Bestie di Satana: l’inferno di Elisabetta Ballarin

28.01.2010
By Stefano Nazzi

Quando iniziai a occuparmi della storia delle Bestie di Satana per il mio giornale, incontrai Elisabetta Ballarin in carcere. Era appena stata condannata a 23 anni. Non faceva parte del gruppo, di riti satanici non sapeva nulla. Ma era fidanzata di Andrea Volpe, uno dei capi. E con lui e con Nicola Sapone aveva ucciso, il 24 gennaio 2004, Mariangela Pezzotta, ex fidanzata di Volpe. Elisabetta aveva 18 anni quando la arrestarono, il giorno dopo l’omicidio. Aveva conosciuto Volpe quando ne aveva 15, lui ne aveva dieci in più.
La incontrai nel carcere di Monza subito dopo la condanna di primo grado. Ora è a Brescia, la condanna è definitiva, ha già fatto sei anni. Mi scrive, siamo in contatto. Studia, si dà da fare, faticosamente si sta ricostruendo, con l’aiuto della mamma e due amiche care. Sa di dover pagare per ciò che ha fatto, lo sapeva anche quando l’incontrai in carcere. Sa anche che qualcuno, più responsabile di lei, sta pagando meno.
Ecco come andò quel giorno.

Elisabetta Ballarin ha gli occhi azzurri molto chiari, che si muovono dietro un paio di lenti finissime. Ha i capelli lunghi, oltre le spalle. I jeans, scarpe da ginnastica, una maglietta azzurra. In mano, una bottiglia grande d’acqua minerale. Elisabetta ha 20 anni. È stata condannata a 24 anni e tre mesi complessivi di carcere. Il tribunale l’ha dichiarata colpevole in primo grado di aver partecipato con il suo fidanzato di allora, Andrea Volpe, e con Nicola Sapone, all’omicidio di Mariangela Pezzotta, l’ex fidanzata di Volpe. Mariangela fu uccisa in uno chalet di Golasecca, in provincia di Varese. La casa era del papà di Elisabetta. Era il 24
gennaio 2004, Mariangela aveva 27 anni.
Fu uccisa a colpi di fucile e poi di badile; tentarono di seppellire il suo corpo in una serra poco distante.
Da quell’omicidio partirono le indagini che portarono alla scoperta della setta delle Bestie di Satana e al ritrovamento, in un bosco di castagni vicino a Somma Lombardo, dei corpi di Fabio
Tollis e Chiara Marino, uccisi e sepolti nel gennaio del 1998. Con quegli omicidi
compiuti dalle Bestie di Satana, Elisabetta non c’entra nulla: all’epoca aveva 12 anni. «Io non sapevo neanche dell’esistenza della setta», dice oggi.
Però, in quello chalet maledetto, nel 2004, lei c’era. E allora era innamorata di Andrea Volpe, uno dei capi delle Bestie di Satana. Per lui avrebbe fatto di tutto, ha fatto di tutto.
Elisabetta è di fronte a me, in una saletta per le visite nel raggio femminile del carcere di Monza. La stanza è di due metri per tre, un tavolo di formica, due sedie, le sbarre alla finestra, al di fuori si vede un muro alto, poi un altro muro ancora. La porta si chiude solo dall’esterno. Sorride gentile. L’hanno descritta come una dark lady, a me pare una ragazzina come tante altre. Non lo è. Si porta dentro, dietro, attorno, una storia agghiacciante. Mi dice: «Mi sono avvicinata al papà di Mariangela in tribunale. Prima ci eravamo guardati, ci eravamo fissati. Sono andata da lui, ho sentito di dover andare da lui. Ciò che mi ha detto non lo dirò, resta in me. È stato un momento fortissimo, terribile e fortissimo. Lui è un grande uomo ». Aggiunge: «Io sto pagando, pagherò, ed è giusto così. So anche che una giusta condanna è l’unico modo per espiare la mia colpa. Voglio pagare per ciò che ho davvero fatto, non per ciò che non ho fatto».

