L’odio infinito tra Vallanzasca e le guardie

14.07.2010
By Stefano Nazzi

Ci sono cose che non cambiano mai. Renato Vallanzasca è senz’altro un uomo diverso da quello che era negli anni settanta e ottanta. Ha scontato 37 anni di carcere, spesso durissimo. Ha pianificato e portato a termine evasioni. Ora sembra un signore tranquillo, parecchio imbolsito, che si avvia  a essere anziano. Una cosa però non è mai cambiata: il suo rapporto con le guardie. Pessimo, sempre sul filo. Ha preso un sacco di botte nei suoi tanti anni di carcere, Renato Vallanzasca. Con i  “secondini” non è mai andato d’accordo. E ancora adesso quell’antipatia naturale tra guardiani e carcerato è rimasta. Tanto che il Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, ha scritto al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, per dire che non se ne può più. Queste le parole esatte: «Basta con la sfrontatezza e l’arroganza del detenuto Renato Vallanzasca. Non possiamo più accettare tale condotta a opera di un soggetto insolente e prepotente, destinatario di una condanna infinita, ma che sembra dimenticata». In pratica, dicono, Vallanzasca è ancora oggi arrogante, prepotente e scorretto. E, dopo 37 anni, fanno ancora fatica a sopportarlo.

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One Response to “ L’odio infinito tra Vallanzasca e le guardie ”

  1. [...] la semilibertà. A far decidere il giudice in questo senso pare che siano stati gli insulti che l’ex bandito avrebbe rivolto ai carabinieri che erano andati a controllarlo in un albergo di Mondragone, a [...]

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