Alberto Stasi, le motivazioni della sentenza: non c’è movente
Non c’è il movente. I pubblici ministeri ci hanno girato intorno per mesi, parlando di siti pedopornografici, adombrando rapporti morbosi, spiegando che probabilmente Chiara Poggi il giorno prima di venire uccisa, il 13 agosto 2007 a Garlasco, aveva scoperto immagini scabrose nel computer del fidanzato Alberto Stasi. Be’, il giudice che ha assolto Stasi il 17 dicembre scorso, depositando la sentenza 90 giorni dopo, l’ha scritto chiaro: “Non c’è congrua prova del movente”. Insomma, le tesi dell’accusa non l’hanno convinto. Ma dice di più, il giudice: “«Privo di evidenti contraddizioni il racconto complessivo di Alberto in merito alle ore trascorse la sera in compagnia di Chiara». E poi dà un colpo ancora più duro ai pubblici ministeri: “Il quadro indiziario è altamente insufficiente”. Insomma: non c’è movente, non ci sono contraddizioni nel racconto di Alberto Stasi, non ci sono prove. Stop.





