Bisogna proteggere i bambini di Haiti dagli sciacalli

05.02.2010
By Stefano Nazzi

Ha detto Vincenzo Spadafora, presidente di Unicef Italia: “Biosgna stare attenti, censire in fretta i bambini di Haiti. Proteggerli. Perché subito dopo il teremoto si sono mesi in moto i predatori, gli sciacalli. Arrivano da Santo Domingo, via terra o in aereo”. Rubano i bambini, nel migliore dei casi per adozioni illegali. Altrimenti per darli, come servi a qualche famiglia ricca della zona. Oppure, ed è l’ipotesi più terribile, per farne merce pregiata per il mercato del sesso.

Qualche tempo fa avevo scritto di turismo sessuale. E di come l’Italia si distingua per essere ai primi posti del mercato:

Mario M. l’hanno preso in flagrante, a Pattaya, 145 chilometri a sud-est di Bangkok. Era con un bambino di soli 12 anni, “comprato” per qualche dollaro. Mario M. fa lo chef, ha poco più di 50 anni, l’avevano già preso nel 2008: quella volta era con uno che di anni ne avevva 13 . Nel 2002 sempre la polizia thailandese l’aveva fermato all’aeroporto: in valigia aveva fotografie e video pedopornografici. Ora  è in una cella di Bangkock, non ne uscirà molto presto.
Di predatori liberi, protagonisti del turismo più infame, quello sessuale, ce ne sono tanti. E sono italiani, un grande maggioranza.  Dall’Italia ne partono ogni anno 80 mila. Si aggiungono alle altre decine di migliaia da Francia, Germania, Inghilterra. E poi da Australia, Stati Uniti, Giappone. Seguono rotte prestabilite e studiate, a caccia di 9 milioni di bambine e un milione di ragazzini, per un giro d’affari indecente che supera i 76 milioni di euro. Le mete sono  sempre le stesse: Kenya, Cambogia, Repubblica Dominicana. E poi il Brasile, il Vietnam, il Laos.

Fabio C. è stato arrestato qualche mese fa dalla polizia cambogiana. Era a Sinanoukville, una città sul mare. L’hanno trovato con quattro bambine e due bambini, tutti tra gli 8 e i 13 anni. Giorgio S., per la sua attività di turista sessuale, è stato condannato in Italia a 14 anni di reclusione. Aveva costretto una ragazzina thailandese a prostituirsi per tre mesi e a convivere con lui. Non solo: viaggiando incessantemente tra Cambogia e Thailandia produceva video pedopornografici. Un catalogo di piccole prostitute che metteva a disposizione dei clienti. L’hanno condannato grazie alla legge 269 del 1998, che ha introdotto nel nostro ordinamento il principio della extraterritorialità, ovvero la possibilità di perseguire nel nostro Paese gli italiani che commettono reati sessuali contro minori all’estero. Sono però gocce nel mare. I viaggiatori sessuali vivono su Internet, si scambiano informazioni, studiano nuove rotte allontanandosi da quelle dove la polizia si fa più attenta. Attraverso Internet gli orchi aprono però nuove strade, molte delle quali conducono verso l’Europa dell’Est: una linea che dalla Germania porta nella Repubblica Ceca,. Sulle autostrade  nelle stazioni di servizio e alle fermate dei bus, le donne esibiscono i propri figli, i protettori offrono la loro  merce: ragazzini in vendita a 10, 15, 20 euro. Segnalazioni arrivano a centinaia, da camionisti e autisti di pullman. E lo stesso si ripetesulle strade della Russia settentrionale. In Bulgaria, nella città di Sandaski, vivono 2 mila prostitute su 30 mila abitanti: moltissime sono minorenni. Dalla vicina
Grecia arrivano pullman carichi di viaggiatori in cerca di sesso proibito.

Non è un caso che la rotta dei viaggiatori sessuali parta dai Paesi più ricchi verso quelli più poveri, dove le conseguenze degli abusi sono testimoniate da altri terribili numeri: 300 mila nuovi casi di Hiv all’anno, 4,5 milioni di bambini infettati da papilloma virus, 500 mila da epatite C.
Ma è anche l’identikit del turista sessuale a colpire: tra i 20 e i 30 anni, con buona disponibilità economica e buona cultura, incessante utilizzatore di Internet. Maschio nella stragrande maggioranza dei casi, anche se non mancano le “predatrici”.

Tags: ,

Lascia un Commento