Milano, via Montello, quella casa della n’drangheta
Speriamo che sia viva Lea Garofano, pentita della n’drangheta scomparsa misteriosamente nel nulla da Milano, dove viveva, dopo aver messo nei guai con le sue dichiarazioni esponenti importanti delle famiglie calabresi.
Si dice spesso che Milano sia in mano alla malavita calabrese. Che negli anni ha sconfitto i siciliani e che controlla, senza troppi problemi, la malavita dell’est Europa, quella albanese e quella africana, usata come manovalanza per lo spaccio di droga. Quello che pochi sanno, ma sanno bene da sempre gli investigatori, è che per anni a Milano le cosche calabresi hanno avuto un fortino, una base solida da cui ocntrolare l’impero. Si trova a un paio di centinaia di metri dal cimitero Monumentale, vicino a quello che era il liceo Severi e a due passi da locali strafamosi come l’Atm. E’ l’agglomerato di case di ringhiera di via Montello 6. Lì, agli inizi degli anni ottanta si stabilirono molti esponenti delle famiglie calabresi in trasferta Milano. La casa era ed è di proprietà dell’Ospedale Maggiore che comprensibilmente ha sempre trovato una certa difficoltà a farsi pagare gli affitti. Comunque sia, da quella casa della Milano tra zona Sempione e zona Garibaldi, la n’drangheta dava ordini e gestiva i suo affari. Ci furono blitz di polizia e carabinieri: uno famoso, il 7 maggio 1996, permise di arrestare un buon gruppo di capi e gregari. 
Ma per quanto può sembrare assurdo a dare un colpo duro ai calaresi furono i cinesi. Sì perché piano piano la Chinatown milanese si è allargata: via Paolo Sarpi è a 50 metri da via Montello 6. Insomma, anche in quella casa di ringhiera hanno iniziato a nascere e a fioriri gli affari della comunità cinese che se ne frega letteralmente dei calabresi e della n’drangheta. Anzi, non sa nemmeno cosa vuole dire n’drangheta.Così, quei cinesi indaffaratisimi con i loro carellini azzurri, hanno inziiato a portare un p0′ troppa confusione da quelle parti. O forse, per un capo di un clan non era dignitoso avere come vicini di casa famiglie che prosperano grazie agli involtini primavera. Fatto sta che ad andarsene, un po’ alla volta, non sono stati i cinesi ma i calabresi.





lea garofano non è una pentita ma una testimone di giustizia abbandonata, delle istituzione per la morte di lea garofano ci sono delle responsabili è ministero dell interno è stata lasciata senza protezione finiamola a dire cazzate che la giustizia faccia il suo corso.ma non credo tanto.on mantovano sta uccidendo i testimoni di giustizia.VERGOGNA DI TUTTI.