinucci. Il padre cappuccino riferì tutto agli inquirenti un anno dopo ma Boke smentì tutto e le indagini non portarono a nulla. Di Boke, una volta scontata la pena di sei anni, si persero poi  le tracce.</p>
<p>Sono 19 anni che la storia di Cristina gira intorno al convento dei  Capuccini. Ci fu una prima perquisizione nel 1997, con l&#8217;aiuto dei  pompieri, ma non venne trovato nulla. Un anno e mezzo fa, dopo il ritrovamento  del corpo di Elisa, Marisa Golinucci, la mamma di Cristina, si è  presentata davanti alla porta dei Capuccini con alcuni geologi per poter  fare  ricerche. Non l&#8217;hanno fatta entrare. Lei allora si è rivolta alla  magistratura. Sono stati utilizzati strumenti sofisticati ma anche così non si è arrivati a nulla. E  la mamma di Cristina combatte ancora per avere almeno un luogo dove deporre un fiore per la figlia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/11/18/cristina-golinucci-scomparsa-nel-nulla-ventanni-fa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Via Poma, il processo d&#8217;appello e la fiction Tv</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/11/16/via-poma-il-processo-dappello-e-la-fiction-tv/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/11/16/via-poma-il-processo-dappello-e-la-fiction-tv/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 15:21:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi processi]]></category>
		<category><![CDATA[Raniero Busco]]></category>
		<category><![CDATA[romna]]></category>
		<category><![CDATA[servizi segreti]]></category>
		<category><![CDATA[Simonetta Cesaroni]]></category>
		<category><![CDATA[via Poma]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5144</guid>
		<description><![CDATA[Giovedì prossimo, 24 novembre, comincia  il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990. Poi c&#8217;è un&#8217;altra notizia, più piccola, marginale, ma che ha creato un bel po&#8217; di scompiglio: sei giorni dopo l&#8217;inizio del processo, e quindi in pieno svolgimento, Mediaset manderà in onda una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5143" href="http://www.kronaka.it/2011/11/16/via-poma-il-processo-dappello-e-la-fiction-tv/12731-cesa/"><img class="alignleft size-full wp-image-5143" title="12731-cesa" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/11/12731-cesa.jpg" alt="" width="160" height="140" /></a>Giovedì prossimo, 24 novembre, comincia  il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto in via Poma, a Roma, il 7 agosto 1990. Poi c&#8217;è un&#8217;altra notizia, più piccola, marginale, ma che ha creato un bel po&#8217; di scompiglio: sei giorni dopo l&#8217;inizio del processo, e quindi in pieno svolgimento, Mediaset manderà in onda una fiction su quella storia, &#8220;Via Poma&#8221;, si dovrebbe intitolare. Il processo di primo grado si è concluso, un anno fa, con la condanna a 24 anni di carcere di Raniero Busco, che all&#8217;epoca del delitto era il fidanzato della ragazza uccisa. La storia di ciò che avvenne in via Poma, quel giorno d&#8217;estate, è restata per oltre 20 anni un mistero. Simonetta lavorava negli uffici dell&#8217;Aiag, Associazione italiana alberghi della gioventù. Il 7 agosto andò a lavorare come al solito, i genitori l&#8217;aspettavano a casa per le otto di sera, alle nove e mezza non vedendola arrivare diedero l&#8217;allarme.</p>
<p>Simonetta viene trovata seminuda, sul pavimento, colpita con coltellate al petto, alla giugulare, al fegato, agli occhi. Sul seno il segno di un morso. Le stanze dell&#8217;Aiag sono in ordine, sulla maniglia c&#8217;è del sangue. Le indagini puntano sul portiere dello stabile di via Poma 2, Pietrino Vanacore: sui suoi pantaloni vengono trovate macchie di sangue. Vanacore resta in carcere 26 giorni, le analisi stabiliscono poi che quelle macchie di sangue sono sue (soffriva di emorroidi).  