I giudici hanno creduto ad Andrea Volpe: lui sostiene che, quella notte, hai bloccato la fuga di Mariangela Pezzotta, minacciandola con un fucile.
«Volpe mente. Lui dice che prima ho minacciato Mariangela e poi mi sono presentata. È assurdo. Io c’ero, è terribile, ma c’ero. Però non ho bloccato Mariangela. Lo ripeto: devo pagare per ciò che realmente ho fatto, non per ciò che altri hanno fatto. Ero lontana con la testa, strafatta di eroina e cocaina, non dormivo da 30 ore. Erano mesi che dormivamo pochissimo, vivevamo in uno stato innaturale. La mia testa era via, erano mesi che stava
altrove. Ma ero lì, purtroppo».
È difficile credere che non ti rendessi conto di ciò che stava
succedendo. Quel corpo a terra, il badile…

«Non so, anche dopo è come se volessi allontanare tutto, come se volessi rimanere in uno stato di incoscienza. Poi, ricordo che a un certo punto, in macchina, ho rovesciato la testa all’indietro, sono quasi svenuta, è stato un attimo in cui ho capito. Tutto ciò che era stato e ciò che sarebbe stato».
Andrea Volpe: tutto nasce da lì, da quell’incontro. Ha 10 anni più di te, allora tu ne avevi 15.
«L’avevo conosciuto al Nautilus, una discoteca della mia zona. Ero innamoratissima davvero,
avevo perso la testa per lui. Non sapevo della setta satanica e di tutte quelle cose lì. Certo, mi
piaceva la musica che piaceva a lui, suonavo quel metal duro. Ma questa non è una colpa, si
può essere terribili anche ascoltando Vivaldi. Lui mi affascinava, proprio perché era stravagante, pazzo. Anche gli altri che avevo conosciuto erano così. Nicola Sapone veniva ogni
tanto davanti alla mia scuola, il liceo linguistico di Busto Arsizio, mi chiedeva di conoscere delle ragazze. Maccione era un po’ folle, divertentissimo. Ma non pensavo, non pensavo… Hanno tanto scritto, poi, di Nicola Sapone che mi teneva la mano in tribunale, ma non è così. La lettura della sentenza è stata una sassata in faccia, mi sono seduta, colpita. Sapone si è avvicinato e mi ha preso la mano,l’hanno fatto anche altri».
Non ti aspettavi una condanna così dura?
«È stato un colpo terribile. Poi ho provato rabbia. Hanno creduto a tutto ciò che diceva Volpe».
Volpe ti scrive?
«Tante lettere, anche con parole dolci, ma io non gli ho risposto. Alla fine gli ho scritto chiaro di non cercare più di contattarmi. Lui ha chiesto di incontrarmi, io non volevo un colloquio, volevo un incontro all’americana. Cercavo un confronto serio, non l’ho avuto. Adesso, forse, accetterei di incontrarlo. Vorrei dirgli delle cose. Lui, mentendo, ha voluto trascinarmi con sé, tenermi incatenata per sempre. L’ha sempre voluto fare».
Si affaccia un’agente, una ragazza che potrebbe essere la sorella maggiore di Elisabetta. Lei si alza e le va incontro: «Agente, l’aspettavo». E l’altra le domanda: «T’ho visto in televisione al processo, come stai? Dai, pensa all’appello».
Futuro. Elisabetta, che parola è?
Elisabetta distoglie lo sguardo, lo fa pochissime volte.
«Se non avessi un progetto, un’idea, non riuscirei neanche ad alzarmi la mattina. Studio ogni giorno, l’anno scorso ho dato la maturità, sono iscritta a Legge, sto preparando un esame. La
parola futuro per me ora si associa allo studio, e alla famiglia. A mia mamma. Mia mamma: l’ho ritrovata, gli ultimi anni sono stati di scontro, ci scornavamo in continuazione, adesso c’è
dolcezza, tenerezza; mia mamma è qui, con me. È sempre presente. Sempre. Me lo dice: “Perché non abbiamo parlato? Perché non mi hai parlato allora?”».
Perché?
«Perché ero lontana». Un’altra parola: amore. «Amore, amore. C’è un ragazzo del reparto maschile con cui mi saluto dalla finestra». Elisabetta ride. «Scherzo. L’amore è l’ultima
cosa a cui penso qui dentro. Sono tante le cose che mi mancano, l’amore non è la prima. E, comunque, ho l’amore della mia famiglia, delle mie amiche di sempre, Silvia, Nicole:
mi scrivono, mi vengono a trovare anche se a volte saltano, perché hanno il ragazzo, lo studio.
La vita delle ragazze normali, delle ragazze fuori di qui. Poi ricevo tante lettere da sconosciuti,
ragazzi in carcere. Io cerco rapporti fuori.Devo pensare a fuori di qui».
I rapporti in cella?
«Sono con una ragazza boliviana di 23 anni. Prima ero stata sempre con donne più adulte. Cercavo la mamma. Come si sta in carcere? Male. Però Monza è un carcere con tantissima umanità. So che andrò altrove, prima o poi al polo universitario di Prato, dove finisce l’1 per cento dei detenuti, quelli che fanno l’università. Pochissimi, vero? Ma l’umanità che ho trovato qui credo che non la troverò più. Il carcere è difficile. Ti giudicano, di te si sa tutto. Tutte ascoltano tutto. Mi hanno capito, credo. Non ho mai avuto nessun problema».
Com’è la tua giornata?
«Studio, lavoro in biblioteca due ore. Ascolto musica: Vasco, qualsiasi cosa. Anche il metal che ho sempre amato. Leggo romanzi, adesso Patricia Cornwell. Ho sempre con me Il gabbiano
Jonathan Livingston. Ce l’ho da sempre. Cerco di evitare i pasti della prigione, mi compro le mie cose. Ho diminuito il fumo, solo dieci sigarette ora, ma, quando scrivo, devo fumare, non riesco a non farlo. E poi penso».
A che cosa?
«Sto viaggiando dentro di me. Sembra assurdo ma sto costruendo la mia personalità qui dentro, in carcere. È qui che sto nascendo come persona. Sto scoprendo cose di me che prima
non avevo mai capito».
Un’altra parola: felicità.
Elisabetta sorride, china la testa. «Felicità. In questo periodo le parole sono altre. Però, stamattina ho guardato oltre le sbarre, arriva la primavera. Cantavo Quando calienta el sol».
Elisabetta, lo sai che c’è un’altra domanda.
«Lo so».
Quanto pensi a Mariangela?
«Tanto, sempre. È un pensiero che non combatto, che lascio mi assalga. Sconterò la mia pena, il pensiero resterà sempre».

