Delitto della testa mozzata, rabbia e pietà su Facebook

18.02.2010
By Stefano Nazzi

Alberto Arrighi

O di qua o di là, o da una parte o dall’altra, con un gruppo o con l’altro. Anche per le più drammatiche storie di cronaca ci si divide, si continua a combatetre anche quando tutto è finito, anche quando c’è chi è morto e chi ha già iniziato a pagare. Così è per il delitto di Como, quello che viene ormai chiamato “della testa mozzata”. Alberto Arrighi, proprietario dell’armeria più famosa di Como, ha ucciso Giacomo Brambilla, titolare di nove stazioni di servizio. Una storia di soldi prestati, di crisi pesanti, di denaro che non c’è più. Arrighi ha confessato, è in carcere. Su Facebook sono nati i gruppi. Da una parte c’è “Solidarietà per Giacomo Brambilla e la sua famiglia”: 827 membri. E’ un gruppo privato, i contenuti sono aperti solo agli scritti. Dall’altra c’è “Solidarietà ad Alberto Arrighi e alla sua famiglia”. Decisamente meno iscriti: 41. Che sommessamente esprimono il loro affetto per il colpevole. C’è la nipote Lara che scrive “Ciao zietto, questo è per te”. E dice. “Noi che siamo qui, noi che ti conosciamo, noi che sappiamo chi veramente sei, sappiamo anche che non eri in te, che la mente umana è stravagante, che se tutto ciò è successo a te, beh, allora può accadere a tutti”.

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