Due anni dopo nell&#8217;inchiesta entra un altro personaggio, Federico Valle, e ci entra in maniera assurda. Un signore austriaco, Roland Voeller, va alla polizia e racconta una strana storia: dice che un giorno era al telefono con con un amico quando, per un contatto, nella telefonata è entrata la voce di una sconosciuta. L&#8217;austriaco e la sconosciuta fanno amicizia, si sentono più volte. Il 7 agosto la donna dice all&#8217;uomo di essere preoccupata perché il figlio, che soffre per il divorzio dei genitori, è andato a trovare il nonno, Cesare Valle, che abita in via Poma 2, e ancora non è tornato. Il giorno dopo la donna racconta a Voeller che il figlio è tornato a casa sconvolto e sporco di sangue. I magistrati indagano, nell&#8217;inchiesta  entra nuovamente anche Vanacore che, viene ipotizzato, sarebbe il complice di Valle. Ma è solo fumo, indizi concreti non ce ne sono. Si scoprirà poi che Voeller è un truffatore. Le indagini rallentano poi sembrano entrare in una zona morta.</p>
<p>Passano gli anni,  di tanto in tanto si torna a parlare di via Poma. Si tira in ballo un possibile  coinvolgimento dei servizi segreti (gli uffici dell&#8217;Aiag sarebbero in realtà una copertura). E salta fuori anche la banda della Magliana che in qualche modo viene sempre nominata, a Roma, quando c&#8217;è un delitto. Nel 2005 arriva la svolta vera grazie a quelle che vengono chiamate &#8220;le nuove tecniche investigative&#8221;, e cioè le analisi sul Dna. Si scopre che il Dna di Raniero Busco è compatibile con quello trovato sul reggiseno della ragazza. Lui ribatte: «Certo, eravamo fidanzati, qualche giorno prima eravamo stati insieme». «Sì», risponde la sorella di Simonetta Cesaroni, «ma il giorno in cui è stata uccisa, mia sorella aveva messo biancheria pulita». Le analisi indicano anche che l&#8217;arcata dentaria di Raniero è compatibile con quella che ha lasciato il morso sul seno della ragazza uccisa. Le perizie stabiliscono anche che il sangue sulla maniglia dell&#8217;ufficio dell&#8217;Aiag è una commistione del sangue di Simonetta e di sangue maschile, quest&#8217;ultimo è per alcuni fattori compatibile con quello di Busco. All&#8217;epoca dell&#8217;omicidio l&#8217;ex fidanzato venne ovviamente interrogato: il suo alibi fu giudicato convincente. Il fatto è che ora di quel rapporto di polizia non c&#8217;è più traccia e l&#8217;alibi di Busco non sembra più così solido.               Il processo di primo grado inizia nel febbraio del 2010. Il 9 marzo Pietrino Vanacore viene trovato morto: si è legato una caviglia a un albero e si è lasciato annegare in mare, a Torricella, nel tarantino, dove viveva ormai da tempo. Il 20 marzo avrebbe dovuto deporre al processo, lascia scritto un biglietto: &#8220;20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio&#8221;.  Il 26 gennaio 2011 il processo si conclude con la condanna di Busco a 24 anni di carcere. Ora parte l&#8217;appello.</p>
<p>Questa è la storia, parecchio riassunta, di una delle vicende  italiane di cronaca più misteriose. Poi c&#8217;è l&#8217;altra notizia, quella della fiction. L&#8217;ha girata Roberto Faenza, ma il punto non è la bravura del regista o degli attori. Le domande sono altre. Che storia racconta? Da quale punto di vista? Come è presentata la figura di Raniero Busco? Faenza e la produzione assicurano che la fiction non influenzerà minimamente opinione pubblica e giuria. Ma perché mandarla in onda a processo in corso? Basta un&#8217;immagine, una sensazione, per pendere da una parte o dall&#8217;altra. I legali di Raniero Busco si oppongono alla messa in onda della fiction il 30 novembre prossimo. Difficile dar loro torto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/11/16/via-poma-il-processo-dappello-e-la-fiction-tv/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il processo per il delitto di Garlasco ruota ancora intorno ai video pronografici scaricati da Alberto Stasi</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/11/14/il-processo-per-il-delitto-di-garlasco-ruota-ancota-intorno-ai-video-pronografici-scaricati-da-alberto-stasi/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/11/14/il-processo-per-il-delitto-di-garlasco-ruota-ancota-intorno-ai-video-pronografici-scaricati-da-alberto-stasi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 15:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi processi]]></category>