Usciamo dalla sala colloqui. Elisabetta saluta gli agenti, torna in cella, se ne va con la bottiglia in mano. Andandomene sento il rumore della prigione, delle porte che si chiudono pesanti.

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21 Responses to “ Bestie di Satana: l’inferno di Elisabetta Ballarin ”

  1. vucinic on 11.02.2010 at 07:46

    E’ sempre così!quando a compiere le atrocità è una donna:
    “non era in sè” “non c’era con la testa” “non era in grado di intendere e di volere” “era depressa”.

    Mi dispiace anche per questa povera vittima che ha gli occhi azzurri molto chiari, che si muovono dietro un paio di lenti finissime e i capelli lunghi, oltre le spalle. I jeans, scarpe da ginnastica, una maglietta azzurra.

  2. andrea on 10.03.2010 at 09:58

    RISPONDO AL COMMENTO DI VUCINIC:

    E tu che ne sai di atrocità? Forse conosci tu le risposte che neppure i giudici hanno saputo dare?! Mi fa schifo come ci mettiate delle sottigliezze del tipo “E’ sempre così quando a compiere le atrocità è una donna”…Che coraggio a giudicare senza conoscere la verità!!!
    Io credo che disgrazie simili capitino ogni giorno, e purtroppo ci sono casi in cui le vittime non sono esclusivamente coloro che subiscono fisicamente! Togliere 20 anni di vita ad una ragazzina di 18, solo per aver seguito l’uomo che amava alla follia…QUESTA E’ LA VERA ATROCITA’!!!

  3. [...] un nuovo, interessante capitolo nell’infinita e macabra storia delle Bestie di Satana. Lo scrive un quotidiano on line, La Voce (www.voceditalia.it) secondo cui, chiudendo le indagini [...]

