Vallanzasca, Emanuela Orlandi e i sei gradi di separazione
Le notizie nascono, crescono, rimbalzano, si sfiorano e si incrociano. A Milano Renato Vallanzasca, dopo 37 anni tra istituti minorili e carceri duri, esce di cella, ammeso al lavoro esterno: deve tornare in prigione ogni sera, a Bollate. A Roma, dopo 27 anni, ci sono tre indagati per il rapimento e la morte di Emanuela Orlandi. Sono Angelo Cassani, detto Ciletto o killerino, Gianfranco Carboni, detto Gigetto, e Sergio Virtù. Tutti e tre uomini di Enrico de Pedis, detto Renatino, uno dei capi della banda della Magliana. Quindi, secondo i magistrati, fu la banda della Magliana a rapire Emanuela Orlandi per mettere sotto ricatto il banchiere del Vaticano Paul Marcinkus. La ragazza fu poi uccisa, gettata in una betoniera. Lo ha detto ai magistrati l’amante di allora di de Pedis, Sabrina Mainardi.
Be’, e che c’entra Vallanzasca? C’entra. Perché la banda della Magliana, che allora comdandava su tutta aRoma, era in affari e dava una mano al terrorismo nero. I neri dei Nar e di altri gruppi fascisti forniscono manovalanza alla banda, in cambio quelli della Magliana danno soldi e armi. Accade che nel 1977, quando i carabinieri fanno irruzione in una base di terroristi neri a Roma che fanno capo a Pierluigi Concutelli, l’assassino del giudice Vittorio Occorsio, trovano tante armi e tanti soldi. Soldi proveniente dal sequestro, avvenuto a Milano, della giovane Manuela Trapani. E chi aveva rapito Manuela Trapani? Vallanzasca. Un rapimento che fece epoca, con annessa storia d’amore (è leggendaria la scena struggente del rilascio dopo il
pagamento del riscatto quando “Manu”, così la chiamava lui, abbraccia Renato). Tutto questo è mitologia. Quei soldi erano però veri. Che ci facevano in quel covo? Che cosa collegava la banda Vallanzasca alla banda della Magliana e ai Nar di Valerio Fioravanti? Sei gradi di separazione o probabilmente molti meno?
Se poi si volesse continuare, attravrso un sentiero di sangue e soldi si arriverebbe fino a ogi. Fino a quel Gennaro Mokbel al centro dello scandalo Fastweb-Di Girolamo. Mokbel è uomo della ‘Ndrangheta ma in passato ea uomo dei Nar. Amico e, dice lui, benefattore di Giusa Fioravanti.