		<category><![CDATA[Alberto Stasi]]></category>
		<category><![CDATA[Chiara Poggi]]></category>
		<category><![CDATA[Garlasco]]></category>
		<category><![CDATA[perizie]]></category>
		<category><![CDATA[video porno]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5133</guid>
		<description><![CDATA[Il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, ruota ancora, essenzialmente, sui celebri video pornografici ritrovati nel computer del fidanzato di Chiara, Alberto Stasi. La teoria dell&#8217;accusa non è cambiata rispetto al processo di primo grado: Chiara Poggi avrebbe trovato i video scaricati da Alberto e da lì [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il processo d&#8217;appello per l&#8217;omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, ruota ancora, essenzialmente, sui celebri video pornografici ritrovati nel computer del fidanzato di Chiara, Alberto Stasi. La teoria dell&#8217;accusa non è cambiata rispetto al processo di primo grado: Chiara Poggi avrebbe trovato i video scaricati da Alberto e da lì sarebbe nata la lite poi degenerata nell&#8217;aggressione del ragazzo ai danni della fidanzata. La Difesa di Stasi è pronta a replicare: tra i due ragazzi non c&#8217;era nessun tabù, l&#8217;intesa sessuale tra Chiara e Alberto era forte, tanto che i due ne parlavano apertamente anche dialogando in Internet. Per provarlo gli avvocati presentano la tarscrizione di una chat tra Chiara e Alberto. Il dialogo è datato 17 settembre 2006: &#8220;Tato, che cosa fai oggi?&#8221; &#8220;Navigo un po&#8217; in Internet. Senti posso scaricare qualche filmino porno? Non so sia il caso visto che dobbiamo trasferire quasi un giga&#8221;. &#8220;Vedi tu, basta che non mi rallenti il trasferimento&#8221; &#8220;Appunto&#8221; &#8220;Riappunto&#8221;.</p>
<p>L&#8217;accusa chiederà poi altre perizie sulla camminata di Alberto Stasi e nuove testimonianze. Ma la questione dei video pornografici resta comunque centrale nel processo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/11/14/il-processo-per-il-delitto-di-garlasco-ruota-ancota-intorno-ai-video-pronografici-scaricati-da-alberto-stasi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elisa Claps, una storia italiana</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/11/12/elisa-claps-una-storia-italiana/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/11/12/elisa-claps-una-storia-italiana/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 18:08:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi processi]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Restivo]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Claps]]></category>
		<category><![CDATA[gildo cllaps]]></category>
		<category><![CDATA[piazza fontana]]></category>
		<category><![CDATA[ustica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5131</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono storie, in Italia, segnate da depistaggi, insabbiamenti, coperture. Storie magari piccole, microstorie che rotolano parallele alle grandi storie nere di questo Paese: piazza Fontana, Ustica, stazione di Bologna, l&#8217;elenco è lungo. Ecco accanto a questi capitoli che hanno segnato un&#8217;epoca c&#8217;è la storia di una piccola ragazza di una città del sud, Potenza: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono storie, in Italia, segnate da depistaggi, insabbiamenti, coperture. Storie magari piccole, microstorie che rotolano parallele alle grandi storie nere di questo Paese: piazza Fontana, Ustica, stazione di Bologna, l&#8217;elenco è lungo. Ecco accanto a questi capitoli che hanno segnato un&#8217;epoca c&#8217;è la storia di una piccola ragazza di una città del sud, Potenza: si chiamva Elisa Claps. La sua storia è quella del suo assassino non è solo il racconto di un omicidio, è anche altro, molto altro. Ieri Danilo Restivo è stato condannato a 30 anni di reclusione per aver assassinato quella ragazza, quasi 18 anni fa. Non era in aula al processo: sta scontando la pena dell&#8217;ergastolo, in Inghilterra, per l&#8217;omicidio di una donna di 40 anni, Heather Barnett. La sua condanna chiude una parte di questa storia. Solo una parte.</p>