  4. Zio on 06.05.2010 at 12:05

    Ah Andrea: Dura Lex, sed Lex!
    Io non capirò mai come mai PRIMA siano tutti forti ed invincibili, tutti sesso estremo, droghe a tutto spiano, musica da duri eccetera…POI ci fanno credere che sono diventati buoni buoni: aspetto curato, leggono, studiano…lei addirittura studia LEGGI (sic)

  5. x andrea on 08.06.2010 at 19:45

    giudicare e’ umano, sicuramente tutta questa storia e’ triste per tutti ma urlare come fai tu all’ingiustizia per una ragazza che comunque sapeva con chi andava e cosa faceva, connivente in un omicidio, mi sembra quanto meno irrispettoso verso La vera vittima, morta ammazzata, alla quale non hanno tolto 20 anni ma l’intera vita, tienilo sempre a mente oppure vallo a raccontare ai suoi famigliari che la compiangono.
    Resta il fatto che la Ballarin era veramente tanto giovane ma anche qui entrano in campo molti quesiti, come mai una 15 enne poteva andare di notte in giro e fare il cavolo che voleva, frequentare tipi di ben 10 anni piu’ di lei, andarci pure a convivere…non so a me pare che molti abbiano delle responsabilita’, le famiglie dove sono finite?
    Facile piangere sul latte versato…siamo stati giovani tutti, solo fortuna o anche libero arbitrio di sapere cosa e’ bene o cosa e’ male?
    La droga non ti vola in bocca o nelle vene, c’e’ sempre la tua testa che puo’ rifiutarsi, quindi pur comprendendo la giovane eta’, gli inganni di quel falsone di Volpe e tutto quello che ti pare, restano i fatti e a quelli la Ballarin deve rendere conto con se’ stessa e la sua coscienza e con la legge.

  6. in generale on 08.06.2010 at 19:49

    sicuramente ci sono persone che c’entrano materialmente e altre che sono state tirate in mezzo, su questo non posso dire nulla, resta sempre il fatto che se scegli di uscire con determinate persone non puoi assolutamente ignorare cosa facciano, chi siano o come la pensino e quindi regolarti di conseguenza per cambiare compagnia/gruppo, per me stride, e’ illogico.

  7. x andrea e anche non on 01.07.2010 at 11:53

    Io penso che la riabilitazione dell’individuo non venga fatta nelle carceri, non in quelle italiane perlomeno. Penso che la prospettiva di passare più anni in carcere di quanti se ne sono vissuti al di fuori non sia la soluzione. Penso che la verità la sappiano solo tutti loro, che hanno “fatto”…e forse nemmeno.
    Certo è che lei non è una santa, ha delle responsabilità e quanto è successo è successo realmente, poco importa quanto la mente fosse lucida od offuscata da droghe. La giovane età, il fascino per la “libera follia” del Volpe…aggiungete tutto ciò che volete, ma la coscienza di quanto accadeva e di che persona fosse l’uomo che frequentava c’era, anche quella sera. Una persona “normale” (realmente allo scuro di quando sarebbe potuto accadere o di quanto stava accadendo) non solo starebbe rimasta incredula ed interdetta davanti all’orrore di quanto stava accadendo, ma l’istinto l’avrebbe portata a dare una badilata in testa al volpe altroché!
    Tu scrivi “Togliere 20 anni di vita ad una ragazzina di 18, solo per aver seguito l’uomo che amava alla follia…QUESTA E’ LA VERA ATROCITA’!!!” Io ti dico: togliere la vita INTERA, non soli venti anni, ad una giovane donna di 27 anni solo per seguire il proprio amato è la vera cosa imperdonabile e atroce, forse quanto difendere questo gesto.

  8. federica on 19.07.2010 at 10:48

    spero davvero che quella ragazza porti nel cuore il suo proposito e possa un giorno dimenticare tutto quello che ha fatto. Tutti sappiamo quant’è forte il potere della suggestione, il potere che un’altra persona può esercitare su di noi. Certo, trovare giustificszioni per un qualcosa di così grave è difficile ma…magari al posto di Elisabetta, anche noi, fatti di eroina e storditi da 30 ora di veglia, avremmo assecondato la follia della persona amata.

  9. dark angel on 01.08.2010 at 15:50

    E’ sempre così!quando a compiere le atrocità è una donna:
    “non era in sè” “non c’era con la testa” “non era in grado di intendere e di volere” “era depressa”.

    perfettamente daccordo…. le donne non sono mai in se quando cmpiono simili cose…
    cazzate… sta bene cosi… galera… ti piaceva il tipo pazzo?
    l’hai trovato…

  10. marta on 14.08.2010 at 21:00

    sono degli schifosi!

