Omicidio di via Poma: una brutta giornata per Raniero Busco
Si sono messe parecchio male le cose negli ultimi giorni per Raniero Busco, fidanzato di Simonetta Cesaroni all’epoca della sua morte. Simonetta fu uccisa il 7 agosto 1990. Ci sono voluti vent’anni e una serie infinita di sospetti, errori, misteri mai svelati, per arrivare a un processo. Un processo che si celebre contro il più banale degli imputati. E cioè l’ex fidanzato. Tutte le altre piste pensate e percorse in questi vent’anni, via, sparite nel nulla. Il colpevole è il fidanzato, e chi se no? Non importa se non esiste un movente, se i testimoni e cioè gli amici di allora, dicono che proprio non è possibile, che magari i due non andavano tanto d’accordo a volte ma che sostanzialmante a Raniero di Simonetta non è che importasse poi molto. Non era geloso, non era possessivo, anzi voleva farsi gli affari suoi.
Vabbe’, a parte questo, dopo vent’anni ciò che si sa dalle analisi è che Simonetta, prima di morire, ebbe un approccio sessuale con il suo assasino. Era consenziente, all’inizio. Poi si ribellò e fu colpita più volte con un coltello. Chi l’ha uccisa le ha anche morso un capezzolo. Il fatto è che sul corpetto e sul reggiseno di Simonetta è stato trovato “oltre ogni ragionevole dubbio”, così è stato detto, il Dna del suo fidanzato, Raniero. Fin qui, nessun problema. Il fatto più grave è però che non ci sono altre tracce di Dna.
Quindi, riassumendo. Simonetta è stata uccisa verso le 17 di quel giorno. Ha avuto un approccio consenziente, poi ha reagito, forse per il morso al seno. È stata colpita da un pugno e poi con un oggetto tagliente (l’arma non è mai stata ritrovata). secondo la perizia “l’assassino ha prima infierito sulla parte superiore del corpo, occhi, gola, petto, torace. Poi si è spostato verso il basso, stringendo con le ginocchia le anche della poveretta, e ha sferrato altri fendenti nella zona pubica e sugli organi genitali”. Quindi ha pulito il sangue con gli indumenti della vittima. Di sangue ne è uscito poco perché Simonetta era supina. L’unico Dna trovato è quello del fidanzato. Raniero però dice: “Guardate che tre giorni prima io e Simonetta avevamo avuto un rapporto. È ovvio che ci sia il mio Dna sul reggiseno”. Già, risponde il pm: “Ma visto che sudore e saliva con l’acqua vanno via, è possibile che Simonetta il giorno della sua morte indossasse ancora reggiseno e corpetto di tre giorni prima?”.
C’è altro, però. Secondo i periti non c’è la certezza che quella traccia di Dna sia saliva. Insomma, si va avanti a deduzioni.Dopo vent’anni non potrebbe essere altrimenti. L’unico che forse davvero sapeva qualcosa, Pietro Vanacore, il portiere della casa dove fu uccisa Simonetta, ha deciso di suicidarsi due mesi fa.Portando con sè i suoi segreti.





[...] 7 agosto saranno passti vent’anni dal pomeriggio in cui Simonette Cesaroni venne massacrata a coltellate in via Poma, a Roma. Vent’anni. Sono un’eternità. Ci [...]
E` chiaro che gli investigatori e la giustizia Italiana sono come al solito i dilettanti di turno, con il sistema giudiziario che e` fatto per farci stancare a morte.
Che paese di merda !!