<p>Elisa Claps aveva 16 anni, scomparve a Potenza il 12 settembre 1993. Uscì di casa la mattina per andare a messa nella chiesa della Santissima Trinità. Disse anche che aveva un appuntamento con un ragazzo. Le amiche spiegarono poi che quel ragazzo era Danilo Restivo, uno che ogni tanto prendeva di mira qualche ragazza e la tempestava con telefonate mute, in sottofondo la colonna sonora di &#8220;Profondo Rosso&#8221;. Il pomeriggio stesso della scomparsa di Elisa, Restivo andò al pronto soccorso, aveva un taglio profondo alla mano, disse di esserlo fatto cadendo mentre attraversava un cantiere in città. Il 13 settembre un poliziotto incaricato delle indagini parlò con le amiche di Elisa, scrisse in un rapporto che c&#8217;era la possibilità che Elisa fosse stata rapita da Restivo &#8220;a scopi di libidine&#8221;. Chiese l&#8217;autorizzazione al magistrato di poter sequestrare gli abiti indossati da Restivo il giorno della scomparsa, il magistrato non firmò la richiesta. La casa di Restivo non venne perquisita né venne perquisita la chiesa della Santisima Trinità. Il parroco della chiesa, don Mimì Sabia, il giorno dopo la scomparsa di Elisa, chiuse il portone e partì per qualche giorno di cure termali. Al ritorno il poliziotto gli chiese se conosceva bene Danilo Restivo, lui rispose «no, solo di vista». Non era vero: Restivo era il factotum di don Mimì, aveva le chiavi dell&#8217;oratorio. E questo a Potenza, lo sapevano in tanti.</p>
<p>Come sempre accade in questi casi, arrivarono segnalazioni sulla presenza di Elisa in ogni parte d&#8217;Italia e all&#8217;estero. Si fecero ipotesi su ipotesi, anche, naturalmente, che la sua fosse una fuga volontaria. In realtà, nessuna la cercava.</p>
<p>Nel 1997 un agente del servizio segreto civile, il Sisde, raccolse alcune voci da una serie di informatori, prevalentemente nell&#8217;ambiente ecclesiastico. Scrisse un&#8217;informativa in cui diceva che Elisa Claps era stata uccisa il giorno stesso della sua scomparsa e che il corpo era stato nascosto &#8220;in un luogo appartato ma molto frequentato&#8221;. Quel dossier scomparve nel nulla. Intanto tre anni prima Danilo Restivo era stato anche processato: aveva infatti mentito dicendo di non aver visto Elisa quel 12 settembre. Davanti ai giudici dovette ammettere di averla vista, in effetti, in piazza. Poi, disse, la ragazza era entrata in chiesa e lui se n&#8217;era andato. Nemmeno allora, però, a qualcuno saltò in mente di andare a perquisire i locali della chiesa. Durante il processo, tra l&#8217;altro, era venuta alla luce una particolare e terrificante abitudine di Restivo: se ne andava in giro sugli autobus a tagliare di nascosto ciocche di capelli alle ragazze. Restivo se la cavò con una condanna lieve per falsa testimonianza. Se ne andò dall&#8217;Italia, si trasferì a Bournemouth, in Inghilterra. Il 12 novembre 2002, Heather Barnett, una sarta 40enne che abitava davanti all&#8217;abitazione di Restivo, fu trovata morta nella sua vasca da bagno. Era stata massacrata a colpi di forbice, nel pugno l&#8217;assassino le aveva messo una ciocca di capelli femminili.</p>
<p>La polizia inglese puntò subito su Restivo, anche in quel caso però le indagini non portarono a nulla.</p>
<p>Intanto a Potenza la famiglia Claps continuava a battersi, praticamente da sola, perché qualcuno riprendesse in mano le indagini. Gildo Claps, il fratello di Elisa, continuava a fare apertamente il nome di Danilo Restivo. E a denunciare coperture da parte soprattutto dell&#8217;ambiente ecclesiastico di Potenza.</p>
<p>Il 17 marzo del 2010 un gruppo di operai salito in un locale del sottoteto della chiesa della Santissima Trinità, trovò un corpo mummificato. Era quello di Elisa: era sempre stato lassù, sopra la chiesa, mentre sotto la vista scorreva. Mentre sotto don Mimì Sabia diceva messa.</p>