  11. Giordano on 04.09.2010 at 12:42

    Io credo che Andrea abbia esagerato e considero quanto ha dichiarato offensivo. Io parto dal presupposto che sono contrario al recupero e favorevoole alla pena di morte. Io credo che sia ingiusto che una persona rea di tale reato abbia la possibilità di studiare e di leggere e di ascoltare musica e di scrivere. Se proprio non le vogliamo uccidere, che vengano rinchiuse a vita in una stanza buia senza il beneficio di avere qualcuno accannto e che vengano messe a lavorare duramente in un call center o in una miniera di sale. Perchè in questo Regime democratico si corre sempre il rischio di idolatrare persone che io non considero più come tali (Io sarei per la legge dell’Antico testamento occhio per occhio e dente per dente)e di crederle quasi delle star o, in qualche modo, speciali. Ricordate quando hanno proposto di fare quel profumo che riprendeva l’odore di quell’assassino marocchino che aveva investito perchè ubriaco o drogato? Oppure quel caso in cui volevano far interpretare al ragazzo uscito di prigione un ruolo in una fiction? Riporto un esempio: Uno degli assassini di Tommasoli ora studia in carcere. Lo studio è un beneficio e un privilegio (nonostate ora si laurino pure i cani e i porci) e, per tanto, non trovo giusto che individui non più persone abbiano la stessa possibilità che il sottoscritto che non ha commesso nulla. Io rinnego il recupero. Io credo nella punizione e nella pulizia sociale (non etnica, sia ben chiaro). Io credo che l’unica mossa furba fatta dal Fuhrer sia stata di imprigionare i criminali nei campi di concentramento. Io credo che i criminali (gli assassini in primis, ma anche i pedofili, gli stupratori, i mafiosi…) meritino il campo di concentramento a vita. Altro che studio, lettura, musica, scrittura ed un’intervista in cui sto Nazzi di sti … tende a far emergere l’umanità ferita di questa Ballarin. La Ballarin non è una persona. Certo, così come Stalin o il Fuhrer o Mussolini (perchè non importa il numero delle vittime, una persona che è implicata nell’omicidio di una sola persona è uguale ad una implicata nell’omicidio di milioni), sarà pure lei in grado di ragionare e di provare emozioni e sentimenti, ma è un soggetto che non merita di condurre la stessa esistenza (fra soli 24 anni) che io vivo da sempre senza avere commesso alcun crimine. Le persone posso pure intraprendere qualsiasi viaggio interiore, ma un’assassina o una complice in un omicidio rimarrà sempre un’assassina o una complice in un omicidio. L’essere umano è succube di questa convinzione spirituale definita comunemente Perdono. Il perdono, figlio del rettaggio cattolico e religioso in generale, è da deboli. Io non perdono e tocco! Come cantava il buon Guccini. Elisabetta Ballarin non merità una seconda possibilità. Nessuno la meriterebbe, dal momento che la vita è una sola. Niente si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. GLi assassini conquisteranno il mondo. E i criminali non verranno più puniti. In questa Nazione brutta, questo si sta già realizzando…

  12. [...] detto tante volte, la storia delle Bestie di Satana non finisce mai: periodicamente escono mezze ammissioni, presunti pentiti, nuovi memoriali.Ora [...]

  13. Luca on 21.11.2010 at 13:57

    Ciao. Mi sembra che il caso della Ballarin rispecchi un certo tipo di “risveglio” tipico delle vittime di controllo mentale. Quando non sono più sotto l’influenza occulta comiciano a prendere coscienza delle proprie azioni. Le bestie di satana come tutte le altre sette sataniche sono COMPLETAMENTE manovrate da mani invisibili e i suicidi ne sono la prova. È una rete mondiale… Ogni setta ha un capo, e quel capo fa parte di un altra setta e così via, la cosiddetta struttura a piramide, facendo così in modo di lasciare scoperte solo le “ultime ruote del carro”… Gli omicidi/suicidi capitano sempre in date importanti dal punto di vista magico/rituale, come gli omicidi del pacciani (queste addirittura con asportazioni del feticcio poi usato nelle messe nere future).
    Il problema è… Chi sta sopra Volpe?
    Gira voce qui nella svizzera italiana che Volpe avesse contatti con alcuni coetanei ticinesi ed è da decenni che si mormora di gente incappucciata che gira per i boschi… Qualche anno fa vedo un servizio sulla magia nera alle nostre latitudini, si parla di un giovane sulla trentina che adescherebbe delle ragazze, soprattutto minorenni, per insegnargli a usare la magia. Si insegna a fare viaggi astrali e divinazione… Piu tardi si passa a rituali a sfondo sessuale. Due ragazze decidono di sputtanare il giovane e addirittura scappano in altri paesi per paura di ritorsioni! Una di queste afferma che questa persona avesse legami con le bestie di varese… In studio c’era come ospite qualcuno che aveva indagato sulle bestie appena era uscito il caso e si era detto stupefatto dalle analogie riguardo ai racconti fatti dalle ragazze sui rituali che operavano… pensate, dopo il servizio il giovane è stato fermato dalla polizia e….. è stato rilasciato!!! Insomma hanno fatto delle grosse dichiarazioni… collegamenti internazionali tra sette sataniche, ragazze spaventate a morte, omicidi/suicidi rituali e tutto finisce nel niente…. Qua c’è sotto qualcosa ma qualcuno fa finta di niente e quel qualcuno sono le autorità. Si sono proprio le autorità che coprono i veri mandanti… almeno, qui in svizzera….

