Serra d’Aiello, la clinica dei fantasmi

02.02.2010
By Stefano Nazzi

Ci sono storie che i giornali relegano negli angoli più nascosti, considerate minori o forse quasi scontate. Oppure talmente terrificanti da sembrare improbabili. Sono storie che racchiudono tante altre storie. Storie di persone di cui non ci si occupa, di cui non si ricorda nemmeno l’esistenza.
Serra D’Aiello è un paese piccolo, in Calabria, a 40 minuti d’auto dall’aeroporto di Lamezia Terme. E’ inerpicato sulla collina, salendo si vede il mare. Lì c’è una clinica, la Giovanni XXIII. Ci sono i lungodegenti, i cronici, gli ultimi degli ultimi. Gente per cui non c’è speranza, malati che le famiglie da sole non possono curare. Un tempo a Serra D’Aiello c’erano 900 ricoverati e un sacco di medici e di infermieri, poi la clinica si è un po’ ridimensionata. A guidarla, da anni, è un capo assoluto, un prete: si chiama don Alfredo Luberto.
Ciò che ha portato la Giovanni XXIII all’attenzione dei giornali locali è il fatto che ci si è accorti che negli anni 12 pazienti (almeno 12, si dice ora), sono spariti. Svaniti. Nel nulla. Di alcuni di loro nessuno s’è occupato. Di altri le famiglie hanno chiesto, hanno implorato risposte, hanno denunciato. Uno degli scomparsi si chiama Domenico Pino, aveva 29 anni quando è scomparso, il 29 giugno 2001. Malato psichico grave, non era in grado di fare un passo in autonomia. Be’, alla clinica dissero che se n’era andato sulle sue gambe. Altri come lui sono svaniti.
Alla procura di Paola, poco lontano, c’è un bravo magistrato, un procuratore. Si chiama Bruno Giordano. Ha iniziato a investigare su quelle sparizioni che sembravano tanto strane. Solo che era solo, senza neanche un sostituto procuratore e così ha cercato di cavarsela come poteva, con i mezzi, quasi nulli, a disposizione. Ora ha un aiuto, il pm Roberta Carotenuto. Giordano ha scoperto che nel cimitero di Serra d’Aiello ci sono strane tombe, che invece di contenere due tumuli, come è registrato, ne contengono quattro. Corpi senza nome, contrassegnati solo da una x. Chi sono quei morti? A quali storie di vita appartengono quei morti?
La procura ha dato ordine di esumare le salme. Poi ci sarà un’indagine incrociata, il DNA dei resti verrà mandato ai Ris di Messina. Ci vorrà tempo. Intanto la clinica, se così la si può chiamare, è statagiordano bruno chiusa. Don Luberto è stato sospeso a divinis.
I poveri fantasmi del cimitero di Serra d’Aiello aspettano di avere un nome.

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2 Responses to “ Serra d’Aiello, la clinica dei fantasmi ”

  1. [...] clinica Giovanni XXIII di Serra d’Aiello in provincia di Cosenza era un buco nero. Un angosciante buco nero. Alcuni degenti della struttura, [...]

  2. [...] febbraio scorso avevamo raccontato la storia della clinica Giovanni XXIII di Serra d’Aiello, in Calbria, a 40 minuti di auto dall’aeroporto di Lamezia Terme. La [...]

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