<p>L&#8217;autopsia accerterà poi che Elisa era stata uccisa con 13 colpi di lama, forse una forbice. E che poi l&#8217;assassino aveva tagliato, con precisione, gli indumenti intimi della ragazza e alcune ciocche di capelli. Accanto al corpo fu trovato anche un bottone rosso, le cronache fantasticarono molto su questo fatto, parlando di una abito cardinalizio, in realtà la provenienza di quel bottone non è mai stata accertata. È accertato invece che in quel sottotetto nelgli anni ci salirono in tanti:  ci andavano ragazzi e ragazze di Potenza per appartarsi, c&#8217;era anche un materasso in un angolo. Il corpo di Elisa era qualche metro più in là, coperto alla buona da calcinacci.</p>
<p>È una storia incredibile a rimetterla insieme oggi. Perché le indagini hanno scoperto anche che il 17 marzo è solo la data ufficiale del ritrovamento del corpo. Un viceparroco delle chiesa, don Wagno, qualche mese prima era salito nel sottotetto chiamato da due addette alle pulizie: le donne fecero vedere il corpo a don Wagno. Lui poi ammetterà, candidamente, di aver telefonato all&#8217;arcivescovo per avertirlo della cosa «ma», disse agli inquirenti, «l&#8217;arcivescovo era occupato, non venne al telefono e io poi mi scordai della faccenda». Così disse: si era scordato di aver trovato un cadavere nel sottotetto della chiesa.</p>
<p>Don Wagno ora è in Africa, don Mimì Sabia è morto qualche anno fa.</p>
<p>Nel frattempo Danilo Restivo era stato arrestato dalla polizia inglese. Durante le indagini sull&#8217;omicidio Barnett il ragazzo era stato messo sotto sorveglianza. Lo bloccarono dopo che era stato visto appostarsi in un parco di Bournemouth, nascosto dietro un albero a seguire le mosse di una donna che coreva lungo i sentieri. In auto gli trovarono, in una borsa nera, due paia di forbici di diverse dimensioni, foderine per i sedili dell&#8217;auto, un grosso coltello, un paio di Nike di ricambio, una camicia identica a quella che stava indossando. Quel giorno, era maggio,Restivo aveva addosso una pesante giacca invernale e copripantaloni impermeabili. Un abbigliamento che la polizia giudicò «eccessivo date le condizioni atmosferiche».</p>
<p>Questa è la storia, molto riassunta. Il processo che ha portato alla condanna italiana di Restivo si è tenuto con rito abbreviato. La famiglia Claps, parte civile, non ha potuto a chiamare tutti quei personaggi, tra inquirenti dell&#8217;epoca e membri della curia potentina, che avrebbe voluto. Andranno avanti Gildo Claps e sua mamma Filomena: vogliono che le coperture e i depistaggi saltino fuori, che le responsabilità vengono accertate. Anche in questa storia si è parlato molto di massoneria che in Italia non è solo il ricordo della P2 di Licio Gelli.</p>
<p>Dice Gildo Claps: «Se 18 anni fa si fosse indagato sul serio, Heather Barnett non sarebbe mai morta».</p>
<p>A Potenza la chiesa della Santissima Trinità è ancora chiusa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/11/12/elisa-claps-una-storia-italiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Danilo Restivo condannato a 30 per l&#8217;omicidio di Elisa Claps</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/11/11/danilo-restivo-condannato-a-30-per-lomicidio-di-elisa-claps/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/11/11/danilo-restivo-condannato-a-30-per-lomicidio-di-elisa-claps/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2011 16:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Restivo]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Claps]]></category>
		<category><![CDATA[heather barnett]]></category>
		<category><![CDATA[potenza]]></category>
		<category><![CDATA[santissima trinità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5129</guid>
		<description><![CDATA[Danilo Restivo è stato condannato a 30 anni per aver assassinato Elisa Claps, a Potenza, il 13 settembre 1993. La condanna si somma a quella dell&#8217;ergastolo che gli è stata comminata in Inghilterra per l&#8217;omicidio di Heather Barnett.
