Raffaele Sollecito ed Amanda Knox: lettere, studi e un quadro regalato
Dicono che nella sua cella, a Perugia, Amanda Knox abbia ricevuto in regalo un quadro che Raffaele Sollecito ha dipinto in carcere a Terni. I due si scrivono regolarmente dopo che i contatti si erano raffreddati. I parlamentari che hanno visitato Amanda in prigione hanno detto che riceve decine di lettere al giorno: lei si impegna a rispondere.
Ai suoi amici, negli Stati Uniti, Amanda ha raccontato che sta scrivendo racconti e che con don Saulo, il prete del carcere di Capanne, e con altre detenute, suona la chitarra e canta. È dimagrita, studia, si sta preparando per il processo d’appello. La data è stata decisa: inizierà il 24 novembre, il nodo centrale saranno sempre le perizie tecniche sul DNA trovato su un coltello a casa Sollecito e sul gancetto del reggiseno della vittima.
Ci sono anche indiscrezioni sul nome del giudice che presiederà la corte d’appello. Dovrebbe essere Sergio Matteini Chiari che, in passato, rappresentò l’accusa nel processo contro Giulio Andreotti per l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli.






In tutta la vicenda sull’omicidio Meredith il destino di Raffaele Sollecito sembra dipendere da quello di Amanda Knox. Se le prove contro di lei verranno considerate insufficienti allora anche lui se la caverà. Altrimenti anche lui seguirà il destino di lei. Già lo si è visto nell’esito del primo processo. Hanno ricevuto una condanna praticamente simile (25 e 26 anni. Possibile che Sollecito non possa essere visto in modo autonomo?
Perché gli assassini devono essere per forza tre o niente? Supponiamo: l’Ivoriano uccide Meredith in un tentativo di stupro e scappa in Germania. Gli inquirenti e di seguito giudici e giuria accettano l’idea che c’entri anche Amanda anche se non è scappata da nessuna parte. Ma perché mettere in mezzo anche Sollecito che sembra avere la colpa di essere il ragazzo di Amanda? Insomma è proprio necessario che gli assassini siano tre? E perché non due, oppure uno solo?