Pietro Vanacore, un’altra vittima di via Poma, vent’anni dopo

09.03.2010
By Stefano Nazzi

Pietro Vanacore

Il  processo per l’omicidio di via Poma è arrivato come un uragano vent’anni dopo. Molti ora diranno che Vanacore s’è ucciso perché aveva dei segreti, perché era lui il colpevole, perché aveva paura. Ma forse la storia è un’altra. Forse Vanacore aveva paura, è vero. Era stato in carcere 26 giorni nel 1990 con un’accusa infame. E il 12 avrebbe dovuto testimoniare. Forse semplicemente non ce l’ha fatta. Forse l’idea di sentirsi fare ancora domande su quel 7 agosto 1990  gli ha portato angoscia e sofferenza. Forse ha visto ripresentarsi quell’incubo che tanto tempo fa gli aveva rovinato la vita. Forse non voleva che la gente si ricordasse di lui: era spartito da tanti anni e lì, nel silenzio, voleva restare. Tremava al pensiero che qualcuno di ricordasse di lui come l’uomo che per 26 giorni era stato “il mostro”. Forse Pietrino Vanacore è, vent’anni, dopo, la seoconda vittima di via Poma.

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