Gli studenti che decidono di uccidersi (non è colpa della scuola ma la scuola non li ha aiutati a vivere)
Notizia piccola e terribile, di quelle da pagine locali. È successo sabato: una ragazza di 18 anni si è buttata dal quindicesimo piano della sua casa, a Milano, in via Vincenzo Monti. Non so come si chiamasse. So che stava preparando la Maturità, che aveva litigato con i suoi per lo studio, forse aveva paura di non essere ammessa. So poco. So che andava al Liceo Beccaria. Ci andavo anch’io un bel po’ di anni fa. Ci va adesso qualcuno che mi è molto caro. Tre anni fa un altro ragazzo si è ucciso, era al secondo anno. Poi una ragazza si è buttata sotto la metropolitana, ha perso una gamba. Certo, dare la colpa a un liceo, alla scuola, sarebbe stupido, è sbagliato. Ma in questi casi la scuola non ha aiutato a vivere.
Poi so che in quel liceo ci sono tanti professori bravi, che si dannano l’anima, e non solo i professori, così come in tutte le scuole d’Italia. E so che è proprio lì che si continua a tagliare. Si risparmia proprio dove si forma il futuro. Dove i ragazzi devono essere tutelati, educati, istruiti, ma anche ascoltati e protetti. So che chi gestisce la scuola ci capisce poco, oppure ci capisce ma non glie ne frega nulla. Questo non c’entra niente con una ragazza che decide di togliersi la vita, però c’è qualcosa che non funziona, qualcosa a cui bisogna dedicare tempo e pensiero.





Mi rattristano enormemente i suicidi dei ragazzi giovani, è un argomento che dovrebbe preoccupare parecchio, mentre invece gli si da troppo poco peso. Sono morti silenziose, che vengono tenute in scarsa considerazione se non coinvolgono qualche persona in vista.
La penso esattamente come te, Stefano.
Grazie per aver affrontato questo argomento.