Amanda Knox e Raffaele Sollecito, messaggi dal carcere
Amanda Knox e Raffaele Sollecito vivono la condanna e il carcere con emozioni molto diverse. Scrive oggi Raffaele: «Sono due anni e quattro mesi che sono rinchiuso in carcere e non ce la faccio più a vivere questa situazione. La libertà mi spetta di diritto e non è giusto che io debba patire tutta questa sofferenza per nulla». Mi ha detto la sorella, Vanessa, che Raffaele dopo la condanna è stato per settimane senza reazioni, quansi incapace di capire che cosa gli stesse succedendo. Si guardava intorno chiedendo «Cosa ci faccio qui? Perché io sono qui?».
Amanda non manda messaggi ai giornali e alle Tv. Scrive solo ai suoi amici e alla sua famiglia, chiede che le vengano mandate fotografie e descrizioni della sua città, di Seattle, della sua università, la Washington university. Dice «Così mi aiutate a sentirmi ancora parte di una vita che non può essere solo questa, vissuta qui dentro». Ogni mattina fa esercizi di yoga per tentare in ogni modo di avere un approccio positivo. In questi mesi, dopo la condanna, è rimasta sola, i suoi sono ripartiti per Seattle. Li sente al telefono, una volta alla settimana. ha chiesto di poter lavorare in carcere, non è possibile per chi non ha una condanna defintiva.
Sono diversi, Amanda e Raffaele. Di sicuro, a modo loro, combatteranno nel processo d’appello contro una condanna che, dopo aver letto le motivazioni dei giudici di primo grado, sempre più persone considerano campata letteralmente in aria.






