Vallanzasca: le storie vanno raccontate, anche quando sono brutte

06.09.2010
By Stefano Nazzi

Non so come sia il film su Renato Vallanzasca presentato al Festival di Venezia. Bello, brutto, chissà. Però racconta una storia. Una storia che fa parte di un’epoca, di una città, di un Paese. È la storia di Renato Vallanzasca, un bandito, uno che ha ucciso e rubato. Uno che comunque ha pagato: 37 anni di carcere. È la storia di una certa malavita, di una città che è profondamente cambiata, di “un’etica” criminale che comunque è esistita. Può piacere o non piacere. Però è una storia. E le storie vanno raccontatre, anche se sono brutte.

Intendiamoci: i parenti delle vittime hanno tutto il diritto di protestare, di dire la loro, di invitare la gente a non andare a vedere il film. Così come Michele Placido ha il diritto a raccontarla, la sua storia. E poi ognuno si farà la sua idea, oppure resterà con quella che aveva prima. Magari avrà imparato semplicemente a conoscere vicende di cui sapeva poco.

È uscito un libro, ai primi di settembre, l’ha scritto Leonardo Coen, giornalista di Repubblica. Si intitola “Renato Vallanzasca, l’ultima fuga”. È un bel libro che riesce a raccontare cronaca e stati d’animo senza mai indignarsi, commuoversi, indulgere. È il racconto di un’epoca molto lontana, cupa e spesso scura. Ed è il racconto di un uomo, Vallanzasca, che riesce a smantellare il suo stesso mito. Che è sempre ben conscio di ciò che ha fatto, e che sa di aver fatto male a tanta gente. Non chiede perdono, al perdono lui non crede. Parla e racconta, consapevole di non poter fare più nulla, ma proprio nulla, per riparare al male che ha fatto.

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6 Responses to “ Vallanzasca: le storie vanno raccontate, anche quando sono brutte ”

  1. Leonardo Coen on 10.09.2010 at 10:32

    Gentilissimo Stefano Nazzi, la ringrazio per il lusinghiero giudizio sul libro, complesso e difficile proprio per le delicate implicazioni che esso comportava. E’ il frutto di un lavoro durato mesi e mesi trascorsi assieme a Vallanzasca, sfruttando i permessi concessi dalle autorità penitenziarie che hanno consentito la nostra collaborazione: devo dire che si è trattato di una esperienza straordinaria, e credo utile, fondamentale per chi abbia voglia di approfondire le conoscenze su un periodo di storia milanese e non solo. Lo si voglia o no, la storia di Vallanzasca e le ragioni del suo mito appartengono alla Storia con la esse maiuscola, di cui è uno dei mille angoli oscuri. Mi ha inoltre amareggiato e indignato la campagna “contro” di chi sostiene che questo libro – come il film di Placido – non doveva essere Nè scritto né concepito. Di qui ai roghi ci manca poco.
    l.c.

  2. giorgia on 19.09.2010 at 08:25

    buongiorno. sto leggendo in questi giorni il libro sopraccitato. lo trovo molto interessante proprio perchè offre un racconto disincantato, molto lontano dall’apologia del “mito” di cui in questi giorni (di dopo festival) si sente raccontare da più parti. credo che il sig. vallanzasca abbia dimostrato in questi quasi 40 anni di aver rifuggito l’immagine del pentito che rinnega e sia invece partito proprio dagli errori che ha commesso per rielaborare la sua persona e il suo cammino di uomo. la mia esperienza di educatrice professionale in contatto quotidiano con persone sofferenti e vittime di esperienze dolorose mi sta insegnando che questa strada è il viatico per riniziare quando si è sbagliato. la mia coscienza mi impone di sperare ancora che il carcere rieduchi. il mio ateismo non mi permette di dare giudizi “morali” nei confronti nè del sig.vallanzasca (che tenta di ripartire) nè nei confronti dei parenti delle vittime (immagino che il dolore sia ancora vivo nonostante siano passati molti anni). complimenti comunque a sig. coen per l’impegno profuso nel racconto.
    giorgia

  3. [...] proposito di Vallanzasca gli angeli del male di Michele Placido sulla storia del bandito milanese, una brava giornalista, Rossana Linguini, vide in anteprima il film alla mostra del cinema [...]

  4. Ezio on 23.01.2011 at 23:12

    Con tutto il rispetto, dopo aver visto il film state dando ancora spazio a cerca gente???? (Poveri Voi)

  5. lauro on 30.01.2011 at 14:19

    ho visto il film ieri sera,in quel periodo ero militare a novara,mi ricordo che vallanzasca era la paura che si sentiva in caserma,perche dovevamo tenere gli occhi aperti (noi militari)le brigate rosse avevano rapito moro,il papa luciani era stato eletto e morto in poco tempo,ma posso dire che per me,quello che ha fatto vallanzasca non è ne meglio ne peggio di chiunque uccide,di film e libri su questi personaggi ne sono stati scritti tanti e altrettanti ne faranno.mi chiedo perche tanto accanimento su una storia umana, magari piu bestiale di altre,ma sempre storia è.lauro,monte san giusto.

  6. daniele on 20.02.2011 at 15:42

    Per favore date uno sguardo al libro di Raffaella Notariale “Segreto Criminale” scritto intervistando l’ex amante di “Renatino” De Pedis boss della maglioana e vi accorgerete che vallanzasca al confronto di altre storie rappresenta quasi un fumetto alla Diabolik. Il male ha molte sfaccettature e non possiamo tenerne conto.

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