Vallanzasca, Emanuela Orlandi e i sei gradi di separazione

12.03.2010
By Stefano Nazzi

Emanuela Orlandi

Le notizie nascono, crescono, rimbalzano, si sfiorano e si incrociano. A Milano Renato Vallanzasca, dopo 37 anni tra istituti minorili e carceri duri, esce di cella, ammeso al lavoro esterno: deve tornare in prigione ogni sera, a Bollate. A Roma, dopo 27 anni, ci sono tre indagati per il rapimento e la morte di Emanuela Orlandi. Sono Angelo Cassani, detto Ciletto o killerino, Gianfranco Carboni, detto Gigetto, e Sergio Virtù. Tutti e tre uomini di Enrico de Pedis, detto Renatino, uno dei capi della banda della Magliana. Quindi, secondo i magistrati, fu la banda della Magliana a rapire Emanuela Orlandi per mettere sotto ricatto il banchiere del Vaticano Paul Marcinkus. La ragazza fu poi uccisa, gettata in una betoniera. Lo ha detto ai magistrati l’amante di allora di de Pedis, Sabrina Mainardi.

Be’, e che c’entra Vallanzasca? C’entra. Perché la banda della Magliana, che allora comdandava su tutta aRoma, era in affari e dava una mano al terrorismo nero. I neri dei Nar e di altri gruppi fascisti forniscono manovalanza alla banda, in cambio quelli della Magliana danno soldi e armi. Accade che nel 1977, quando i carabinieri fanno irruzione in una base di terroristi neri a Roma che fanno capo a Pierluigi Concutelli, l’assassino del giudice Vittorio Occorsio, trovano tante armi e tanti soldi. Soldi proveniente dal sequestro, avvenuto a Milano, della giovane Manuela Trapani. E chi aveva rapito Manuela Trapani? Vallanzasca. Un rapimento che fece epoca, con annessa storia d’amore (è leggendaria la scena struggente del rilascio dopo il

Renato Vallanzasca

pagamento del riscatto quando “Manu”, così la chiamava lui, abbraccia Renato). Tutto questo è mitologia. Quei soldi erano però  veri. Che ci facevano in quel covo? Che cosa collegava la banda Vallanzasca alla banda della Magliana e ai Nar di Valerio Fioravanti? Sei gradi di separazione o probabilmente molti meno?

Se poi si volesse continuare, attravrso un sentiero di sangue e soldi si arriverebbe fino a ogi. Fino a quel Gennaro Mokbel al centro dello scandalo Fastweb-Di Girolamo. Mokbel è uomo della ‘Ndrangheta ma in passato ea uomo dei Nar. Amico e, dice lui, benefattore di Giusa Fioravanti.

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3 Responses to “ Vallanzasca, Emanuela Orlandi e i sei gradi di separazione ”

  1. [...] dal cosiddetto “americano” ai centralini del Vaticano ai tempi del rapimento di Emanuela Orlandi mette davvero i brividi. L’americano è l’uomo che telefonò anche allo zio di [...]

  2. [...] proposito di Vallanzasca gli angeli del male di Michele Placido sulla storia del bandito milanese, una brava giornalista, [...]

  3. [...] Ha dato un intervista a La Stampa per spiegare che furono loro, quelli della banda, a rapire Emanuela Orlandi nel 1983. E che c’era gente della Magliana, soprattutto Enrico De Pedis, detto Renatino, che [...]

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