Annamaria Franzoni non vuole ricordare: rischierebbe di uccidersi
È andato giù diretto, al processo Cogne bis, lo psicopatologo forense dell’università di Torino Ugo Fornari. Il processo Cogne bis è quello intentato contro Annamaria Franzoni perché, secondo l’accusa, fabbricò, con complici, false prove per accusare un vicino di casa, Ulisse Guizchardaz. Insomma, tra l’indifferenza generale il processo sta andando avanti. Oggi ha deposto come teste Ugo Fornari, che fu perito nel processo di primo grado. Ha detto, in sostanza, che Annamaria Franzoni è davvero convinta di non essere stata lei a uccidere il figlio, Samuele. Questa sarebbe la sua “difesa”. Se si rendesse conto realmente di ciò che ha fatto, si ucciderebbe. Fornari ha detto che la donna sapeva di essere stata lei soltanto fino al febbraio 2002, quando raccontò al marito che era stata la sua vicina di casa, Daniela Ferrod, a uccidere Samuele. In quel momento, secondo lo psicopatologo, avvenne una scissione tra la Annamaria “buona” e quella “cattiva”. In quel dialogo con il marito la Ferrod divenne la “parte cattiva”. Annamaria Franzoni quindi non può ricordare. Il ricordare le farebbe correre il rischio di morte.
La teoria di Ugo Fornari è lucida e importante. Annamaria Franzoni non vuole ricordare, non vuole capire. Però mi sono chiesto sempre un’altra cosa: è possibile che che le è stato e le è vicino non abbia mai capito?
Annamaria Franzoni è in carcere, a Bologna: ha scontato più di tre anni dei 16 a cui è stata condannata.





..ma lasciatela morire prima che faccia del male a qualcun’altro….
Io non mi preoccuperei tanto, vuole uccidersi? Le darei un mestolo di rame, come quello con cui pare abbia ucciso suo figlio. Che se lo dia sulla testa da sola, provi un pò cosa vuol dire!
E finiamola di trattarla come una povera donna sfortunata! E’ un’assassina! Ma l’avete vista tutta truccata e fresca di parrucchiere al funerale del figlio? Vi sembra sofferenza questa?
Anche io ho perso persone molto care, mi passava addirittura la voglia di lavarmeli, i capelli, altro che trucco e parrucco! Mi passava addirittura la voglia di respirare, …e lei chiede al marito di fare un altro figlio davanti al corpo ancora caldo del bambino!
E’ una vergogna!
[...] dei giornali e delle televisioni diventa spasmodica. Così è stato anche questa volta. Annamaria Franzoni, dopo tre anni, è tornata davanti ai giudici per essere interrogata nel corso del processo Cogne [...]
Vi invio la nota che ho scritto a suo tempo per un settimanale di grande diffusione.
CASO COGNE: siete d’accordo con la sentenza d’appello per Annamaria Franzoni?
Spettabile “FORUM” di “OGGI”, sono una signora di Trieste, e Vi mando la mia opinione sul caso che ho seguito con attenzione fin dal suo inizio, caso che ha spaccato l’Italia tra innocentisti e colpevolisti.
Non condivido assolutamente la sentenza di colpevolezza nei confronti della signora Franzoni e passo a spiegare il perche’.
Innanzitutto il risicatissimo limite temporale degli eventi afferenti all’omicidio, la presenza costante di un testimone (il primogenito) e lo stato di assoluta normalita’ ed equilibrio dimostrato dalla signora una volta uscita dalla casa per portare il primogenito alla fermata del scuola-bus, getta ombre pesanti su di un giudizio di colpevolezza.