Non finisce qui. La famiglia vuole sapere chi, in questi anni, ha coperto Danilo Restivo, chi ostacolò  e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Danilo Restivo è stato condannato a 30 anni per aver assassinato Elisa Claps, a Potenza, il 13 settembre 1993. La condanna si somma a quella dell&#8217;ergastolo che gli è stata comminata in Inghilterra per l&#8217;omicidio di Heather Barnett.</p>
<p>Non finisce qui. La famiglia vuole sapere chi, in questi anni, ha coperto Danilo Restivo, chi ostacolò  e depistò le indagini? Quanto sapeva don Mimì Sabia, parroco della chiesa della Santissima Trinità dove il corpo di Elisa è stato trovato, il 17 marzo 2010? E quali altri uomini della curia hanno avuto in qualche modo informazioni sull&#8217;omicidio di Elisa?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/11/11/danilo-restivo-condannato-a-30-per-lomicidio-di-elisa-claps/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Denise Pipitone: sette anni senza risposte</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/11/09/denise-pipitone-sette-anni-senza-risposte/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/11/09/denise-pipitone-sette-anni-senza-risposte/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 14:36:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[denise pipitone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5127</guid>
		<description><![CDATA[Sono passati sette anni dal giorno in cui Denise Pipitone sparì nel nulla. Era il 1° settembre del 2004, Denise aveva quattro anni, stava giocando davanti a casa, in via Domenico La Bruna, a Mazara del Vallo. La mamma era a un corso di informatica, la nonna era in casa, a cucinare. Quando si affacciò, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati sette anni dal giorno in cui Denise Pipitone sparì nel nulla. Era il 1° settembre del 2004, Denise aveva quattro anni, stava giocando davanti a casa, in via Domenico La Bruna, a Mazara del Vallo. La mamma era a un corso di informatica, la nonna era in casa, a cucinare. Quando si affacciò, verso mezzogiorno, per chiamare la nipote, Denise non c&#8217;era più. Il 25 ottobre scorso ha (avrebbe?) compiuto 11 anni. C&#8217;è un processo in corso, uno di quei processi italiani infiniti: è iniziato nel marzo del 2010 e oggi è solo alla tredicesima udienza, si tiene nel tribunale di Marsala. Sul banco degli imputati c&#8217;è Jessica Pulizzi, sorellastra della vittima. Il suo ex fidanzato, un ragazo italo tunisino, Gaspare Ghaleb, è accusato di falsa testimonianza.<br />
È una storia complicatissima, oltre che angosciante, quella della scomparsa di Denise. Dopo la sparizione si seppe che la bambina  non era figlia di Tony Pipitone, quello che tutti credevano fosse il padre, ma di Pietro Pulizzi, che aveva avuto una relazione con Piera Maggio, la mamma. Per mesi ci furono avvistamenti in tutta Italia: Denise fu segnalata soprattutto in città del Nord. Come avviene sempre in questi casi in tanti giuravano di averla vista chiedere l&#8217;elemosina asieme a donne rom. Tutte le piste portarono a nulla, intanto gli inquirenti tenevano sotto osservazione i parenti di Denise. Nel 2005 ci fu un&#8217;intercettazione ambientale: Jessica, che aveva allora 17 anni, diceva alla mamma, Anna Corona: «Io a casa ci &#8216;a purtai». Per i magistrati parlava di Denise. Insomma, la bambina sarebbe stata rapita perché vittima di gelosie e ritorsioni familiari. Entrò in scena un altro personaggio: Giuseppe D&#8217;Assaro, ex marito di Anna Corona. Disse che la bambina era stata portata in un ristorante di Mazara del Vallo, poi a Palermo. Raccontò poi che Denise era stata uccisa e gettata in mare. Gli inquirenti non sono mai stati convinti dell&#8217;attendibilità di questo racconto.<br />
Sta di fatto che di Denise Pipitone non è mai più saputo nulla. La mamma, Piera Maggio, non molla mai ma è difficilissimo far mantenere alta l&#8217;attenzione su una storia che sembra così lontana. Lei è convinta che Denise sia viva, che sia stata rapita. E chiede che «la burocrazia non rallenti la giustizia».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/11/09/denise-pipitone-sette-anni-senza-risposte/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La straordinaria figura della mamma di Elisa Claps</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/11/09/la-straordinaria-figura-della-mamma-di-elisa-claps/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/11/09/la-straordinaria-figura-della-mamma-di-elisa-claps/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 09:01:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Danilo Restivo]]></category>
