Omicidio della testa mozzata: Arrighi era incapace di intendere e di volere?
Vi ricordate la storia della pizzeria della testa mozzata? Il 1° febbraio scorso Alberto Arrighi, titolare della più celebre armeria di Como, uccise Giacomo Brambilla proprietario di nove distributori di benzina. Brambilla aveva prestato soldi ad Arrighi, era diventato in pratica comproprietario dell’armeria. Arrighi iniziava a non sopporrtare più le vessazioni che, a suo dire, subiva da Brambilla. Che stava lavorando apertamente, sempre secondo i racconti di Arrighi, per impossessarsi di tutta l’armeria. Quel giorno di febbraio, nel negozio, Arrighi sparò a Brambilla. Poi segò via la testa dal corpo: chiuse il cadavere in sacchi neri e, aiutato dal suocero, Emanuele La Rosa, guidò fino a un bosco dalla parti di Domodossola. I due gettarono il cadavere e tornarono a Como. La testa di Brambilla finì macrabamente nel forno della pizzeria del suocero, a Senna Comasco. Fu messa in un teglia e posta in forno. Arrighi e La Rosa appesero un cartello: “Non aprire, deve cuocere molto”.
La polizia non ci mise molto ad arrestare Arrighi e il suocero. Quest’ultimo durante un interrogatorio surreale disse che sì, in effetti, aveva fatto una stupidata. Usò davvero questa parola: una stupidata. Arrighi disse di aver ucciso Brambilla in un momento di irrazionalità completa, accecato dalla rabbia. I magistrati non gli hanno creduto: l’omicidio era organizzato, studiato ed eseguito con freddezza, dicono. Arrighi è accusato di omicidio aggravato dalla premeditazione. Rischia l’ergastolo.
I suoi difensori hanno quindi giocato la carta della disperazione. Hanno presentato una perizia di parte in cui si dice che l’imputato, al momento dell’omicidio, era incapace di intendere e di volere. Colpito da un black out violento, transitorio, ma che ne ha bloccato le percezioni. Ora la palla passa alla procura. Ci sarà una contro perizia. Poi, quasi sicuramente, una perizia super partes. La decisione sul rinvio a giudizio a questo punto si allontana. Se Arrighi verrà giudicato incapace di intendere e di volere non andrà in carcere ma affronterà un lungo periodo di cura in ospedale giudiziario.





[...] Alberto Arrighi è stata condannato a 30 anni di carcere, la sentenza è stata emessa venerdì 4 febbraio. Non c’erano molti dubbi sulla condanna, Arrighi ea reo confesso. Casomai c’era da capire se la giuria avrebbe creduto alla sua tesi, e cioè che l’omicidio di Giacomo Brambila non era premeditato, opure se avrebbe creduto all’accusa che ha sempre parlato di delitto programmato. Ha avuto ragione l’accusa. [...]