Lo stato di malessere iniziato la sera prima e proseguito durante la notte e fino al mattino del giorno 30 gennaio 2002 che, secondo i Giudici ha determinato nella donna il “black-out” nella sua psiche ed ha provocato un’alterazione tale da farla diventare un’assassina, a mio parere e’ invece da ascriversi ad uno stato di “preveggenza”, di “inquietudine” quasi extra-sensoriale (e’ notorio che le mamme sono legate ai figli da un cordone ombelicare psicologico), una specie di “presagio” di imminenti fatti negativi; sensazioni molto frequenti in persone dotate di istinto primordiale. Lei “sentiva, presagiva” che qualcosa stava per accadere e per questo aveva “un malessere psico-fisico” non riconducibile a patologie specifiche , in quanto rientrante in un’altra dimensione.
Va detto che – sempre secondo il mio modesto parere- essendo stato scelto il rito abbreviato, non sono stati valutati attentamente gli alibi di persone che si sono mosse all’interno dell’ambiente o che comunque hanno fatto parte di questa tragica storia.
Mi sembra alquanto strano che sia stato considerato quale elemento “probante” e quindi “decisivo” ai fini della sentenza, quanto asserito dalla dottoressa Ada Satragni per quanto attiene all’osservazione dettagliata che la stessa ha rilasciato ai Giudici in relazione alle calzature (“stivaletti neri” ) che la Franzoni indossava nel momento in cui la dottoressa era sul posto, chiamata dalla mamma per prestare i primi soccorsi al bambino.
Dinanzi ad un evento di tale tragicita’, di confusione totale, con un bambino che aveva il cranio spappolato e vomitava sangue, dinanzi ad un “patos” emotivo di una madre disperata, in preda al panico, risulta alquanto sbalorditivo che tale affermazione di assoluta certezza possa esser stata data da un medico, il cui prioritario dovere e’ quello di salvare la vita di un bimbo agonizzante e non quello di osservare l’abbigliamento della madre.
La diagnosi poi di questa dottoressa ovvero che il bambino fosse stato colpito da un’aneurisma cerebrale (diagnosi che ha fatto ritardare di ore l’intervento delle forze dell’ordine) determina una completa ignoranza medica, in quando l’aneurisma cerebrale qualora determini un’emorragia interna, puo’ si’ causare la morte del soggetto, ma non puo’ in nessun caso determinare la rottura della calotta cranica con perdita di materia cerebrale e schizzi di sangue fino al soffitto.
L’arma del delitto secondo i periti doveva avere un manico fra i 12 ed i 20 centimetri quindi un oggetto contundente, magari coperto dal calzino mancante e portati via ambedue dall’assassino ma non escluderei anche che – essendo appena passato il periodo natalizio- potesse trattarsi di una lampada di sale oppure di una di quelle sfere di cristallo con la neve dentro per intenderci, come quella utilizzata nel film interpretato da Richard Geere, il quale in preda ad un “raptus” spacca il cranio del suo rivale e lo uccide all’istante. In questo caso, se “raptus” c’e’ stato allora non esiste raziocinio e la signora Franzoni avrebbe dovuto trovarsi in uno stato quantomeno confusionale (cosa che non si e’ verificata) e se non c’e’ “raptus” allora c’è premeditazione ma se c’e’ premeditazione allora deve esistere un filo logico conduttore che porti l’assassino a considerare bene i suoi movimenti ( difatti l’arma non si e’ trovata ).
Per quanto attiene al movente, l’effetto che si e’ percepito nell’analizzare la gente del paese attraverso i “mass-media” e’ la riflessione di un’essenza inquisitoria, in quanto la signora Franzoni non essendo “nativa” del posto ed essendo una donna di bell’aspetto, con una bella famiglia e benestante, ha scatenato invidie e cattiverie, inserendosi- suo malgrado- in una spirale di “caccia alle streghe” mentre, dal paese dove vive tuttora emerge, nei suoi confronti, una considerazione nettamente contrapposta.
Una teoria potrebbe essere che, magari, fatta oggetto di attenzioni di natura omosessuale da parte di qualche donna da lei conosciuta e non avendola assecondata, quest’ultima abbia voluto demolirla definitivamente massacrandole il figlio.
Quindi, a mio parere, l’assassina sarebbe da ricercare in una donna che aveva libero accesso alla sua casa e magari era in possesso delle relative chiavi.