		<category><![CDATA[Elisa Claps]]></category>
		<category><![CDATA[filomena]]></category>
		<category><![CDATA[santisima trinità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5124</guid>
		<description><![CDATA[Ieri è iniziato a Salerno il processo per l&#8217;omicidio di Elisa Claps. Spiccava la figura minuta ma eretta, forte, dell&#8217;anziana mamma di Elisa: chiede la verità. Ma la verità piena, completa.. L&#8217;unico imputato, Danilo Restivo, non è in aula: sconta l&#8217;ergastolo in Inghilterra per l&#8217;assassinio di un&#8217;altra donna, Heather Barnett. Ma c&#8217;è da capire chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri è iniziato a Salerno il processo per l&#8217;omicidio di Elisa Claps. Spiccava la figura minuta ma eretta, forte, dell&#8217;anziana mamma di Elisa: chiede la verità. Ma la verità piena, completa.. L&#8217;unico imputato, Danilo Restivo, non è in aula: sconta l&#8217;ergastolo in Inghilterra per l&#8217;assassinio di un&#8217;altra donna, Heather Barnett. Ma c&#8217;è da capire chi lo aiutò, chi lo coprì. Chi sapeva, prima del ritrovamento &#8220;ufficiale&#8221;, che il corpo di Elisa era nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità? Elisa è mai stata veramente cercata? perché non fu perquisito quel sottotetto? Sono trascorsi 17 anni dalla morte di Elisa. Ora è il momento della verità. Della verità piena, come chiede Filomena, la mamma di Elisa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/11/09/la-straordinaria-figura-della-mamma-di-elisa-claps/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Elena Romani assolta definitivamente. Chi ha ucciso Matilda?</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/10/30/elena-romani-assolta-definitivamente-chi-ha-ucciso-matilda/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/10/30/elena-romani-assolta-definitivamente-chi-ha-ucciso-matilda/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 30 Oct 2011 18:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Grandi processi]]></category>
		<category><![CDATA[antonio cangialosi]]></category>
		<category><![CDATA[delito bambina]]></category>
		<category><![CDATA[elena romani]]></category>
		<category><![CDATA[matilnda]]></category>
		<category><![CDATA[roasio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5079</guid>
		<description><![CDATA[Elena Romani è stata assolta definitivamente. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di assoluzione decisa dalla Corte d&#8217;appello di Torino nel 2009. Elena non ha ucciso sua figlia Matilda. Resta così la domanda: chi è l&#8217;assassino della piccola? La storia è di quelle che fanno venire i brividi. Era una giornata caldissima di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-5080" href="http://www.kronaka.it/2011/10/30/elena-romani-assolta-definitivamente-chi-ha-ucciso-matilda/romani01g/"><img class="alignleft size-full wp-image-5080" title="romani01g" src="http://www.kronaka.it/wp-content/uploads/2011/10/romani01g.jpeg" alt="" width="300" height="230" /></a><a href="http://www.kronaka.it/2010/04/23/elena-romani-e-una-storia-maledetta-che-non-finisce-mai/">Elena Romani</a> è stata assolta definitivamente. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di assoluzione decisa dalla Corte d&#8217;appello di Torino nel 2009. Elena non ha ucciso sua figlia <a href="http://www.kronaka.it/2010/02/19/chi-ha-ucciso-matilda/">Matilda</a>. Resta così la domanda: chi è l&#8217;assassino della piccola? La storia è di quelle che fanno venire i brividi. Era una giornata caldissima di luglio quando Matilda, una bambina di 22 mesi, morì a Roasio, nel vercellese. In casa quel pomeriggio c&#8217;erano la mamma, Elena, che era da tempo separata dal papà della bambina, e il suo fidanzato, Antanio Cangialosi. L&#8217;autospia stabilì che Matilda aveva gravissime lesioni al fegato, al rene, alle costole. Matilda era morta perché qualcuno le aveva dato un calcio fortissimo alla schiena. Elena venne arrestata, raccontò di essere uscita a stendere il bucato e, al ritorno, di aver trovato Matilda agonizzante. Cangialosi diede un&#8217;altra versione: è vero, disse, che Matilda si sentì male quando era con me, ma poco prima era rimasta a lungo sola con la madre  perché io dormivo. Cangialosi venne prosciolto in fase di udienza preliminare, Elena Romani andò a processo. I giudici l&#8217;hanno ritenuta innocente. e anzi, la giuria della Corte d&#8217;appello, ha chiesto che si tornasse a indagare sul quel pomeriggio di luglio a Roasio analizzando nuovamente la posizione di Cangialosi. Per dare finalmente la risposta alla domanda che per primi si posero i soccoritori del 118 quando arrivarono nella casa dove Matilda stava morendo: che cosa è successo? chi l&#8217;ha colpita?