Iaio, Fausto, vi ricordate che vento che c’era?

17.03.2010
By Stefano Nazzi

Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci frequentavano il Leoncavallo, ma anche l’oratorio. Giocavano a pallone nel campo della chiesa del Casoretto, andavano al parco Lambro a suonare e a farsi qualche canna. Erano ragazzi di quartiere della fine degli anni settanta. Per questo fece così paura, e rabbia, quando li uccisero. Perché potevano essere chiunque di noi. Chiunque.
Li ammazzarono prima di cena, avevano l’appuntamento davanti alla Crota piemunteisa di via Leoncavallo dove li conoscevano tutti, poi sarebbero andati a mangiare a casa di Iaio come quasi tutti i sabato sera. Gli chiesero “Siete del Leoncavallo’?” e poi spararono, chissà se loro fecero in tempo a dare una risposta. Erano le 19.55 del 18 marzo 1978 all’altezza di via Mancinelli 41.
Sono passati 32 anni e per quell’omicidio nessuno è andato in carcere. Per capire chi fosse stato si sono impegnati bravi giornalisti come Daniele Biacchessi, Fabio Poletti e Umberto Gay, e bravi magistrati e poliziotti. Non c’è una verità processuale, c’è una verità storica. Furono fascisti romani a uccidere, gente che girava intorno ai Nar di Valerio Fioravanti. Lui in quei giorni era in carcere, in Veneto. Dice di non sapere nulla di quell’omicidio però si sa, per sua stessa ammissione, che qualche mese prima era venuto con altri suoi camerati a Milano per uccidere Andrea Bellini, uno dei capi dell’Autonomia. Non ci riuscì perché Bellini, le notti in cui Fioravanti e i suoi lo aspettavano, dormì  fuori casa.
Chi sparò a Fausto e Iaio lo fece con una calibro 32, proprio come facevano i Nar. Aveva intorno alla pistola sacchetti di plastica per non lasciare bossoli, proprio come facevano i Nar. Avevano impermeabili chiari, proprio come i Nar. Perché uccisero due ragazzi di 18 anni? Forse per dare l’esempio ai camerati milanesi che erano molto, ma molto più nascosti dei romani. O forse perché il loro obiettivo vero quel giorno non era raggiungibile. Iaio morì subito, Fausto agonizzò fino all’arrivo dell’ambulanza. Vicini ai due corpi c’era il parroco della chiesa. Li conosceva bene, erano anche ragazzi da oratorio, Fausto e Iaio.
Ci furono nomi di indagati: Massimo Carminati, che era l’anello di congiunzione tra Nar e Banda della Magliana, Mario Corsi, che oggi è uno dei leader della curva sud, romanista e nera. Indagato fu anche Guido Zappavigna, per l’agguato fallito ad Andrea Bellini. Anche Zappavigna è un leader della curva sud. Ed è candidato alle elezioni regionali del lazio con La Destra.

Poi ci furono i funerali. Io un vento così a Milano e un cielo così terso me li ricordo raramente. Era il 22 marzo, c’era una marea di gente, in un silenzio irreale che da piazzale Loreto entrava in piazza Durante. C’erano le bare davanti alla Chiesa del Casoretto ed erano incongrue due bare di ragazzi di 18 anni  perché non si può morire così, ammazzati così. Che rabbia che c’era nel silenzio.
Chi quel giorno era dentro quel vento, davanti a quelle bare ha poi preso migliaia di strade diverse, strade anche politiche lontane, anche chi era vicino a me e davanti a me. Però quel giorno, e mai più come quel giorno, chi c’era  a camminare in silenzio in quella stretta via di morte, via Mancinelli, ha sentito un senso di appartenenza che in qualche modo è rimasto dentro. Quella era la nostra gente, è ancora la mia gente.

Qualche anno dopo qualcuno scrisse in via Mancinelli: “Costruiamo un segreto rancore che ha l’odore del sangue rappreso, ciò che allora chiamammo dolore è soltanto un discorso sospeso”.

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4 Responses to “ Iaio, Fausto, vi ricordate che vento che c’era? ”

  1. kırmızı reishi on 14.05.2010 at 19:07

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