Ha messo la testa in forno ed è andato a sciare
Il macabro delitto dell’armeria di Como rivela particolari sempre più allucinanti e grotteschi, quasi da Pulp Fiction. Solo che qui è tutto vero, Giacomo Brambilla è morto sul serio, ucciso da tre colpi di pistola, uno alla nuca e due sparati in faccia, a bruciapelo. Poi gli hanno tagliato la testa.
In tutta questa storia la figura forse più inquietante è quella di Emanuele La Rosa. Lui è il suocero di Alberto Arrighi, l’omicida reo confesso. Be’, il suocero è quello con cui Arrighi si è confidato dopo l’omicidio e che, passato un attimo di perplessità, ha deciso di dargli una mano. Prima lo ha accompagnato in armeria e lo ha aspettato mentre tagliava la testa alla vittima. Poi lo ha scortato nei boschi intorno a Domodossola dove hanno gettato il corpo (il corpo, non la testa). Infine ha portato Arrighi nella sua pizzeria di Senna Comasco, ha tirato fuori una teglia per pizza e ha detto: “Ecco, la testa mettila qui”. Quindi l’ha infilata nel forno. Dopo tutto questo, Emanuele La Rosa, placido signore di 67 anni, ha preso ed è andato a sciare. “Ero già d’accordo con un po’ di gente”, ha detto.






[...] la testa a Brambilla è stata una sciocchezza». Una sciocchezza, capite? Riassumiamo. Lui, Emanuele La Rosa, è il suocero di Alberto Arrighi che, il 2 febbraio scorso nella sua armeria a Como, ha ucciso [...]
[...] mettila qui”. Poi appese un cartello: “Non aprire, deve cuocere”. Il giorno dopo La Rosa andò a sciare con amici. Quando fu arrestato (è ancora in carcere) con Arrighi, disse agli inquirenti: «Ho fatto una [...]
[...] deve cuocere molto”. Il giorno dopo Arrighi torna in armeria, tenta di lavorare normalmente. La Rosa va a sciare. Dirà poi agli inquirenti: «Mah, la gita era fissata da tanto tempo…». E sulla [...]