Il caso Lavorini, quando tutta l’Italia trattenne il fiato

08.02.2010
By Stefano Nazzi

Anche la cronaca ha i suoi anniversari, le sue ricorrenze che si intrecciano con i ricordi di ognuno di noi. Trentuno anni fa, è passata una vita, di questi tempi, suoi giornali, nelle famiglie, a scuola, si parlava  di una sola cosa: anzi di una persona, un ragazzino di 12 anni. Si chiamava Ermanno Lavorini, Viveva a Viareggio, il 31 gennaio del 1969 sparì nel nulla. La famiglia non era ricca, anzi modesta, ma quello stesso giorno ricevette la richiesta di un riscatto. Poi più niente, silenzio. Quel nome, Ermanno Lavorini, divenne familiare per tutti noi, che eravamo bambini allora. Fu il primo caso di rapimento di un minore, in Italia, impressione ed emozione furono straordinarie. Quel nome lo si pronunciava, almeno una volta al giorno, in ogni casa quando con il rito del telegiornale della sera, si aspettavano notizie sulle indagini. Si aspettò con ansia la sfilata del carnevale di Viareggio sperando che i rapitori  approfittassero della confusione per lasciarlo libero, per farlo tornare a casa.

Il fatto è che le indagini stavano a a zero, di quel rapimento nessuno capiva nulla. E a far confusione contribuivano i giornali. Tre bulletti di estrema destra, interrogati, fecero il nome di un quarantenne, Adolfo Meciani, omosessuale. Il mostro fu sbattuto in prima pagina. L’uomo subì due tentativi di linciaggio, la sua vita fu distrutta. Non c’entrava nulla. I tre ragazzi, uno dei quali era segretario cittadino del Fronte della Gioventù, non si acconbtentarono: fecero un altro nome, quello di Giuseppe Zacconi. La cosa grave è che i giornali andavano dietro alle infamie di quelli che si rivelarono poi come gli unici colpevoli. Zacconi fu scaraventato in prima pagina. Dovette confessare pubblicamente di soffrire di impotenza genetica per far cesare il linciaggio mediatico. Morì d’infarto poco dopo.
Il 9 marzo 1969 il cadavere di Ermanno Lavorini fu trovato, maldestramente sepolto sotto la sabbia di Marina di Vecchiano, un luogo frequentato da omosessuali.
E alla fine si scoprì che a uccidere Ermanno Lavorini erano stati proprio quei tre bulletti di estrema destra che avevano tentato di depistare le indigani accusando Adolfo Meciani e Giuseppe Zacconi. Al processo, il pubblico ministero sostenne che Marco Baldisserri, Pietro Vangioni e Rodolfo Della Latta volevano finanziare la loro attività eversiva sequestrando Ermanno che era poi morto nel corso del rapimento. La corte d’assise respinse la tesi del pubblico ministero. I tre furono condannati, ma venne negato il movente politico: l’omicidio era maturato “in ambiente omosessuale”.
La vicenda ebbe termine nel 1977. la Corte di Cassazione stabilì che Ermanno Lavorini era stato vittima di un omicidio preterintenzionale nel corso di un rapimento per sovvenzionare l’associazione di estrema destra dei tre imputati. Baldisserri ebe otto anni e sei mesi; Della Latta 11 anni; Vangioni, 9 anni.

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One Response to “ Il caso Lavorini, quando tutta l’Italia trattenne il fiato ”

  1. moreno on 14.03.2010 at 20:10

    ero piccolo andavo alle elementari e fu’ una cosa orribile era il 1969 ricordo il nome , e il fatto

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