Sonya Caleffi: l’infermiera assassina tra poco inizierà a uscire
Sonya Caleffi uccideva perché voleva sembrare brava. Faceva l’infermiera, prima al Valduce e al Sant’Anna di Como, poi all’ospedale Manzoni di Lecco. Sceglieva i pazienti, malati gravissimi o addirittura terminali, e iniettava loro siringhe d’aria. Poi tentava di intervenire, in situazionie streme, per fare vedere ai medici quanto era brava a salvare i pazienti. La arrestarono nel novembre 2004, ammise quattro casi, parlò confusamente di altri. Alla fine venne riconosciuta colpevole della morte di sei pazienti, più due tentati omicidi. La condannarono a 20 anni di carcere. L’accusa aveva preso in considerazione 16 casi. Quando arivò la sentenza disse: «Sono contenta che tutto sia finito, ero molto stanca».
Sonya Caleffi ha finora scontato cinque anni, prima nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere poi a San Vittore. Dal 2007 lavora come telefonista in carcere.
La notizia è che finora ha maturato, in base alla legge Gozzini, un anno e tre mesi di liberazione anticipata. La legge prevede infatti lo socnto di 90 giorni per ogni anno di reclusione. In più ci son tre anni dell’indulto. Si arriverebbe così a 9 anni e 4 mesi. Per reati come l’omicidio, per potere beneficiare di permessi e licenze, bisogna aver passato la metà della pena. Quindi, in teoria, tra otto mesi, Sonya Caleffi potrebbe iniziare a lasciare il carcere.
Nel frattempo, è stata seguita in carcere dagli psichiatri: è stata curata. Il suo avvocato dice che legge molto e partecipa attivamente alle funzioni religiose.




