Ecco perché Avetrana parla del “Paese reale”

22.10.2010
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Alla fine dell’interrogatorio, quando le dicono che è in stato di fermo, Sabrina esclama “Va beh, tanto lo sapevo”. Cosa che, recitano le agenzie, “ha lasciato sbigottiti anche gli inquirenti”. Poi, salita sull’auto che dalla procura la stava portando in cella a Taranto, si è addormentata. E all’indomani della convalida del fermo, ha chiesto qualcosa da leggere ai suoi avvocati. Il tempo in galera, si sa, non passa mai. Meglio un bel libro comico. Ecco l’ultimo capitolo dell’Avetrana story. E della fenomenologia di un mostro.

Ora, come ho già scritto, da qualche settimana io ho sospeso il giudizio su questa vicenda. Non sono nè innocentista nè colpevolista, non mi lancio in interpretazioni, né amo più di tanto speculare sui legami oscuri della famiglia Misseri. Non sono neanche ipocrita però e anche se è cruda, come verità, mi sento di metterla nero su bianco: su Sarah Scazzi sono ormai mesi che i giornalisti (e tra questi la sottoscritta) ci campano. Perché è questo che vuole la ggente che guarda la Tv, perché i particolari oscuri e morbosi solleticano il criminologo che alberga in ciascuno. Sarah vende, Sarah fa audience. E noi tutti dietro.

Al di là della cronaca, o presunta tale, io penso che questa storia spieghi qualcosa di quel che è il Paese “reale”. E che, tra le altre cose, è in fondo la patria delle tifoserie avverse e dei voltagabbana (per usare una parola un po’ demodè). Un posto in cui, appunto, qualsiasi dettaglio si usa, si abusa, si rivolta. A ogni sfumatura, inquadratura, espressione, parola detta o taciuta, viene fatta l’autopsia. Poi però l’esito si gira a seconda dell’utilità. Per far valere una tesi sull’altra, in base all’occorrenza.

Prendiamo ad esempio questo romanzo criminale di campagna. Fino al 15 ottobre, Michele Misseri era l’orco. Il mostro di Avetrana, di cui la folla chiedeva la testa davanti alla camera ardente della povera Sarah che lui, e lui solo, aveva straziato e infilato in un pozzo. Una specie di babau, così malvagio da compiere l’indicibile. Un molestatore di bambine, un necrofilo, un pazzo pronto a cedere agli istinti più bestiali. Il contadino ignorante che celava in sè un predatore sessuale della peggior specie. Perché parlava poco, era sempre nei campi, aveva lavorato in un cimitero in Germania (ah, ah, ecco l’indizio della perversione, han detto subito tutti gli psichiatri della domenica). Figlio di contadini poverissimi, fin da bambino era stato schiavizzato (ahhh, il trauma del lavoro minorile! han continuato i suddetti esperti). E chissà  forse era stato anche abusato a sua volta da qualcuno in famiglia (ehh però, ecco perché poi è diventato pedofilo, hanno concluso i soliti). Insomma, il peggio del peggio. Analisi perfetta, chiusa, impacchettata. Il mostro è pronto per la forca.

Epperò poi le cose non tornano. Ricostruzioni, orari, testimonianze. L’orco Misseri spiega tante cose, ma non tutte. Cambia versione, accusa la figlia Sabrina: “L’ha trascinata lei, con la forza, Sarah in garage. Voleva darle una lezione. Non si è fermata neanche quando Sarah urlava che voleva andare a casa”. E allora dagli alla ragazzotta 22 enne con la passione per il Grande Fratello. Con l’amore sfrenato per le telecamere, ampiamente dimostrato nei 42 giorni di ricerche infruttose della cuginetta e anche oltre. Con il sogno di aprire un centro estetico in paese, lei che proprio un fiore non è. Innamorata di un ragazzo, Ivano il miracolato (per citare un ben più noto collega che l’ha soprannominato così all’indomani della confessione di Misseri), che non la ricambiava. Coccolando invece Saretta, forse solo perché fragile e sola, adolescente sperduta. Ahhh, ecco il movente dei moventi: la gelosia! E allora è lei la mente perversa, lei il mostro, lei la narcisista patologica. La bugiarda, la manipolatrice.

E Michele, l’orco di Avetrana? Beh, lui dormiva! Ce lo assicura Mimmino, l’amico di Misseri. A quell’ora, in agosto, i contadini che si svegliano alle 4 del mattino si riposano, mica lavorano in garage. Poi, lui così sempliciotto, mica poteva essere un “regista” così accurato. E la violenza sul corpo di Sarah? L’avrà confessata per sviare i sospetti che già si addensavano su Sabrina, per dare credibilità alla sua ricostruzione, per alimentare in tutti noi l’idea che quello scempio nascesse da un’anima malata. E quindi cosa diventa zì Miché? Un padre che ha solo seguito la figlia su una strada scellerata e che poi, come dire, ci ha messo una pezza. L’ha aiutata e protetta, come un bravo genitore, in fondo. E’ lei la donna diabolica, lui solo un poveraccio.

E via tutti a cambiare opinione. Senza aver letto gli atti dell’indagine, senza saperne in fondo proprio niente. Ma in fondo che importa? Per oggi va bene così, domani si vedrà. Dipende dai lanci d’agenzia.

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2 Responses to “ Ecco perché Avetrana parla del “Paese reale” ”

  1. [...] c’è qualcosa di orribilmente grottesco in una tregedia? Oggi Valentina, Misseri, sorella di Sabrina, in carcere con l’accusa di concorso nell’omicidio di Sarah Scazzi, scrive una lettera [...]

  2. [...] di Sarah Scazzi o comunque avrebbe contribuito a nasconderne il cadavere. Sarah scomparve ad Avetrana il 26 agosto scorso e venne fatta ritrovare morta 40 giorni dopo dallo zio, Michele Misseri. Di [...]

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