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La Svizzera dice “no” alla chiusura anticipata di alcune centrali nucleari

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Per chi ha a cuore la tutela dell’ambiente questo fine d’anno sta riservando delusioni in serie: la più eclatante è senza dubbio la vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane, shock solo in parte mitigato dalle dichiarazioni post-vittoria del tycoon, che ha annunciato di non voler recedere dall’Accordo di Parigi.

Dopo le elezioni americane, che mai come quest’anno hanno avuto tra i temi dominanti quelli relativi all’ambiente, vi era un altro appuntamento molto importante, ovvero il referendum con cui gli svizzeri erano chiamati a dire la propria relativamente all’uscita anticipata o meno dal nucleare. Ebbene, i risultati non hanno sorriso a chi ritiene che per la tutela dell’ambiente sia necessario abbandonare il nucleare come fonte di produzione di energia.

La Svizzera dice no all’addio anticipato al nucleare

L’elettorato elvetico ha detto no alla proposta dei partiti rientranti tra quelli di sinistra e dei Verdi, i quali avevano sottoposto alla sua attenzione la possibilità di chiudere anticipatamente con il nucleare.

La proposta, appoggiata da tutte le associazioni che in Svizzera si occupano dei problemi dell’ambiente, se approvata avrebbe portato alla chiusura di un numero di reattori nucleari al momento attivi sul territorio in un numero compreso da 3 a 5, il tutto entro la fine del 2017. I “no” a questa proposta hanno vinto abbastanza nettamente, visto che a favore del mantenimento in attività di questi impianti si è espresso il 54% degli elettori, mentre il 46% ha votato in senso opposto.

Va però detto che la partecipazione a questa ennesima prova di democrazia diretta è stata assai bassi, non arrivando nemmeno al 45%: a recarsi alle urne è stato infatti, stando alle stime ufficiali delle autorità svizzere, solo il 44,8% degli aventi diritto.

Le conseguenze del risultato referendario

L’unico aspetto positivo per ambientalisti e per partiti che della tutela dell’ambiente hanno fatto una delle proprie bandiere è il fatto che l’addio al nucleare è un qualcosa che comunque, per quanto riguarda la Svizzera, finirà in ogni caso con il concretizzarsi.svizzera-voto-decidere-sul-nucleare-orig_main

Il referendum infatti puntava alla chiusura dei reattori a cui si deve circa il 30% dell’energia elettrica prodotta nel Paese e quindi ad una accelerazione di un programma che prevede comunque l’addio a questo modo di produrre energia. Le stesse autorità elvetiche, sia quelle centrali che quelle dei singoli Cantoni, hanno infatti preso coscienza, dopo quanto avvenuto a Fukushima, della necessità di apportare dei cambiamenti nella politica energetica e tra gli impegni presi e ribaditi in questi anni vi è quello di una graduale chiusura delle centrali nucleari attive nel Paese. Alcuni potrebbero domandarsi allora il perchè di questo referendum.

La risposta è semplice e va ricercata nel fatto che il governo centrale non ha finora mai creato e fornito quella che si potrebbe definire una “road map” per quanto riguarda la chiusura delle centrali e l’abbandono del nucleare. Il referendum puntava quindi a raggiungere due obiettivi: chiudere delle centrali ritenuti pericolose dalla maggior parte delle associazioni che si occupano di ambiente e mettere l’esecutivo nazionale di fronte all’obbligo di tracciare finalmente un percorso preciso nella lunga strada che conduce all’uscita dal nucleare.

Ora quando chiuderanno le centrali nucleari?

Dopo il referendum che ha sancito una sconfitta per chi si batte a favore dell’ambiente, la domanda di molti è quando chiuderanno le centrali nucleari elvetiche. Allo stato attuale delle cose gli impianti chiuderanno fino a quando i criteri di sicurezza verranno da essi rispettati e non prima: una situazione che sicuramente non fa dormire sonni tranquilli a chi il referendum lo ha promosso e fortemente voluto.

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Name: Cristina