Tagliargli la testa? E’ stata una sciocchezza
E
‘ proprio così che ha detto: «tagliare la testa a Brambilla è stata una sciocchezza». Una sciocchezza, capite? Riassumiamo. Lui, Emanuele La Rosa, è il suocero di Alberto Arrighi che, il 2 febbraio scorso nella sua armeria a Como, ha ucciso (non si sa con quanta premeditazione) Giacomo Brambilla per una storia di soldi. Il suocero ha 68 anni e una bella energia visto che ha aiutato Arrighi a segare la testa di Brambilla e caricare il cadavere in auto. Da Como poi è andato con lui nei boschi di Domodosola per gettare il corpo. Poi ha portato Arrighi nella sua pizzeria di Senna Comasco e tirata fuori una teglia ha detto: «La testa mettila qui». Quindi l’ha infilata in un forno per la pizza, trasformato in una sorta di forno crematorio “fai da te”. Alla fine di tutto questo, la mattina dopo, se n’è andato a sciare. Quando i giudici del Tribunale del riesame l’hanno interrogato se n’è uscito con l’ammissione che sì, in fondo «era stata una sciocchezza». Una sciochezza, capite? Come parcheggiare in divieto di sosta. I giudici hanno scritto: «La scelta di segare il capo della vittima e di collocarlo per una sorta di cremazione nel forno del locale, rappresenta un gesto di significativa violenza e di dimestichezza con essa». Così hanno deciso di tenere La Rosa in carcere ancora per un po’. E come dare loro torto?