  14. [...] uscito un libro sulla storia di quelli che noi conosciamo come Bestie di Satana. L’ha scritto, con l’aiuto di Stefano Zurlo, giornalista de Il Giornale, Mario [...]

  15. [...] «Ci sono certe cose che vi voglio dire oggi. Prima di tutto, la cosiddetta setta satanica delle Bestie di Satana non ha alcun fondamento, non esiste, non è mai esistita» Dice ancora la ragazza: «Per [...]

  16. daniele on 10.03.2011 at 17:59

    ANDREA mi sembri un tantino bestia anche tu e’ assurdo che possa solo per un momento pensare che le stiano rubando 20 anni della propria vita,forse se ti avessero massacrato un tuo fratello o una tua sorella non parleresti cosi’anzi penso proprio che tu sia un vicino parente della bestia perche’ scusatemi non trovo altre parole per definirla,mi auguro che scontino la loro pena fino alla fine perche’ ma in italia non si sa’ mai tanti assassini sono usciti molto prima,ma ricordatevi che dalla tomba non si esce piu’. Poi dovranno scontare anche quella della loro coscienza che spero li tormenti per tutta la vita per quanto riguarda quella povera ragazza (Mariangela)posso solo dire che purtroppo queste bestie le hanno portato via la cosa piu’ bella che ci hanno dato la(vita) e PER QUESTO meriterebbe piu’ rispetto

  17. dob on 12.05.2011 at 21:38

    giordano sei un nazista e ti commenti da solo;
    chi ha sbagliato paghi ma abbassarsi al suo livello non fa di te una persona migliore.
    w la democrazia per la quale molti sono morti e se puoi scrivere le tue cavolate immani qua e’ anche perche’ c’e’ la liberta’ totale di farlo, ricordalo.
    Lavorare e’ un privilegio e bisogna meritarselo ma tu non sei nessuno per giudicare altra gente e soprattutto in un certo modo da fascista e da essere intollerante, di gente cosi’ in italia ce n’e’ fin troppa quindi fa il favore e pensa prima di scrivere va

  18. Kat on 30.07.2011 at 13:52

    ” Però, in quello chalet maledetto, nel 2004, lei c’era. E allora era innamorata di Andrea Volpe, uno dei capi delle Bestie di Satana. Per lui avrebbe fatto di tutto, ha fatto di tutto.”
    … E mò si fa 20 anni, visto che avrebbe ed ha fatto di tutto.
    Aaaaaaaaaaah l’ammmoreeeee …….

    @Andrea : ma dove pensi di stare ? In un romanzetto armony dove tutto finisce con l’happy end ed il suono dei violini ? Prova a ripetere ai famigliari della poveraccia ammazzata il commento che hai scritto qui : se non ti sputano in faccia sono dei santi.

  19. steeeee on 08.08.2011 at 05:01

    minkia quel satanista di merda abitava a soli 10 km da casa mia …magari ha anche ucciso il mio gatto nero scomparso:) pazzo di merdaaaaaa in compeso qualche anno fa’ io e 1 mio amico abbiamo distutto dei candelabri e statuine di satana in una casupola in un bosco magari era roba di quei merde!!!

  20. steeeee on 08.08.2011 at 05:11

    giordano sei troppo drastico…

  21. bobbielie on 26.08.2011 at 12:32

    Giordano sei un deficiente! Lei era la e ne è consapevole, invece tu sei un nazista di merda e non lo sai nemmeno…

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