Aiuto, Gianfranco Stevanin come Robert De Niro in Mission
Ecco, mi mancava. Ci mancava. Gianfranco Stevanin vuole farsi frate. Ora prima di andare avanti, vale la pena ricordare di chi stiamo parlando. Stevanin è quel signore di ormai quasi 50 anni che è stato condannato all’ergastolo per aver fatto a pezzi quattro donne (probabilmente però sono di più). Lo arrestarono nel 1994 per estorsione e violenza sessuale ai danni di una prostituta. Accadde però, che proprio mentre era detenuto, un contadino trovò, vicino alla casa di Stevanin, a Terrazzo, in provincia di Verona, un sacco nero della spazzatura con dentro i resti di una donna. I magistrati mandarono le ruspe, saltarono fuori altri due cadaveri. In casa, oltre 700 fotografie pornografiche di donne. Tra queste anche le foto di due ragazze di cui non si avevano più notizie.
Stevanin confessò alcuni omicidi, poi ritrattò. Al processo si presentò con il cranio rasato per far vedere una grossa cicatrice, testimonianza di un grave incidente di moto avuto anni prima. La Difesa puntò tutto su quella cicatrice: in seguito a quell’incidente, dissero, Stevanin non è capace di intendere e di volere. Dai ritrovamenti, dalle foto e dai documenti trovati nel cascinale e dalle ricostruzioni risultarono almeno quattro vittime certe più due sconosciute. Blazenka Smoljo, il cui corpo fu ritrovato il 3 luglio 1994 in un fosso a Terrazzo da un contadino. Biljana Pavlovic, sparita nel 1994, era originaria della ex Jugoslavia, faceva la prostituta. Il suo corpo fu ritrovato il 12 novembre 1994, seppellito in uno dei poderi della famiglia Stevanin. Claudia Pulejo, soffocata, era scomparsa il 15 gennaio del 1994. Claudia era tossicodipendente, amica di Gianfranco. Il suo corpo fu ritrovato il 1 dicembre 1995. Roswita Adlassing scomparve nel maggio del 1993 ma il suo corpo non fu mai ritrovato. Di lei rimane però fu rinvenuta una scheda a casa di Stevanin in cui l’uomo la descriveva e dava giudizi sulle sue prestazioni sessuali. La terrificante lista si chiude con due sconosciute, una ragazza trovata tagliata a pezzi in un sacco e un’altra mutilata nelle parti intime, di cui rimangono solo delle foto.
Stevanin venne riconosciuto capace di intendere e di volere e condannato all’ergastolo. Sentenza ribaltata in appello: questa volta venne riconosciuta l’incapacità di intendere e di volere: condanna a dieci anni di manicomio criminale. La Cassazione mandò di nuovo all’aria tutto: si tornò a un nuovo processo d’appello e a un nuovo ergastolo. Sentenza confermata dalla Cassazione. Nel periodo in cui era detenuto in manicomio, tra l’altro, Stevanin venne aggredito da un altro malato-detenuto che lo ferì gravemente alla gola. Per giorni restò tra la vita e la morte.
Ecco, questo è Gianfranco Stevanin. La sua storia è brutta e difficile da raccontare. Da allora è in carcere: attualmente è a Opera.
Oggi il quotidiano Libero titola: “Il serial killer si fa frate”. Ora, io sono prevenuto: sulla cronaca Libero le spara grossissime. Per esempio qualche mese fa pubblicò un ‘intervista a Elisabetta Ballarin, ex fidanzata di Andrea Volpe, in carcere per i delitti delle Bestie di Satana. Be’, quell’ intervista (in cui si delirava tra l’altro dicendo che la Ballarin avrebbe sposato l’ergastolano Nicola Sapone), non è mai avvenuta.
Comunque, leggendo poi l’articolo non si capisce bene come un detenuto “fine pena mai” possa diventare francescano del Terzo Ordine di San Francesco. Sul serio, come fa? Stevanin avrebbe detto (non si sa a chi, è un mistero), che vorrebbe seguire altre strade. Va bene. Resta la domanda: come si fa a diventar frate in carcere? Poi, dall’articolo si capisce (poco) che quando uscirà in permesso Stevanin vorrà trascorrere tempo in convento. Un po’ come Robert De Niro in Mission, che dopo aver assassinato il fratello diventa missionario buono. Solo che qui abbiamo uno squartatore di donne. In effetti forse anche Stevanin avrà permessi. Ma leggendo quello che dice Libero, lui stesso avrebbe detto: «Io mi sento a posto con me stesso. A voi sembrerà un paradosso ma io non so perché sono qui. Potrei pentirmi soltanto se mi ricordassi di aver fatto qualcosa. Siccome non mi rendo conto, non ho niente da perdonarmi». Ecco, secondo voi a uno così i magistrati daranno facilmente qualche permesso?
E poi bisognerà anche dirlo: possibile che tutti quelli che entrano cattivi in prigione poi a un certo punto si scoprono buoni, lo diventano solo perché hanno trovato la luce, vogliono diventare preti, suore, missionari? Ma non ce n’è uno che dica solamente: “Sono stato un assassino, ho fatto del male ad altri esseri umani, soffro per ciò che ho fatto?” Ma forse senza parlare di illuminazione nessuno lo prenderebbe in considerazione.





la religione è sempre stata una scappatoia, un rifuggio dei peccatori, lo è per la chiesa figurarsi per gli uomini!!!!
non vi dico cosa gli farei io, scenderei al sue stesso livello di bassezza morale, ma di sicuro mai mi rivolgerei a lui per conforto morale e religioso.
Ho sentito anche io la notizia e quoto completamente quanto detto da Adriana, chi si rivolgerebbe ad un serial killer per un conforto morale o religioso?
Personalmente sono convinta che in alcune persone un certo tipo di “male” fa parte del loro dna, è cresciuto, si è sviluppato e amplificato durante gli anni, non può più essere estirpato né curato, soltanto tenuto a freno da terze persone.
Ho dei seri dubbi sulla sua capacità morale di redimersi, considerando anche il fatto che secondo lui non ha nulla da perdonarsi perchè semplicemente… non ricorda…