La supplente non era un mostro. Chi glielo dice adesso?

30.01.2010
By Stefano Nazzi

Quanto è facile in Italia creare mostri. Mostri da incorniciare per sempre in belle pagine di giornale. Mostri a cui rovinare la vita e tanto chissenefrega, meglio a te che a me. Poi, magari, anni dopo, qualcuno si accorge che quelli mostri non erano, che le cose non erano come sembravano. Che…
Nel novembre 2006, un una scuola media della Brianza, una insegnate di fisica entrò all’improvviso in un’aula e trovò una supplente di matematica di 32 anni appoggita al muro, davanti a lei uno studente in mutande, due con la cerniera aperta, due seduti sui banchi. Ci fu un gran casino, a scuola e sui giornali. La supplente scappò al suo paese, in Molise, poi dovette fugire anche da lì, assediata dai giornalisti. Venne condannata a due ani e 10 mesi di reclusione per aver compiuto atti sesuali con gli studenti. Condanna penale.
Solo che ora c’è stato il porcedimnto davanti alla Corte dei Conti: la scuola infatti chiese i danni alla donna per aver danneggiato l’immagine dell’istituto. E la Corte dei Conti ha ribaltato tutto. Ha prosciolto la donna. Ha detto in pratica che il processo penale è stato fatto in maniera indecente. Che non fu l’insegnate a voler dare a loro ripetizioni ma che anzi furono loro a insistere per rimanere soli con la supplente. Che subito dopo essere stati scoperti i cinque iniziarono a dare risposte acaso ridendo come pazzi, risposte che non avevano nulla a che fare con atti sessuali e che solo dpoo, sentendosi in pericolo, tirarono fuori la versione della supplente assetata di sesso. Ci va giù pesante la Corte dei Conti. Dice che i cinque, ripetenti, erano bulli che volevano mettere in difficoltà la supplente, al primo incarico. Che sia la scuola sia il tribunale non cercarono alcun riscontro di quanto detto dai ragazzi. Diedero retta a loro e basta. Quanto diceva la supplente non lo ascoltarono nemmeno. E che non si accorsero nemeno di quanto fossero in contraddizione le dichiarazioni dei ragazzi.
Insomma, la supplente di matematica non era un mostro. E nemmeno una criminale da condannare. Chi glielo va a dire adesso?

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