Le storie parallele di Sandra Sandri e Ottavia De Luise

28.06.2010
By Stefano Nazzi

Marisa Balduini aspetta da 35 anni. Esattamente dal 17 aprile 1975. Pioveva a Bologna.. Marisa e sua figlia Sandra erano sull’autobus. La ragazzina diede un bacio alla mamma e scese in via Farini, una manciata di decine di metri da piazza Maggiore. Doveva entrare a scuola, non ci arrivò mai. Un’amica raccontò che Sandra le disse: «Vai avanti, ti raggiungo».

Da quel momento Sandra Sandri sparì.  Aveva 11 anni. Ci furono indagini chiuse molto presto, poi riaperte e chiuse ancora. «Ora  qualcosa si è mosso davvero», dice sorridendo Gabriele, il fratello di Sandra, «abbiamo lottato tanto, abbiamo gettato sassi nello stagno. Qualcuno ha raccolto il nostro appello. Magistrati seri e bravi stanno lavorando. Ecco, noi vogliamo stare in disparte in questo momento, vogliamo che chi sta indagando lo faccia in tranquillità . Noi abbiamo raccontato, spiegato, parlato. Adesso tocca a loro». Il procuratore di Bologna, Roberto Alfonso, ha definito la vicenda di Sandra Sandri «allucinante». E poi: «I familiari di Sandra devono recuperare fiducia nelle istituzioni».
Hanno vissuto anni disperati Marisa e Nerio, che oggi non c’è più, mamma e papà della bambina. Anni passati a lottare contro pregiudizi e ignoranza.  Contro le cattiverie. Perché la storia di Sandra è davvero allucinante. Gli investigatori nel 1975 liquidarono il caso come “allontanamento spontaneo”. Nel 1998 Sandra venne definita «una ragazzina con atteggiamenti e apparenze più grandi della sua età». Disse il capo della squadra mobile bolognese: «Sandra si era decisa a prendere quella strada». E ai parenti e agli amici che parlavano di adulti che giravano troppo intorno alla bambina, venne risposto: «Il bolognese è un gaudente, un gaudente  razionale. Queste sono perversioni, io non riesco a immaginare un bolognese perverso».
M le perversioni c’erano. E purtroppo anche i sequestri, e gli omicidi.
Sandra frequentava adulti. Un mese prima di sparire, ebbe una lunga conversazione con un vicino di casa, Ignazio Parentela in cui raccontò dei suoi incontri con alcuni uomini, facendone i nomi. Parentela registrò tutto su un nastro. Di quel colloquio con Sandra, l’uomo parlò anche al bar di via Carissimi, dove sia lui sia la famiglia della bambina abitavano. Forse qualcuno si sentì minacciato dalle parole di Sandra. Forse in molti si sentirono in pericolo. E decisero di fare qualcosa. Quando la bambina sparì, Parentela consegnò il nastro alla polizia. Nella registrazione Sandra Sandri parlava di due uomini, allora trentenni. Vennero condannati nel 1982 a tre anni di reclusione per abusi. Uno di loro, Franco Mascagni, è morto, così come è morto Ignazio Parentela.  Il terzo uomo, Giorgio Fragili, è vivo. È stato sentito dai magistrati: si è presentato in procura da solo, senza avvocato.
Tutto ora si muove velocemente: poco dopo la scomparsa di Sandra la mamma, Marisa, ricevette una telefonata. Una voce di bambina disse: «Sua figlia è in Savena». E Nerio, il papà, ricevette due messaggi anonimi. Una voce di donna sussurrò: «In una zona sul Savena si trova una casa colonica isolata e disabitata con alcuni cani e lì si sente una voce, come di una bambina imbavagliata».
Dal verbale dei carabinieri che perquisirono il casolare spunta un numero di telefono scritto su un foglio di giornale: appartiene a una ditta di trasporti chiusa nel 1996. Ma c’era anche un altro ritaglio di giornale in quel casolare: un articolo sul rapimento e l’omicidio di Milanea Sutter, avvenuto  a Genova nel 1971.
I magistrati di Bologna che indagano sul caso Sandri hanno lanciato un appello: «Chi sa, parli». Qualcuno deve sapere. Qualcuno che frequentava quel bar, in via Carissimi. Qualcuno che ascoltò, che vide.
Marisa Baluduini e Gabriele Sandri aspettano da 35 anni.
A quasi 800 chilometri di distanza, aspetta anche Luisa De Luise. Vive da sempre a Montemurro, un paesino della Basilicata di 1.500 persone. Sua figlia Ottavia aveva 11 anni quando sparì, il 12 maggio 1975. Uscì da scuola, la videro lungo la strada per una paesino vicino. Poi più nulla. Anche per Ottavia si parlò di strane frequentazioni, di incontri con adulti in un casolare. Di lei si disse, come fu detto per Sandra Sandri, che sembrava più grande della sua età. Chi indagò allora liquidò la storia in poco tempo. In fondo, disse, Ottavia era una ragazzina poco di buono.
Ora si è tornati a indagare a Montemurro. La mamma, Luisa, si commuove e piange, come 35 anni fa: «Per tanti anni ho aspettato, ma è stato tutto fermo. Ho creduto che Ottavia fosse viva, poi non ho creduto più. Datemi un corpo su cui piangere. Di temi dov’è la mia bambina».
Si scava a Montemurro. Si scava dove Ottavia venne vista l’ultima volta. Nei luoghi in cui, forse, c’erano gli incontri con gli adulti. Settimio, il fratello di Ottavia, ha denunciato il maresciallo dei carabinieri che condusse le indagini. «E che in realtà non le condusse affatto», dice Settimio. In un pozzo sono stati trovati reperti giudicati «interessanti». Forse qualcosa si capirà. In paese qualcuno sapeva, così come qualcuno sapeva nel bar di via Carissimi, a Bologna.
È ora che due famiglie che aspettano da 35 anni sappiano la verità. Devono arrivare le risposte. L’Italia è cambiata, e tanto, in questi 35 anni. Bisogna cancellare pregiudizi e complicità e rendere giustizia a due bambine di cui per troppo tempo nessuno si è occupato.

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4 Responses to “ Le storie parallele di Sandra Sandri e Ottavia De Luise ”

  1. [...] Savena. Si scava e si cerca col georadar.Là sotto, da qualche parte, forse c’è il corpo di Sandra Sandri. Da 35 anni. Se fosse viva oggi Sandra avrebbe 47 anni. Se fosse viva. Ma non è così, non ci [...]

  2. [...] di fatto, bisogna ripartire da capo. Ottavia De Luise non è stata sepolta nel terreno della masseria di Andrea Rotundo, a [...]

  3. [...] perché aveva segni e graffi sulle braccia. Ed era l’ultimo a essere stato visto con Ottavia. Poi le indagini si fermarono. Chi legge questo blog sa che dietro 35 anni di nulla c’è una [...]

  4. [...] poca strada per andare a scuola. Anche quella mattina disse: «Ciao mamma, ci vediamo a casa». Poi più nulla, svanita. Gli investigatori dissero allora che era un “allontanamento spontaneo”. [...]

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