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/10/30/elena-romani-assolta-definitivamente-chi-ha-ucciso-matilda/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dopo 31 anni c&#8217;è il Dna di uno degli assassini di Valerio Verbano</title>
		<link>http://www.kronaka.it/2011/10/28/dopo-31-anni-ce-il-dna-di-uno-degli-assassini-di-valerio-verbano/</link>
		<comments>http://www.kronaka.it/2011/10/28/dopo-31-anni-ce-il-dna-di-uno-degli-assassini-di-valerio-verbano/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 10:46:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Nazzi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cold case]]></category>
		<category><![CDATA[carla verbano]]></category>
		<category><![CDATA[dna]]></category>
		<category><![CDATA[francesca mambvro]]></category>
		<category><![CDATA[giusva fioravanti]]></category>
		<category><![CDATA[valrio verbano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.kronaka.it/?p=5077</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono voluti 31 anni, finalmente  c&#8217;è una novità. I Ris dei carabinieri sono riusciti a isolare il Dna sugli occhiali lasciati da uno degli assassini nella casa dove venne ucciso Valerio Verbano. Erano da poco passate le 12.30 del 22 febbraio 1980, tre persone suonarono alla porta di un appartamento di via Monte Bianco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono voluti 31 anni, finalmente  c&#8217;è una novità. I Ris dei carabinieri sono riusciti a isolare il Dna sugli occhiali lasciati da uno degli assassini nella casa dove venne ucciso <a href="http://www.kronaka.it/2011/02/24/lomicidio-nero-di-valerio-verbano-e-il-ricordo-di-una-storia-del-1977/">Valerio Verban</a>o. Erano da poco passate le 12.30 del 22 febbraio 1980, tre persone suonarono alla porta di un appartamento di via Monte Bianco 114, a Roma: lì abitava Valerio Verbano, militante di sinistra legato ai collettivi autonomi. Gli assassini legarono i genitori di Valerio, quando lui rientrò in casa ci fu una colluttazione, lui cercò di scappare ma fu bloccato da un colpo di pistola alla schiena. Valerio morì quasi subito, fece solo in tempo a rantolare «Aiutami mamma». Gli assassini scappando lasciarono un silenziatore artigianale per la pistola, una passamontagna, un cappello e un paio di occhiali. Cappello e passamontagna furono distrutti su disposizione del giudice istruttore nel 1989. La sera dell&#8217;omicidio arrivò una rivendicazione da parte dei Nar, i nuclei armati rivoluzionari di <a href="http://www.kronaka.it/2010/08/01/io-ricordo-il-2-agosto1980-fioravanti-e-mambro-innocenti-forse-pero/">Valerio Fioravanti</a> e Francesca Mambro. Loro hanno sempre negato qualsiasi responsabilità nell&#8217;omicidio (si sono invece assunte quelle di altri omicidi, rivendicati dai Nar). Gli stessi inquirenti, che hanno riaperto le indagini, pensano che gli assassini provenissero da ambienti neofascisti non appartenenti a gruppi organizzati e ben definiti. I sospetti si sono focalizzati su due nomi: un uomo che vive da tempo in Brasile e un altro, professionista affermato, che si è trasferito a Milano. Ora c&#8217;è finalmente la possibilità di comparare il Dna isolato sugli occhiali con quello dei due sospettati. Dopo 31 anni è forse vicina la svolta che <a href="http://www.kronaka.it/2011/02/22/chi-ha-ucciso-valerio-verbano-trentun-anni-fa-un-omicidio-infame-senza-colepvoli/">Carla</a>, la mamma di <a href="http://www.kronaka.it/2011/02/22/chi-ha-ucciso-valerio-verbano-trentun-anni-fa-un-omicidio-infame-senza-colepvoli/">Valerio</a>, aspetta da anni.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.kronaka.it/2011/10/28/dopo-31-anni-ce-il-dna-di-uno-degli-assassini-di-valerio-verbano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

