Che cosa sono le “droghe furbe”
Provate a pensare a una sostanza che normalmente viene usata per fare i sali da bagno, o come profumo da forno o, addirittura, come concime per le piante. Provate a pensare a questa sostanza lavorata e sintetizzata, trasformata in una pastiglia, da sciogliere sotto la lingua o da mandare giù d’un colpo. Per sballare. Non è uno scherzo, purtroppo. Questa sostanza esiste, si chiama Mefedrone, è abbastanza facile da trovare e acquistare in Internet. Tanti già lo fanno: dà eccitazione, euforia, disinibizione per due o tre ore, con picchi ogni 30 minuti. Il problema è che distrugge la salute. Il Mefedrone uccide.
Secondo l’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze, solo nel 2009 sono state individuate 24 nuovi tipi di droghe. Ci sono sostanze simili al Mefedrone, che tra l’altro è ancora legale in Italia, le cui pasticche sono riconoscibili per il forte odore di pesce. O come quelle a base di piperazina (mCPP), i cui derivati sono utilizzati per produrre farmaci come il viagra ma anche molte droghe. Ci sono farmaci facilmente reperibili in qualche negozio “on line”, come il Pregabalin, potente anti epilettico o l’etaqualone, nato inizialmente come ipnotico e come rimedio anti-insonnia. C’è il Kfen, un allucinogeno micidiale che arriva dalla Cina, ha l’aspetto di zucchero o sale fino e non può essere individuato dai cani antidroga. Oppure il Khat, una pianta proveniente dall’Africa che dà una grande sensazione di euforia. Ci sono poi le cosiddette “spice”, una sorta di marijuana legale: erbe essiccate, vendute come profumatori per ambiente. In realtà si tratta di mix di sostanze che contengono anche thc sintetico, e cioè il principio attivo della cannabis ma quattro volte più potente. Le spice fanno parte delle cosiddette “smart drugs”, droghe furbe: possono essere vendute perché non rientrano nelle tabelle delle droghe proibite.
Non più solo ecstasy, quindi, o ketamina, il micidiale anestetico per cavalli che ad alti dosaggi provoca stati mentali vicini al coma e a Nde (Near Death Experience, esperienze ai confini della morte). Il panorama delle nuove droghe si sta velocemente ampliando.
«Il fatto è che il mercato della droga sta cambiando di nuovo», spiega Riccardo Gatti, direttore scientifico dell’Osservatorio dipendenze della regione Lombardia, «negli gli anni 70 e 80 il fenomeno era associato alla trasgressione, alla devianza. Nei 90 la droga è diventato il doping della vita quotidiana. Era il tempo delle sostanze utilizzate per essere sempre al massimo, in discoteca come a casa: gli anni della cocaina. Ora siamo a un nuovo cambiamento. È l’epoca di quella che chiamo “droghe 3.0”. È un mondo nuovo dove la droga = devianza = emarginazione è lontana nel tempo, in un passato remoto. Anche la droga doping della vita quotidiana, quella che serve sempre e comunque per fornire prestazioni, è diventata anacronistica. Oggi siamo a una droga che, al di là della specifica sostanza, non emargina e non è prestazionale: è un mezzo per costruire “isole di piacere”. Da soli o in compagni ci si sballa profondamente per poi tornare normalmente alla vita quotidiana. Non più doping ma “narcobenessere” : una sostanza vale l’altra per raggiungere lo scopo, è questione di gusti e di mode».
Nasce così un nuovo mercato degli stupefacenti, completamente diverso, molto pericoloso. È quello, che si affianca all’eroina, alla cocaina, alla cannabis. «Sono sostanze», spiega ancora Gatti, «che per alcuni Paesi non sono nemmeno illecite». Spesso si comprano su Internet, sono facilmente reperibili, costano meno perché eliminano quello che è la tradizionale filiera in mano alla criminalità organizzata.
Si tratta di un cambiamento di mercato che costringe anche le forze dell’ordine a un adeguamento continuo. «I metodi da mettere in campo nella lotta contro il traffico di nuove droghe e di sostanze sintetiche sono molto diversi da quelli utilizzati per contrastare il tradizionale mercato dell’eroina, della cannabis o della cocaina», spiega Michele Rucci, capo, a Milano, della prima sezione antidroga del Gico della Guardia di finanza. «Innanzitutto è diversa la provenienza: ecstasy e sostanze sintetiche in genere arrivano soprattutto dall’Olanda mentre l’eroina, per esempio, è prodotta al 90 per cento in Afghanistan, la cocaina in Sudamerica, con una grande crescita dei trafficanti messicani, e la cannabis in grande quantità dall’Africa. E diverso è l’identikit di chi commercia. Abbiamo scoperto che a commerciare in queste nuove droghe sono spesso giovani, dai 18-20 anni ai 30-35, che frequentano i locali notturni e si mettono in società per trasportare dal nord Europa pillole dal nord Europa. Non c’è dietro la criminalità organizzata. I metodi di investigazione devono essere aggiornati: per esempio è molto più complicato l’esercizio delle intercettazioni perché questi ragazzi si parlano tramite Skype». La vendita avviene poi nei rave party o nei locali notturni, con margini di guadagno altissimi».
La criminalità organizzata per ora sta a guardare. La ‘ndrangheta calabrese, che controlla il mercato delle sostanze tradizionali soprattutto nel nord Italia, per ora sta alla finestra: «Il mercato», spiega ancora il capitano Rucci, «è purtroppo talmente vasto che possono guadagnarci in tanti».
È indubbio però che il mercato delle nuove droghe spaventerà prima o poi le organizzazioni criminali legate al commercio tradizionale. Che non è certo destinato a sparire, purtroppo. Secondo le previsioni dell’Osservatorio della regione Lombardia il mercato dell’eroina crescerà nei prossimi due anni in maniera vertiginosa. Eroina da fumare, non da iniettarsi.
«Produttori e distributori delle droghe tradizionali cercheranno però di non lasciare troppo spazio ai nuovi arrivati», spiega Riccardo Gatti, «vorranno a loro volta condizionare il mercato. Èd è sicuro che la partita si giocherà moltissimo nella Rete, in Internet».
Si stanno già creando e si rafforzeranno due mercati paralleli: quello delle droghe “classiche” e quello delle nuove droghe. Che potranno causare danni anche peggiori di quelle tradizionali.




