Il video delle botte a Stefano Gugliotta: c’è qualcosa di sbagliato in un Paese dove si vedono queste scene

10.05.2010
By Stefano Nazzi

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un Paese dove si assiste a scene come questa. Stefano Gugliotta è uno che allo stadio non ci va e se proprio bisogna dirla tutta è simpatizzante della Lazio. Però è successo che la sera della finale di coppa Italia tra Roma e Inter ha avuto la sventura di passare vicino allo stadio Olimpico. Era uscito per festeggiare il compleanno del cugino. Non c’entrava niente con i tifosi che uscivano dall’Olimpico: passava di lì, in scooter, con un amico. Tutto qui. Eppure un poliziotto l’ha fermato. Gente affacciata al balcone ha girato un filmato con il telefonino, è quello che vedete qui sotto. Si sente il poliziotto che dice: “Che fai? Guardi? Che state a fa’?”. Subito il primo schiaffo. Stefano ha reagito chiedendo al poliziotto perché lo avesse colpito e in un attimo è stato accerchiato e preso a manganellate da un gruppo di agenti in tenuta anti-sommossa. “Aiuto, aiuto, ma che state facendo?”, ha gridato Stefano.

Stefano, a quanto ha raccontato il padre, è stato portato dentro lo stadio con una camionetta e lì secondo le aprole del signor Gugliotta, « è stato costretto a firmare un foglio in cui non accettava il soccorso sanitario. Mio figlio ha messo la crocetta su “accetto”. Poi l’hanno trasportato in carcere». Il gip ha convalidato l’arresto.

Secondo la Questura Stefano Gugliotta ha partecipato agli sconti fuori dalla stadio impugnando un bastone. Per il suo difensore si trattava in realtà di una stampella dell’amico, infortunato. Ha detto l’avvocato: «La polizia cercava un ragazzo con una maglietta rossa, come quella di Stefano. Forse questo ha generato  lo scambio di persona».

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3 Responses to “ Il video delle botte a Stefano Gugliotta: c’è qualcosa di sbagliato in un Paese dove si vedono queste scene ”

  1. bruna on 15.05.2010 at 21:07

    E se non ci fosse stato nessun video? …come sarebbe stata oggi la vita di gugliotta?….bene se nel nostro paese il detenuto sconta la sua pena chi ha sbagliato deve pagare…non servono scuse..o corsi di disciplina…chi ha dentro se l’istinto di reazioni di questo tipo non e’ degno di portare la divisa.

  2. Anna on 18.05.2010 at 14:58

    Segnaliamo ai lettori del sito che il quindicinale La Comune dedica il suo editoriale, intitolato “La Repubblica delle mele marce” alle “vittime di Stato” rinnovando la propria solidarietà per la verità e la giustizia, e intervista Patrizia Moretti (madre di Federico Aldrovandi)che ringraziamo e a cui siamo vicini. per ricevere copia: tel. 055295164 – http://www.lacomuneonline.it
    lacomune@socialismorivoluzionario.it

  3. Enrico on 24.05.2010 at 20:36

    Essere un tutore della legge è un fatto… ma essere messi in condizione di essere i primi ad infragerla è un’altro. Troppi disoccupati scelgono questo mestiere come ultima spiaggia per poi vendicarsi con persone “inermi” delle loro frustrazioni e vessazioni. “Troppi” innocenti dentro… e molti delinquenti fuori… anche questo è una cosa che una società civile non puo’ piu’ tollerare.Le scuse non servono ma servono i fatti, devono cambiare certe regole. Chi è in prima linea e sbaglia “volontariamente” non deve essere piu’ difeso anzi…condannato il doppio di quella che sarebbe un condanna normale inflitta per un reato del genere E PROCESSATO ANCHE PER FALSO IDEOLOGICO!
    Doppia pena per giudici “abbraccia caste” corrotti ed idem …per i falsi poliziotti doppati ecc ecc.Questa situazione non è piu’ tollerabile per certa gente che infanga ed offende il buon nome di coloro che hanno sacrificato la loro vita .Ci vuole un organo federale di cittadini comuni che a turno abbia il potere di intervenire al di fuori e di sanzionare qualsiasi atto antidemocratico.Anche perchè parliamoci chiaro chi comanda adesso ha “eredidato” da chi comandava prima… e forma le istituzioni in cui il cittadino non crede più . E questo in un paese che vuole rendersi moderno e credibilmente democratico non va ASSOLUTAMENTE più bene.Occhio quindi oltre al diritto al voto diritto anche a dire la nostra e decidere anche delle nostre vite.

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